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Archivio Maggio 2006

Dibattito sulle classi medie: risposta a Francesco Fumarola

31 Maggio 2006 Commenti chiusi

Francesco Fumarola mi attribuisce una serie di affermazioni che non ho fatto. Ho parlato di ?crisi? del sistema bipolare e non di ?de profundis?, non ho fatto un elogio della classe media, né ho affermato che sia centrale il ritorno al proporzionale. Innanzitutto bisognerebbe intendersi sul significato della definizione di classi medie. Dato che il mio breve articolo prendeva spunto dall?articolo citato di Chauvel su Le Monde mi sono attenuto alla sua definizione. Cioè di persone con un reddito (in Francia) a cavallo dei 2000 euro al mese, tra cui si comprendono sia settori di piccola borghesia del commercio sia settori impiegatizi di livello superiore. Dopodiché mi sono limitato a fare un ragionamento schematico ? come ho dichiarato ? ossia a dare per sottinteso alcuni pezzi di ragionamento che ? essendo il testo che ho mandato un contributo a un convegno relativamente specialistico ? mi sembrava appunto di poter abbozzare senza articolarli in modo più preciso. Visto che evidentemente mi ero sbagliato cerco di essere più preciso. Nella frase incriminata ?il bipolarismo d?altro canto si basa ? so di essere schematico ? sulla possibilità di attrarre un settore maggioritario di classe media nel campo della classe operaia (centrosinistra) oppure nel campo della grande borghesia (centrodestra)? c?è un refuso ? ?grande borghesia? invece di ?borghesia?. A parte questo il significato di tale affermazione non è ovviamente che il centrosinistra è lo schieramento politico che difende gli interessi della classe operaia ma banalmente (qui stava la semplificazione) che tendenzialmente e tradizionalmente gli operai votano perlopiù a sinistra e i padroni perlopiù a destra. Che questa non sia una legge è evidente. Se tutti gli operai votassero a sinistra il centrodestra non sarebbe andato al governo e viceversa non mi sfugge il fatto che Montezemolo abbia fatto da sponda a Prodi e il Corriere della Sera abbia dato esplicitamente indicazione di voto per l?Unione. Tuttavia è un fatto che procedendo da sinistra verso destra la concentrazione di voto operaio si assottigli (come d?altra parte è un fatto che il confine intermedio tra centrodestra e centrosinistra è molto mobile). In sostanza quindi volevo dire ? e mi riferivo non solo all?Italia ? che in un sistema bipolare, se il voto delle classi medie confluisce in modo relativamente compatto in quell?emisfero della politica in cui si trovano partiti che o ancora in qualche modo esprimo una rappresentanza sociale dei lavoratori o comunque hanno un radicamento nella classe operaia (e più in generale nel mondo del lavoro dipendente), il sistema bipolare favorisce il centrosinistra. Se viceversa quel voto confluisce nel versante opposto, in cui è tradizionalmente più forte la rappresentanza degli interessi padronali e il radicamento nella borghesia, allora è più probabile che prevalga il centrodestra.

Nelle ultime elezioni di fatto si è avuto un pareggio. E questo è un fattore di instabilità evidente, tanto che in tutto il mondo ci si chiede se e quanto durerà il governo Prodi. Una (ma non la sola) delle radici di questa instabilità sta nel fatto ? questa era la mia tesi e su questo concordo con Chauvel ? che la crisi sociale ha modificato le condizioni di vita materiale della classe media. Nel senso che vi sono settori sociali di ?salariati intermedi? (Chauvel si riferisce ad esempio agli insegnanti e in generale agli impiegati del settore pubblico, perché in Francia costoro hanno un tenore di vita significativamente migliore dei loro omologhi italiani) che provengono ? per esperienza pregressa o per situazione familiare ? da una condizione socialmente abbastanza agiata (e hanno elaborato una cultura e un?ideologia corrispondente a quella condizione materiale) ma affrontano progressivamente condizioni di vita sempre più simili a quelli di un proletario. Di conseguenza il fattore ideologico e quello materiale tenderanno a sospingere il loro voto in direzioni opposte. Evidentemente in alcuni strati superiori di classe media prevarrà il primo elemento, in alcuni strati inferiori il secondo. Altrove entreranno in gioco fattori più contingenti. Questo fa sì che ci sia un fondo di instabilità. Naturalmente ciò non significa che coloro che sulla base di un peggioramento della propria condizione materiale votino il centrosinistra siano improvvisamente conquistati alla causa della rivoluzione. Perlopiù agiscono immediatamente per difendere il proprio interesse (come del resto fanno gli operai che rischiano di andare in mobilità o di perdere una quota di salario). Tuttavia questo è un elemento di contraddizione del sistema politico.

