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17 Settembre 2013 Commenti chiusi
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Solidarietà con i facchini contro gli ignobili licenziamenti politici. Per la difesa del diritto di sciopero e di protesta contro le cooperative razziste

2 Giugno 2013 Commenti chiusi

Sabato 1° Giugno si è svolta a Bologna la manifestazione dei facchini della logistica in lotta contro i licenziamenti di 41 compagni puniti per la loro adesione agli scioperi degli ultimi mesi e per la loro appartenenza al SI. Cobas inviso ai padroni delle coperative. Pubblichiamo il testo del volantino distribuito dall’Associazione ControCorrente al corteo.

Negli ultimi giorni, sono arrivate 41 lettere di licenziamento per i facchini della Granarolo e della Cogefrin dell’interporto di Bologna. Ai lavoratori tutti di origine immigrata viene contestata la partecipazione agli scioperi della logistica degli scorsi mesi. I facchini che hanno scioperato contro la decurtazione del 35% del loro stipendio motivato da un presunto ‘stato di crisi’ sono stati sospesi dall’azienda che li ha accusati di aver arrecato danno all’immagine dell’azienda, molti di loro sono accusati di aver parlato della loro situazione con giornalisti.

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Genova. Carlo Felice come AMT. Il risanamento a spese dei lavoratori

20 Maggio 2013 Commenti chiusi

Il sindaco Doria non è il Mago Zurlì – per citare le parole del sovrintendente Pacor – ma certo ha una formula magica buona per ogni occasione: lavoratori e cittadini, tirate la cinghia, sennò rimanete senza posto di lavoro e senza servizi. La poesia della democrazia partecipativa e dei beni comuni, recitata fino al giorno del ballottaggio (quando Doria andava a chiedere il voto ai dipendenti di AMT e del Carlo Felice, promettendo di salvare i loro posti di lavoro), un minuto dopo l’assunzione della carica diventa la prosa dello spread, dell’austerità (per i poveri cristi), del ‘vorrei ma non posso’. La differenza tra destra e sinistra si riduce a un fatto morale: un sindaco di sinistra taglia come un sindaco di destra, però lo fa a malincuore. Marchionne detta, a muso duro, ‘O accettate i tagli oppure vi chiudo’. Doria spiega, costernato, ‘ O accettate i tagli oppure mi tocca chiudervi’.

Il Sindaco tuttavia non ha capito che il risultato del referendum AMT segnala una novità: quei lavoratori, molti dei quali l’hanno votato, oggi capiscono che quando lui parlava di ‘difesa del lavoro’ intendeva la spremitura dei lavoratori e dei loro portafogli come tubetti di dentifricio. E cominciano a essere stufi e probabilmente a pensare che a furia di farsi spremere finiranno in mutande, magari con la prospettiva che queste politiche aprano la strada, al prossimo giro, a una bella giunta Farello-Musso-Plinio per il ‘bene di Genova’ e per farla ‘rimanere in Europa’. Da questo momento ogni ‘richiesta’ di sacrifici è una goccia che si accumula nel proverbiale vaso e che prima o poi può traboccare – ci auguriamo che trabocchi e ci impegneremo perché succeda – e diventare una sana ondata di indignazione popolare.

Marco Veruggio, Associazione ControCorrente

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Opinione di ControCorrente. Il piccolo regime

29 Aprile 2013 Commenti chiusi

ControCorrente

L’economista bocconiano ed editorialista de La Stampa Franco Bruni scrive oggi sul quotidiano della FIAT un lungo articolo, in piena sintonia com la stagione della ‘responsabilità nazionale’, in cui affronta tra l’altro il delicato nodo dei rapporti tra Governo e mezzi di comunicazione, già sollevato da Napolitano alla nascita dell’esecutivo politico-tecnico di Letta. Bruni mette in guardia dall’abitudine dei media ‘di segnalare ogni mezza mossa, di annunciare piatti ancora scotti, di rivelare le discussioni tra cuochi’ e consiglia dunque di organizzare incontri periodici tra Governo, gruppi parlamentari e giornalisti. Scrive Bruni che ‘al di fuori di questi incontri servirebbe discrezione e riservatezza’ e aggiunge ‘molto delicata sarà la comunicazione circa l’agenda delle riforme istituzionali’, che ‘meriterà spiegazioni non facili di fronte all’opinione pubblica’.