Che poi vi sia la necessità di un partito rivoluzionario in grado di sospingere e cercare di dirigere il processo di maturazione di tale contraddizione è banalmente vero (almeno tra di noi). Il problema è che se questi processi ci sfuggono nella loro complessità allora si rischia sì di essere (non volutamente) schematici e ci può essere il partito più rivoluzionario del mondo ma perderà il treno, come è successo tante volte nella storia del movimento operaio.

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Dibattito sulle classi medie: una polemica su Il Pane e le Rose

31 Maggio 2006 Commenti chiusi

Riportiamo l’articolo di Francesco Fumarola in merito all’articolo di Marco Veruggio pubblicato su questo sito un paio di settimane fa e inviato come contributo al convegno delle minoranze del Prc svoltosi a Padova recentemente.

Veruggio e la crisi delle classi medie (?)
le classi medie sanno bene quello che fanno… purtroppo

(30 maggio 2006)

Ho letto con interesse il contributo del compagno Veruggio intitolato ?crisi delle classi medie e crisi del bipolarismo in Europa?.
Devo dire anche che il passaggio dove si afferma che ?il bipolarismo d?altro canto si basa ? so di essere schematico ? sulla possibilità di attrarre un settore maggioritario di classe media nel campo della classe operaia (centrosinistra) oppure nel campo della grande borghesia (centrodestra)? fa bene a salvaguardarsi attraverso l?utilizzo del termine ?schematico?.
Infatti ci vuole molta fantasia per definire il centrosinistra attuale come schieramento della classe operaia così come ce ne vuole altrettanta per trovare, all?interno della classe mediana, la causa dell?instabilità dei sistemi bipolari.
Fermo restando che bisogna capire se un processo di avvitamento intorno ad una o più Grandi Coalizioni significhi davvero il ?de profundis? per il bipolarismo ( in questo senso terrei uno spiraglio aperto nel caso si tratti invece di una sua cristallizzazione al centro), rimango alquanto scettico sulla bontà della tesi che fa perno intorno ad una classe media che non sa decidere.
Il voto italiano è per me invece chiarissimo.
La classe media che ha votato per Prodi tutto è tranne che incerta o dalla parte dei lavoratori ed è inserita in pieno nel contesto borghese.
Essa ha semplicemente rigettato le istanze di un certo modo di intendere la politica
(il Berlusconismo e tutti i suoi effetti collaterali) non certo il sistema di società in cui pure sguazza. Guidata dal grande capitale rappresentato da Luca Cordero di Montezemolo e Marco Tronchetti Provera, è del tutto protesa a riaprire la stagione delle intese e delle concertazioni.
Avvolta da quello spirito di solidarietà di facciata, rivestito di carità bigotta (del resto le ultime dichiarazioni delle parti sociali ne sono la più evidente testimonianza), delega Prodi e Rutelli ad elargire qualche soldo al ?povero?, all? ?emarginato?, al ?disadattato?, dopo avergli rubato tutto.
Il tentativo di aprire a Coalizioni più ampie non è una risposta di superamento del campo delle tensioni che sembrano pervadere il quotidiano del centrista middle-class ( il quale ha scelto consapevolmente e senz?altro non per un centrosinistra operaio: ribadiamolo!), ma l?esigenza di proporre al Capitale la resa incondizionata (semmai barricate vi sono state, e ne dubitiamo) della politica borghese bipolare all?economia borghese globalizzata (per l?appunto attraverso la cristallizzazione del bipolarismo in una dimensione amplificata).
Io non vedo nessun momento di crisi del bipolarismo come sistema, nè tantomeno percepisco come centrale un ritorno al proporzionale se prima non abbiamo elaborato un partito rivoluzionario che possa inserirsi agilmente in un contesto di questo genere.
Che ce ne facciamo di un sistema proporzionale domani, se non teniamo il partito?

francesco fumarola

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Fincantieri: comunicato Rsu Riva Trigoso su "assenteismo"

31 Maggio 2006 Commenti chiusi

COMUNICATO

L’intervista apparsa sui giornali nei giorni scorsi da parte dell’A.D. Fincantieri Bono ha suscitato sconcerto e risentimento anche fra i lavoratori del cantiere di Riva, soprattutto i giovani, accusati di essere affetti dal ” virus” dell’assenteismo.
Consideriamo sbagliato e fuorviante questo modo di rappresentare la realtà Fincantieri che, pur in presenza di risultati operativi e di prospettive buone, presenta sicuramente delle problematicità che il sindacato da tempo sta ponendo all’azienda. Queste questioni sono poste all’ordine del giorno dell’incontro che il coordinamento nazionale FIM FIOM UILM ha sollecitato con urgenza in questi giorni a Fincantieri e riguardano la verifica dell’accordo del 2004 con particolare riferimento ai temi degli organici, degli appalti e della sicurezza.
Il Sindacato non rifiuta il confronto sulla produttività,come dimostrano gli accordi sottoscritti dalle RSU in alcuni cantieri,ma non può portare ad un peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
Gli organici Fincantieri sono al di sotto di quanto concordato in tutti i cantieri, mentre gli appalti specie nel crocieristico sono cresciuti in modo abnorme portandosi dietro condizioni di precarietà di lavoro e peggioramento delle già critiche condizioni di sicurezza.
Questi sono i problemi che occorre risolvere per dare a tutti i lavoratori che operano in Fincantieri condizioni di lavoro migliori, più sicure e meglio retribuite, compresi i tanti giovani entrati in questi anni che più degli altri sentono le difficoltà ed i disagi di questa situazione.

Riva Trigoso, 24 maggio 2006
FIM – FIOM – UILM – TIGULLIO
R.S.U. FINCANTIERI RIVA

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Trasporto pubblico: intervista a Pietro Masnata segretario Filt Cgil Genova

31 Maggio 2006 Commenti chiusi

D. Nel numero 2 di RESISTENZE abbiamo tracciato questo profilo della
privatizzazione di Amt. Lo spacchettamento e la costituzione di Ami hanno
trasferito il debito di Amt su una società pubblica, che a sua volta lo sta
girando ai cittadini. A vantaggio di Transdev che ha acquisito con pochi soldi un’azienda “risanata”. E’ una lettura tendenziosa?

R. Sì è successo proprio così, ma il termine risanata è un eufemismo dato che AMT nel 2005 aveva 22 milioni di euro di deficit.

D. Quali sono le condizioni di lavoro per i dipendenti di Amt e di Ami oggi,
dopo la privatizzazione?

R. I lavoratori di entrambe le aziende vivono nell’incertezza quotidiana, forse un po’ di più quelli di AMI rispetto ai lavoratori di AMT, i quali in tutta franchezza non credo siano pienamente consapevoli della fase di
trasformazione del TPL.

D. Nonostante la privatizzazione alcuni giornali hanno scatenato una
R. campagna stampa contro Amt (vedi il caso di Federica Moro) e più in generale contro aziende ex municipalizzate come Aster e Amiu, presentate come carrozzoni pubblici inefficienti e costosi che devono essere smantellati. Cioè si privatizza, le cose vanno come vanno e come risposta si chiede di privatizzare ulteriormente. Cosa ne pensi?

R. Credo che il problema di queste aziende non sia risolvibile privatizzando, anzi penso che con un gruppo dirigente competente e i finanziamenti regionali corrispondenti a quanto stabilito per legge (65%) si può arrivare ad ottenere ottimi risultati sia rispetto alla qualità che rispetto alla quantità del servizio

D. Qual è lo stato d’animo dei lavoratori rispetto a questo genere di
attacchi?

La categoria soffre molto questi attacchi in quanto l’opinione delle persone
in genere tende a generalizzare e il personale specie quello alla guida si
sente un “osservato speciale “. Il messaggio che si recepisce è: AMT è una
palla al piede dell’amministrazione comunale e i lavoratori costano troppo
all’azienda

D. Da poco c’è un nuovo governo nazionale. Ed e’ già iniziata la campagna
elettorale in vista delle amministrative dell’anno prossimo. Dove si voterà
per il Comune e per la provincia, che riguardo al trasporto pubblico locale
hanno un ruolo importante. Cosa si aspettano i lavoratori e il sindacato?

R. L’auspicio è che il governo faccia una NUOVA legge di riferimento che
stabilisca regole chiare per le aziende dl TPL e che i finanziamenti dieventino strutturali, non più incerti e slegati dall’indicizzazione. Mi aspetto che il nuovo governo definisca il trasporto pubblico una parte sociale importante nella economia delle città e di conseguenza agisca.

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Recensioni: una biografia di B. Traven di Guido Barroero

31 Maggio 2006 Commenti chiusi

Guido Barroero
RET MARUT – B. TRAVEN: dalla rivoluzione tedesca al Messico in fiamme.
Prefazione di Piero Stara
Annexia edizioni, Genova 2006