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Multiservizi: per i lavoratori una nuova tegola

26 Aprile 2013 Commenti chiusi

Sabato prossimo ci sarà l’inaugurazione di quello che pomposamente viene definito “ilsalotto di Frosinone”. Ebbene, mentre il sindaco e la sua maggioranza si accomoderanno sulle poltrone del nuovo salotto, tra un aperitivo e una foto ricordo, fuori dal salotto ci saranno 140 famiglie, quelle dei lavoratori della Multiservizi, che invece dovranno pensare a come continuare ad andare avanti senza quel lavoro di cui il sindaco ha deciso di privarle, dimostrando verso i lavoratori un’arroganza tale da pareggiare in dimensio sol il servilismo dimostrato dall’amministrazione verso i privati a cui è stato deciso di affidare i servizi pubblici della città.

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Ferrero-Vendola contro l’inciucio PD-PDL? Allora uscite dalle giunte col PD!

21 Aprile 2013 Commenti chiusi

L’OPINIONE di ControCorrente

E’ successo quello che doveva succedere. Tra un anziano azzeccagarbugli e un vecchio burocrate amico dei poteri forti hanno scelto il secondo come migliore garante del dominio capitalistico europeo sull’Italia e dunque, oggi di un governissimo in grado di mettere insieme i resti del PD e Berlusconi, da subito fautore della riconferma di Napolitano, forse in ricordo dei bei tempi andati, quando il Cavaliere finanziava generosamente la corrente ‘migliorista’ del PCI milanese. D’altra parte in un quadro di irrigidimento di quel dominio e tuttavia di stagnazione del conflitto sociale perché mai le cose sarebbero dovute andare diversamente? Gli unici che si stupiscono sono i leader della sinistra. Vendola, stizzito, si accorge che il centrosinistra è finito e dopo le ‘fabbriche’ apre il ‘cantiere’, insieme all’ex ministro di Monti, Fabrizio Barca. Ferrero ieri lanciava SMS ai dirigenti di Rifondazione, invitandoli a mobilitarsi davanti alle prefetture contro il governo di larghe intese PD-PDL, con cui – aveva dichiarato il giorno prima – il centrosinistra finisce nella spazzatura. Se veramente vogliono salvaguardare una presenza di sinistra in Italia c’è una sola cosa da fare, subito: dire che Rifondazione e SEL escono da tutte le giunte dove siedono in maggioranza col PD. Sennò si tratta solo di una delle solite fanfaronate. E nella spazzatura ci finiscono loro. Anzi ci sono già.

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I 10 ‘saggi’ e il fallimento della borghesia italiana

3 Aprile 2013 Commenti chiusi

Ex funzionario UE, commercialista bocconiano, dirigente Bankitalia, magistrato, avvocato cassazionista, docente universitario e presidente dell’ISTAT, docente alla LUISS, giudice costituzionale, politico di professione: è il pedigree dei 10 vecchi tromboni nominati dal padre di tutti i vecchi tromboni per le prove tecniche di grande ammucchiata: rianimazione per Monti, eutanasia per Bersani, salvagente giudiziario a Berlusconi. Una classe dirigente fallimentare, a cui una fallimentare borghesia chiede di ‘trovare la soluzione’, mentre il paese è sull’orlo della catastrofe sociale, che loro hanno prodotto. Un fallimento che investe le classi dominanti e lo stesso Stato, con tutto il suo armamentario di forme e tradizioni istituzionali, incartapecorite e pronte ad andare all’aria: Monti, nominato senatore e assunto al governo per grazia ricevuta, votato dal 7% degli italiani, viene per grazia ricevuta prorogato. E affiancato da 10 ‘saggi’, tra cui quel Giovannini, presidente dell’ISTAT, cui lo stesso Monti aveva chiesto di comparare il costo di un parlamentare italiano a quello dei suoi omologhi europei. Dopo mesi di studio ‘matto e disperatissimo’ risponde: ‘Non ci riesco’ e oggi viene promosso a pieni voti dagli stessi che vogliono la meritocrazia a scuola.