B. Traven: chi era costui? I meno giovani forse ricordano i suoi romanzi pubblicati negli anni ?50 e ?60 da Longanesi, in pieno boom del libro economico, e qualche cinefilo potrà risalire a lui come all?autore del soggetto di un vecchio film di John Houston. Ma, anche recuperando qualche introvabile edizione, i risvolti di copertina non sarebbero di molto aiuto: la sua identità, infatti, fu sempre coperta da un fitto mistero, interrotto appena da fantasiosissime illazioni: cugino illegittimo del Kaiser, o rivoluzionario in esilio, o entrambe le cose, oppure ancora nom de plume dietro il quale si celava qualche noto personaggio.
Guido Barroero, un compagno anarchico che ama avventurarsi su sentieri della storia poco battuti – è autore, tra l?altro, di un saggio sugli anarchici nella resistenza ligure – pubblica quest?anno, presso Annexia, una biografia di Traven.
B. Traven nasce – forse – con il nome di Otto Faige a Schwiebus in Pomerania nel 1882. Nulla si sa delle sue origini e della sua giovinezza. Soltanto tra il 1907 e il 1908 appare come attore e regista di teatro a Essen, con il primo di una serie interminabile di pseudonimi: Ret Marut.
Trasferitosi a Monaco, frequenta ambienti artistico-rivoluzionari e inizia la sua attività di scrittore pubblicando diversi racconti.
Lo scoppio della guerra rafforza il suo impegno politico: scrive e pubblica praticamente da solo una rivista antimilitarista, pesantemente attaccata dalla censura.
Il periodo rivoluzionario, apertosi con la sconfitta tedesca, vede Marut partecipare all?effimera Repubblica Bavarese dei Consigli della quale diviene Direttore della stampa. Arrestato nel corso della feroce repressione borghese e sfuggito per un soffio alla fucilazione, entra in clandestinità, proseguendo la lotta su posizioni anarchiche.
Intorno al 1922 – ma le date in questa vicenda non sono mai precise – il rivoluzionario anarchico Marut lascia la Germania ed il mondo. Quello che sbarca in Messico – terra di rivoluzione e di esuli rivoluzionari – è ormai lo scrittore B. Traven: la critica sociale si trasferirà nei suoi romanzi. Li ambienterà infatti su rottami galleggianti, che gli armatori fanno navigare solo per riscuotere il premio dell?assicurazione in caso di naufragio come ne La nave morta; oppure tra gli indios del Chiapas costretti in condizione di semischiavitù nelle piantagioni di mogano, come nei romanzi del Ciclo della Caoba; oppure ancora tra i desperados cercatori d?oro del Tesoro della Sierra Madre, portato sullo schermo da John Houston ed interpretato da Humphrey Bogart.
La vicenda di B. Traven si conclude a Città del Messico, dove muore il 26 marzo 1969, sempre avvolto nel mistero. Come scrisse ai suoi editori: ?La mia vita personale non deluderebbe i lettori. Ma è affar mio e così la voglio conservare?. Però, dato che le ?navi morte? continuano a solcare i mari e gli indios del Chiapas fanno ancora sentire la loro voce, non sarebbe inutile – come sostiene Guido Barroero – che anche le giovani generazioni potessero leggere la sua opera ?strappandola al suo destino di letteratura d?evasione e riportandola alla categoria che le compete, quello della grande opera letteraria a carattere politico?.

Riferimenti: Edizioni Annexia

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I comitati dei pendolari scrivono a Prodi

30 Maggio 2006 Commenti chiusi

Oggetto: richiesta di interventi urgenti per salvaguardare l’efficienza e la qualità del trasporto pubblico ferroviario e richiesta di incontro con i rappresentanti del Governo

Illustrissimo Signor Presidente, On. Prof. Romano Prodi

nel salutare la formazione del nuovo Governo Italiano, ci permettiamo di portare alla Sua attenzione un problema che riveste carattere di grande urgenza, vista la situazione di degrado che lo caratterizza.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo e rapido smantellamento del trasporto pubblico ferroviario ordinario, sia di quello locale sia di quello interregionale, che ha causato infiniti disagi e anche alcuni gravissimi incidenti, funestati da vittime tra i passeggeri e tra i lavoratori.

Migliaia di cittadini in tutta Italia hanno dato vita a comitati di pendolari per denunciare il mancato rispetto dei più elementari standard di servizio, a cominciare dai continui, pesanti ritardi e soppressioni, fino al triste episodio delle pulci e delle zecche, certo non degno del nostro Paese.

Il movimento di opinione che ne è derivato ha quindi coinvolto le Associazioni dei Consumatori, le Associazioni Sindacali, le Amministrazioni Locali fino ad arrivare alla Commissione Trasporti della Camera, grazie all’interessamento di numerosi Parlamentari e Senatori della passata legislatura.

Le risposte date da Trenitalia sono state in larga misura insoddisfacenti, evasive e autoreferenti; raramente infatti viene data esaustivamente ragione delle scelte effettuate e supportate con precisi dati numerici. Le promesse, già di per se stesse vaghe e poco chiare, vengono regolarmente disattese. Nonostante tale atteggiamento, che risulta alquanto frustrante per chi si trova a rappresentare gli utenti, Pendolari ed Associazioni continuano a partecipare a tavoli di confronto nazionali e regionali con Trenitalia.

Tra i motivi che vengono più frequentemente portati da Trenitalia degli scarsi risultati del confronto, vi è la scarsità di risorse che affligge il settore del trasporto ferroviario locale. Non abbiamo mai sentito, tuttavia, che Trenitalia abbia denunciato pubblicamente tale situazione, nè abbia richiesto ai Ministeri competenti risorse aggiuntive, opportunamente motivate. Anzi quando le proposte avanzate dai rappresentanti degli utenti vanno nella direzione dell’economia e del risparmio, la risposta è che tali decisioni spettano ad altri soggetti, quali Regioni e Ministero dei Trasporti.

Ci risulta invece che esistono progetti da parte di Trenitalia per lo smantellamento pressochè totale del servizio su molte linee a scarso traffico, invece di ricercare lo sviluppo della domanda e la riduzione dei costi di gestione.

Al tempo stesso, la politica commerciale di Trenitalia, è sempre più fondata ad inseguire la cosiddetta “fascia alta” della clientela, che, beneficiando di un maggior valore aggiunto, ha una maggiore disponibilità a pagare, mentre i servizi ordinari, già ampiamente decurtati, vengono ulteriormente penalizzati col frazionamento del percorso e l’abbassamento della velocità commerciale.

Ci ritroviamo quindi in una situazione di forte disagio, continuamente alle prese con disservizi di ogni genere, tanto che diventa ogni giorno più difficile servirsi del mezzo ferroviario.

Pensiamo che l’Italia debba puntare, per il proprio sviluppo, anche su un modello di mobilità fondato sull’uso intensivo della ferrovia, e per questo occorre una rete che possa soddisfare capillarmente una richiesta di mobilità locale costantemente in crescita (di più del 20%), da qualche anno a questa parte.

Tale richiesta è purtroppo depressa e fortemente disincentivata dalle attuali condizioni di trasporto, che rendono a volte difficile anche semplicemente acquistare il biglietto, dato che moltissime stazioni vengono chiuse ed abbandonate a se stesse in preda ai vandali e al degrado.

La mobilità, in un Paese moderno ed europeo, deve essere considerata un servizio essenziale al pari della sanità, dell’educazione, dell’informazione. E’ per questo che ci rivolgiamo con forza a questo Governo perchè ponga una considerazione particolare nella ricerca di valide soluzioni a quella che si configura come una emergenza nazionale.

Potersi muovere per lavoro, per studio, per svago, o per altre esigenze non dovrebbe essere un appannaggio solo di chi se lo può permettere, ma una naturale conseguenza dell’evoluzione del nostro modo di vita, le cui esigenze in termini di mobilità si sono via via modificate nel corso del tempo. Il treno risolverebbe queste esigenze in modo efficiente e senza arrecare danno all’ambiente.

Gli ultimi anni sono stati viceversa caratterizzati da una gestione votata unicamente alla massimizzazione dei tagli indiscriminati al servizio, al punto che, come una indagine svolta in prima persona da alcuni Parlamentari ha dimostrato, vengono a mancare anche i pezzi di ricambio e i treni giacciono nelle rimesse in attesa di riparazioni, oppure viaggiano in condizione di pericolosità. Per non parlare della carenza di personale che provoca ad esempio, quando i treni viaggiano, la chiusura di una consistente quota di carrozze: in aprile mediamente, nella sola Liguria, erano ben 100 le carrozze che viaggiavano chiuse ogni giorno.

Pensiamo che migliorare la qualità dei viaggi ferroviari in termini di disponibilità dei treni, di maggiore puntualità, di disponibilità di informazioni, di maggiore pulizia dei convogli e di maggiore sicurezza non siano traguardi irrealizzabili e confidiamo in un interessamento del Governo da Lei presieduto per raggiungerli in tempi ragionevoli.

Saremmo oltremodo onorati di avere l’opportunità di illustrare compiutamente le problematiche relative al trasporto locale nel corso di un incontro con Lei, Signor Presidente, e con i Sigg.ri Ministri, per sostanziare con dati puntuali quanto sin qui affermato.

La ringraziamo fin d’ora per l’attenzione che vorrà porre a questa annosa vicenda, e confidiamo in un Suo impegno ed in quello di tutto il Suo Governo perchè il problema del trasporto pubblico venga affrontato in sede politica ed amministrativa, allo scopo di dare una risposta concreta alle migliaia di pendolari e passeggeri in genere che tale mezzo utilizzano.