 

Da questa crisi sistemica che colpisce la borghesia italiana, l’establishment europeista, le classi dirigenti – dentro la crisi dell’Euro e la peggiore crisi del capitalismo – non si esce con saggi, governo del Presidente, larghe intese, appoggio esterno di Grillo, Napolitano bis ecc. Se ne esce o passando per una lunga stagione di massacro sociale (e lo spettro di una guerra all’orizzonte) o con un’alternativa di governo vera, non la coalizione Tizio+Caio, ma qualcosa in grado di strappare il volante al ceto parassitario che in questi anni è vissuto sulle nostre spalle. Un governo espressione di chi produce la ricchezza di cui loro si appropriano, spassandosela e dilapidandola. L’oscillare di Grillo di fronte alle scelte di Napolitano nasconde una sua difficoltà. L’incapacità dei partiti di sinistra di incunearsi in questo spazio, invece di fare polemiche imbecilli con Grillo, conferma che sono diretti da un gruppo di dementi, ma indica anche che, appunto, c’è uno spazio, lasciato vuoto anche dal M5S, da occupare.

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Sud Africa. 600 delegati fondano un nuovo partito dei lavoratori

25 Marzo 2013 Commenti chiusi

‘Un nuovo partito ha fatto la sua entrata sulla scena politica’: così la stampa sudafricana ha raccontato il lancio del Partito Socialista dei Lavoratori (WASP). Più di 500 lavoratori e attivisti hanno assistito all’assemblea di lancio tenutasi a Pretoria il 21 marzo. I delegati erano così numerosi che molti hanno dovuto assistere ai lavori nello spazio attiguo a quello che era stato scelto come sede.  Fra gli oratori Weizmann Hamilton, segretario generale del Democratic Socialist Movement (sezione del CWI in Sudafrica)  e Elias Liba, del cooordinamento nazionale dei comitati di sciopero dei minatori, le due organizzazioni che avevano preso l’iniziativa di fondare il nuovo partito. Hanno parlato anche  Ephraim Mphahlela, presidente del NATAWU, sindacato nazionale dei trasporti, una delle organizzazioni che sta sostenendo la creazione di WASP e Joe Higgins, parlamentare del Socialist Party irlandese.

Il partito è nato dallo sciopero dei minatori dell’anno scorso, che ha visto il massacro di 34 lavoratori da parte della polizia vicino alla miniera di Marikana. ‘Il massacro ha mostrato quale infido ruolo svolgano il governo capitalista (dell’African National Congress) e il sindacato di categoria dei minatori (NUM)’ ha detto Weizmann. ‘I lavoratori sono soli e devono recuperare la propria indipendenza di classee la propria autonomia politica: non c’e’ alternativa’. ‘L’obiettivo di WASP è la creazione di una società socialista’.

WASP ha annunciato che presenterà i propri candidati alle elezioni del 2014, con una piattaforma politica che contempla la nazionalizzazione del settore minerario e delle principali leve dell’economia sudafricana.  Ma si tratta soprattutto di un partito basato sulla lotta. Le priorità immediate sono  organizzare le lotte per difendere i posti di lavoro dei minatori e per un’educazione gratuita.