La Salutiamo rispettosamente, formuliamo a Lei e a tutto il nuovo Governo i nostri migliori auguri di buon lavoro

Federconsumatori,
Federconsumatori Liguria,
Federconsumatori Lombardia,
Coordinamento dei Pendolari del Levante Ligure,
Coordinamento delle Associazioni dei Consumatori e dei Comitati dei Pendolari ferroviari della Lombardia,
Utenti Trasporto Pubblico,
Associazione Pendolari Novesi,
Adiconsum Liguria,
Adoc Liguria,
Sportello del Consumatore Liguria,
Altroconsumo Liguria,
ACU-Associazione Consumatori Utenti Onlus,
Comitato Pendolari Ternani,
Coordinamento dei Comitati Pendolari Umbri,
Comitato Pendolari Biellesi,
RSU Elsag spa Genova

Riferimenti: Comitato pendolari Tigulio

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La vittoria di Ken Loach a Cannes

29 Maggio 2006 1 commento


La vittoria di The Wind That Shakes the Barley di Ken Loach al festival di Cannes ha un significato che la politica non puo’ eludere. Confermando un interesse verso le grandi questioni sociali e politiche del nostro tempo (che gia’ la Mostra di Venezia aveva evidenziato l’anno scorso) il mondo del cinema premia quello che lo stesso Loach ha definito un passo nel processo di analisi dell’imperialismo inglese, un film che parla di Irlanda ma allude neanche troppo velatamente all’Iraq. Il cinema e’ lo specchio della realta’ e oggi – evidentemente – di una realta’ in cui l’interesse politico e sociale, il ritorno a un’idea del cinema e dell’arte come impegno tornano protagonisti. Magari penalizzando un film come quello – davvero splendido – di Almodovar, che ha raccontato una ironica e al contempo toccante storia proletaria giocandola pero’ sul terreno del lirismo piuttosto che su quello della denuncia. Ma comunque dando un segnale forte e chiaro. D’altro canto anche gli altri film in concorso confermano questa linea di tendenza, da Flanders (storia di giovani africani che combattono il nazifascismo nelle fila dell’esercito francese e dopo la vittoria vengono velocemente dimenticati) a Buenos Aires 1977 (rapimento e tortura sotto la dittaura militare argentina), da Pan’s Labyrinth (la fuga mentale di una ragazza durante il franchismo in Spagna) a Babel di Alejandro Inarritu (sulla diffidenza tra mondo arabo e occidentale dopo l’11 settembre). Non si tratta qui tanto di esaltarsi per la vittoria di un regista piu’ o meno di sinistra, quanto di capire il significato che il delinearsi di questa tendenza esprime. Di fronte a un mondo della politica che tende sempre piu’ a deideologizzare e istituzionalizzare la politica stessa, dalle viscere della societa’ emerge una tendenza uguale e contraria, che recupera riferimenti ideologici tradizionali, rilancia l’idea dell’impegno militante e talvolta parla persino il linguaggio della tradizione marxista (col risultato paradossale che e’ piu’ facile sentir parlare di imperialismo alla croisette di Cannes che nei congressi di Rifondazione Comunista). E’ un sintomo di cui la politica e in particolare quella di sinistra dovrebbe tenere conto.

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Come banche e assicurazioni si preparano al business dei fondi pensione

29 Maggio 2006 1 commento

Naufragata qualche tempo fa perché padroni, padroncini, banche e assicurazioni non riuscivano a mettersi d’accordo sulla divisione della torta, la riforma delle pensioni col varo della previdenza integrativa è una delle priorità per il padronato italiano. Un business da parecchi miliardi di euro che rappresenta di fatto una requisizione di risorse dalle tasche dei lavoratori per andare a finanziare aziende e borsa. Non a caso Consorte vedeva nell’integrazione tra una grande assicurazione (Unipol, per di più in ottimi rapporti col principale sindacato italiano) e una grande banca (Bnl, diretta da un ex presidente di Confindustria) un obiettivo pur di raggiungere il quale si dovevano mobilitare tutte le proprie relazioni, in entrambe gli emisferi della politica. Clicca sul box nella colonna di destra per vedere l’interessante puntata – “Mani sulle pensioni” – che Report ha dedicato a questo tema.

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Sanità: arriva la stangata!

28 Maggio 2006 Commenti chiusi

Puntuale come la morte, dopo aver incassato il voto del 9 aprile e superato l?esame del Parlamento, il Governo tira fuori dal cilindro i numeri del deficit. E viene a galla l?ennesima voragine nella sanità pubblica. La cosa ci riguarda da vicino perché la Liguria, dopo la recente manovra da 200 milioni di euro risulta essere una delle regioni inguaiate. La Liguria ha accumulato 260 milioni di deficit che potrebbero diventare circa 320 a fine anno. Significa che evidentemente la finanziaria regionale, una manovra da 200 milioni di euro che è andata a colpire in modo significativo le tasche dei soliti noti (100 euro di aumento all?anno per chi guadagna 20000 euro lordi solo dal ritocco dell?addizionale Ire) non ha funzionato. Il Padoa Schioppa locale, G.B. Pittaluga, dopo averci assicurato che si trattava di una manovra in grado di incidere in modo strutturale, si rivela essere in realtà l?ennesimo finanziere creativo. Del resto da parte di uno che qualche settimana fa ha cercato di vendere ai dipendenti della Regione Liguria come farina del proprio sacco alcune progressioni di salario che venivano da un accordo integrativo firmato due anni fa dalla Giunta Biasotti non c?è da stupirsi.

Il problema reale è che ci sono solo due metodi per affrontare alla radice il problema del deficit sanitario: smantellare la sanità pubblica e privatizzarla oppure coprire il buco attraverso la fiscalità generale e in particolare attraverso il prelievo dai redditi di fascia alta. La finanziaria di Burlando e Pittaluga ha cercato di coprire il deficit aumentando il prelievo fiscale in modo molto poco progressivo (e quindi penalizzando le fasce a basso reddito) e attraverso le solite misure una tantum (vendita del patrimonio, misura perlatro parzialmente fallita). L?aumento dell?Irpeg su banche e assicurazioni ha dato una patina di sinistra all?operazione, ma in realtà significa semplicemente che banche e assicurazioni aumenteranno le tariffe facendo pagare anche l?addizionale Irpeg a coloro che già si sono visti aumentare l?addizionale Ire. In sostanza si è cercato semplicemente di trovare una mediazione tra la necessità di rispondere all?emergenza e quella di trovare una mediazione sociale (e politica) in attesa delle elezioni politiche. Adesso, una volta incassato il risultato elettorale si vira con più decisone verso il ridimensionamento della sanità pubblica. ?Ci sono troppi posti letto e troppo personale?. Montaldo e Pittaluga, notoriamente mai troppo in sintonia, su questo sembrano essere d?accordo. Dunque, tagli al personale e all?assistenza, chiamando in causa le organizzazioni sindacali e la concertazione. In una situazioni in cui peraltro i rapporti tra la giunta di centrosinistra e il sindacato ? la Cgil in particolare ? non attraversano una fase particolarmente idilliaca, a dimostrazione del fatto che gli spazi materiali per una politica di concertazione sono risicatissimi se non inesistenti.

Una forza di sinistra non ha che una possibilità. A una risposta di classe ? tagliare l?assistenza alle fasce deboli ? bisogna contrapporre un?alternativa che tuteli proprio le fasce deboli andando a colpire il versante sociale opposto. Chiedendo che il deficit della sanità pubblica sia coperto colpendo le fasce sociali più forti. Ho già utilizzato più volte un argomento che voglio riproporre perchè mi sembra il modo più semplice per dimostrare che questa è la strada maestra. In Liguria ? secondo uno studio di Unicredit ? si trovano depositi per 25 miliardi di euro nel settore del private banking (conti privilegiati a partire dai 500 mila euro). Sono quasi 800 livello nazionale. A fronte di deficit rispettivamente di circa 300 milioni 14 miliardi nella sanità. Un aumento del prelievo fiscale di meno del 2% basterebbe a sanare il deficit. Sarebbe una scelta classista? Certamente! Così come lo è scaricare il peso del debito su operai e impiegati. Lo si è fatto una volta, sbagliando. Riproporre al stessa ricetta, per di più in un quadro politico che dovrebbe essere più favorevole (magari cercando di agirare questa contraddizione facendoselo chiedere dalla Bce o dalle agenzie di rating), sarebbe intollerabile! E? di questi giorni la notizia che l?Italia risulta essere ai primi posti in Europa quanto al livello delle disuguaglianze sociali. Bisogna invertire rotta e da che mondo è mondo per ripianare le disuguaglianze bisogna togliere a chi ha di più. E? su questo che si misurano le differenze con Berlusconi. Non sul fatto che D?Alema ieri in Austria ha affrontato la foto collettiva dei ministri degli esteri europei senza fare le corna al collega davanti a lui.

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Intercettazioni Telecom: articolo di D’Avanzo su Repubblica

27 Maggio 2006 Commenti chiusi

L’INCHIESTA
Dall’Inter a Telecom
i 100mila file degli spioni
di GIUSEPPE D’AVANZO

Ricordate lo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini? Era soltanto un capitolo della spy story che coinvolge la Telecom e che ora si arricchisce anche di un capitolo calcistico. Ma la vera notizia è che l’intero archivio illegale è stato finalmente trovato e quel che si immagina da tempo diventa purtroppo una realtà che inquieta. Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di “fascicoli” sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio.

I più prudenti e discreti, tra gli interlocutori, sono disposti a dire che “i file raccolti illegalmente sono decine e decine di migliaia”. Altre fonti offrono un numero tondo: “I file sono centomila”.