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Rifondazione Comunista Squadra che perde non si cambia Ferrero si dimette, ma mica sul serio

12 Marzo 2013 Commenti chiusi

 di Marco Veruggio, Comitato Politico Nazionale PRC, ControCorrente

La relazione di Ferrero. Dopo la disastrosa avventura elettorale di Rivoluzione Civile, il CPN di sabato e domenica, pur svolgendosi nella Sala del Risorgimento dell’Hotel D’Azeglio a Roma, è riuscito a fugare qualsiasi speranza in un sussulto di buon senso. Dopo le elezioni la segreteria nazionale di Rifondazione aveva comunicato le proprie dimissioni e, forte del 2% raccolto nelle urne, aveva autorevolmente espresso l’intenzione di proseguire con Rivoluzione Civile, anche a rischio di un’overdose. Sabato Ferrero si è presentato con una lunga relazione, in cui ha fatto la parte del boia e dell’impiccato, ha spiegato le scelte politiche fatte in questi mesi, si è criticato da solo e ha tracciato la strada da seguire per rimediare ai danni che lui stesso ha causato, facendo intendere che la responsabilità non è solo sua e che quindi Claudio Grassi, suo principale antagonista nella maggioranza che ha diretto (si fa per dire) Rifondazione in questi anni, c’ha poco da criticare. Secondo Ferrero il gruppo dirigente ha sbagliato, ma non è sicuro che si potesse fare diversamente. Rifondazione è stata ‘travolta nel crollo della Seconda Repubblica’ e dall’assenza del conflitto di classe nel nostro paese (che ha penalizzato la sinistra italiana rispetto a quella greca e francese) e ora ci vuole un lungo periodo di ‘seminari’ per approfondire le ragioni della sconfitta prima di andare a una discussione congressuale vera e propria. Ferrero ha riconosciuto che il successo di Grillo è in gran parte frutto del vuoto a sinistra, si è augurato che il M5S trovi un accordo di governo col PD e ha proposto di incalzare entrambe con lo slogan ‘loro giocano, mentre il paese va a rotoli’. In altre parole Ferrero si propone a Grillo come consulente esperto nella demolizione di partiti, consigliandogli di adottare col PD la stessa tattica che in questi cinque anni ha consentito a lui e a Grassi di trasformare Rifondazione in un gruppo extraparlamentare paratrotskista. La proposta di andare avanti con Rivoluzione Civile non è stata ripresentata e Ferrero ha detto che il PRC non si scioglie, ma bisogna ridiscutere radicalmente il suo ruolo. Insomma una nuova quadratura del cerchio destinata a infondere nuovo entusiasmo nei disorientati militanti di base.

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Bersani, Vendola e Ingroia come MPS. La rivincita dell’economia reale sulla politica di carta

26 Febbraio 2013 Commenti chiusi

ControCorrente

Dice il mercato che per essere competitiva un’azienda può puntare sui prezzi bassi o sulla differenziazione del prodotto. Il cliente viene da te se paga poco o se trova qualcosa che non trova dagli altri. Se coloro che hanno brandito questa legge per tagliare la pensione ai poveri cristi la applicassero anche a se stessi, oggi non si stupirebbero di essere stati travolti. PD e PDL, che da anni vendono la stessa merce di dubbia qualità facendola pagare lacrime e sangue subiscono un crollo delle vendite (-4 milioni di voti a testa) rispetto a 5 anni fa e pareggiano, pur con trend opposti, dividendosi una fetta di mercato sempre più limitata. Monti, che si è affacciato sul mercato cercando di vendere la stessa a prezzo ancor più alto, resta al palo, mentre un quarto degli italiani decide di comprare da Grillo e un altro quarto di non comprare affatto. Ha ragione il NY Times: gli italiani hanno votato contro l’austerity, la merce contraffatta che ci spacciano da 5 anni. Ma oggi gli ‘esperti’ si stupiscono e deplorano un risultato che rende il paese ‘ingovernabile’. In una società in cui, come prevedono le loro teorie, regna l’anarchia economica, le percentuali elettorali dovrebbero allinearsi ordinatamente come reggimenti di un esercito napoleonico sul campo di battaglia. E siccome non è così, da veri ‘liberisti’ ora si pentono di non aver fatto una legge che ci obbligasse a comprare i loro prodotti scaduti: crisi capitalistica che diventa crisi della loro democrazia. Prosegui la lettura…

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