Gli uni e le altre concordano che una “schedatura” così ramificata non s’è mai vista dai tempi del Sifar del generale Giovanni De Lorenzo. Ora l’”archivio” è all’esame della procura di Milano. Che, dopo molti tentativi infruttuosi, è riuscita a entrare nella memoria di un computer difeso con dieci livelli di protezione e scovato quasi per caso.

I tecnici dei pubblici ministeri sarebbero forse ancora al lavoro se l’ultima, decisiva password non fosse stata fornita proprio dallo “spione” capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un’importante agenzia d’investigazione, la Polis d’Istinto, da tre lustri al centro di un network d’intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della sicurezza di Telecom.

Entrambi sono accusati di “associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio” (da una costola di quest’inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini).

Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d’Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell’Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l’arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato) molto la Procura di Milano.

Ai pubblici ministeri, tre anni fa, è stata segnalata la confessione che l’arbitro Danilo Nucini affida “in privato” al presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti. La “giacca nera” racconta “il metodo Moggi”; le pratiche occulte utilizzate per aggiustare i risultati prima della partita; le modalità e i luoghi degli incontri clandestini del direttore della Juve con gli arbitri “addomesticati”. Addirittura indica i numeri di telefono “coperti” utilizzati dalla “banda” per comunicare in sicurezza. Facchetti invita Nucini a incontrare i magistrati. L’arbitro non ne vuole sapere, non se la sente di strappare il velo. Il presidente dell’Inter insiste. Pena un po’. Alla fine, la spunta. Nucini va in procura, ma è un buco nell’acqua. L’arbitro non conferma le sue accuse. Tocca ora a Facchetti. Se la sente di diventare attore della denuncia riferendo ai magistrati le rivelazioni di Nucini, peraltro registrate dal presidente dell’Inter? Facchetti affida la decisione al patron della squadra, Massimo Moratti. Che esclude la testimonianza per non “compromettere” il presidente del club. La storia sembra morta lì. Invece continua per vie oblique (da qui l’irritazione della procura che si sente oggi utilizzata e gabbata dall’Inter).

Il club neroazzurro si rivolge alla rete spionistica di Telecom, alla Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani, per venire a capo della presunta corruzione di Massimo De Santis, indicato da Nucini come uno dei protagonisti dei trucchi. Il Corriere della Sera ha già svelato la nota di accompagnamento dell’indagine spionistica: “Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall’attività di intelligence attualmente in corso a carico di Massimo De Santis e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali “incongruità” in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse”.

L’incrocio della storia con lo scandalo del calcio finisce qui e appare tutto sommato marginale nell’imponente schedatura illegale che i magistrati scoprono nel computer “aperto” da Cipriani. “Decine e decine di migliaia di fascicoli” (“centomila”?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d’Italia, degli uffici della pubblica amministrazione.

Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l’anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all’estero, la presenza abituale in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge o ai figli, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il poveretto “schedato” risulta poter disporre “in tutto o in parte, direttamente o indirettamente”. I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia – sono documenti che permettono di ricostruire l’intera mappa dei contatti del “soggetto di interesse” – in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le richieste d’intercettazione dell’autorità giudiziaria.

In teoria, dunque, le schede degli spioni possono raccogliere anche intercettazioni abusive perché è possibile attivare una “linea di ascolto” senza decreto giudiziario in quanto a priori non c’è alcun controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia l’attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati ora stanno cercando).
Lo schema d’investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti, l’obiettivo degli “spioni” è l’accertamento di una sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti.

Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d’Istinto appare in grado misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali all’estero.
Ora bisogna chiedersi chi è stato spiato, per conto di chi, che uso è stato fatto dei dossier o se ne voleva fare? Sono domande che spingono su un sentiero molto scivoloso. Tutte le fonti vicine all’inchiesta sono restìe ad azzardare una qualche conclusione, anche se approssimata. L’indagine, dicono, è ancora in corso.
Si sa però che l’archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell’intera classe dirigente – politico, economica, finanziaria – del Paese. Ci sono tutti i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per dire. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a quell’operazione.

Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Ma è vero? O è vero che, confidando nel loro incarico ufficiale, Cipriani e Tavaroli si sono messi, con il tempo, in proprio schedando obiettivi (“soggetti di interesse”) selezionati di volta in volta da altri misteriosi “clienti” o così fragili da poter essere ricattati e “condizionati”?

Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom, anche se per prestazioni definite negli archivi delle società in modo molto generico. Più o meno quattordici milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l’approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Che necessità c’è di far fare a quel denaro, compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro del mondo? Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora una risposta. Ce n’è un’altra, forse più importante. Se è Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef? Anche loro, i “padroni” della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In questo caso, chi davvero muoveva la mano degli spioni. Soltanto l’avidità personale o altri “clienti” desiderosi di indirizzare le mosse del presidente di Pirelli/Telecom? La storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.

(23 maggio 2006)

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