Archivio

Archivio Giugno 2006

Bianchi (PdCI): la Torino-Lione s’ha da fare

30 Giugno 2006 Commenti chiusi

Lei dice di non volersi sedere ad un tavolo chiamato a fare marcia indietro sulla Tav, ma non crede che lo stesso ragionamento possa valere all?opposto per chi si oppone alla Torino-Lione?

«Non sarò certo io a porre un veto personale o di una parte politica. Detto questo, bisognerebbe essere aperti a tutto. L?opera di cui stiamo parlando è una realizzazione certamente d?interesse nazionale, oltre che europeo, e non è possibile che interessi locali possano metterla in discussione attraverso un veto. Gli interessi locali, personali o di gruppo, si devono sciogliere nell?interesse generale. E se l?interesse generale è di fare la Torino-Lione dovremo trovare il modo di realizzarla nel modo meno ostile possibile, ma farla».
Riferimenti: Testo completo dell’intervista

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Sul pubblico impiego tensione fra Epifani e Bonanni

29 Giugno 2006 Commenti chiusi

Il leader Cgil vorrebbe tendere una mano al governo, ma incontra la resistenza degli altri sindacati. E anche del suo

di PIETRO PIOVANI

ROMA Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro dell?Economia, ha chiesto a tutti di mettersi una mano sulla coscienza: ognuno dia il proprio contributo per salvare il paese da una catastrofe peggio di quella argentina. Fra le categorie chiamate a contribuire ci sono, ovviamente, i dipendenti pubblici, che secondo il ministro dovrebbero rinunciare per un paio d?anni a nuovi aumenti di stipendio, accettare il blocco delle assunzioni ancora per qualche anno e così via.
Nei giorni scorsi, parlandone con i sindacati, qualche timida disponibilità in effetti il ministro l?ha ricevuta. Ma ha anche dovuto registrare una differenza di atteggiamento fra i tre leader confederali. In particolare Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil, sembra forse più pronto degli altri ad assumersi le proprie responsabilità. Mentre Raffaele Bonanni non nasconde di essere assolutamente contrario a concedere sconti proprio sul pubblico impiego, da sempre terreno fertile per la raccolta di tessere della Cisl.
Anche se la situazione è molto complicata, il ministro dell?Economia spera di convincere tutti i sindacati a fare la loro parte. E nel sindacato alcuni sperano che si trovi un modo per salvare capra e cavoli, con un po? di fantasia: continuare con il blocco delle assunzioni ma allo stesso tempo regolarizzare almeno una parte dei precari; rinnovare i contratti nazionali solo in alcuni comparti dello Stato ma impegnandosi a dare gli stessi soldi anche agli altri appena possibile; e poi ricavare un po? di risparmi con il taglio dei compensi agli alti dirigenti e ai consulenti esterni.
Dopo i primi approcci fra Padoa-Schioppa e Cgil-Cisl-Uil, negli ambienti sindacali si avverte una specie di trattenuta tensione, un?atmosfera fatta di piccoli malumori e di sospetti reciproci. Nella Cisl e nella Uil contestano a Epifani un atteggiamento troppo accomodante nei confronti del governo. Nella Cgil rimproverano velatamente alle altre due sigle (e soprattutto alla Cisl) di scherzare con il fuoco, nel tentativo di guadagnare qualche facile consenso fra i lavoratori.
La posizione dei sindacati è sicuramente molto scomoda. Per cinque anni hanno accusato il centrodestra di penalizzare i dipendenti pubblici a vantaggio di imprese e lavoratori autonomi. Ora devono presentarsi davanti ai loro iscritti e spiegare che per i prossimi anni il centrosinistra chiede di stringere la cinghia sul serio.
Epifani deve tenere conto anche del fronte interno al suo sindacato. Carlo Podda, il segretario dei dipendenti pubblici Cgil, prima delle elezioni aveva annunciato: chiunque andrà al governo, dovrà subito stanziare le risorse per rinnovare i contratti, altrimenti in autunno faremo sciopero generale. Quattro mesi dopo, Podda conferma la sua linea. Sabato si è saputo di una iniziativa promossa dal sindacalista Cgil insieme ai suoi pari-livello di Cisl e Uil: la proposta di un patto che preveda prepensionamenti volontari, in cambio dei quali il governo dovrebbe assicurare l?assunzione dei precari e il rinnovo dei contratti. È un?offerta di trattativa, certo. Ma anche un modo per ribadire che i contratti non possono essere rinviati.
(tratto da aetnanet.org)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Lettera aperta ai pacifisti genovesi

29 Giugno 2006 Commenti chiusi

Cari compagni e amici,

ho letto le mail che avete inviato anche a me nei giorni scorsi esprimendo il vostro legittimo e – dal mio punto di vista anche giusto – sconcerto di fronte all’eventualita’ che anche i partiti dell’ala sinistra dell’Unione votassero a favore del rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. E ieri ho letto della vostra intenzione di organizzare una manifestazione di dissenso rispetto a quella scelta, ormai annunciata, davanti alla sede genovese del mio partito, Rifondazione Comunista. Sia chiaro non contesto un’eventuale decisione di questo genere. La contestazione e’ un modo – drastico ma assolutamente legittimo – del dibattito politico. Per di piu’ come molti di voi sanno – visto che per anni abbiamo militato e condiviso anche battaglie dentro Rifondazione – condivido anche il merito delle vostre critiche. Mi limito a fare qualche osservazione e un proposta.

Una premessa. Rifondazione Comunista condividerebbe la responsabilita’ di un voto favorevole al rifinanziamento della missione in Afghanistan assieme al complesso delle forze dell’Unione e anche alle forze dell’estrema sinistra che in questi anni hanno sostenuto le battaglie del movimento pacifista. Cio’ ovviamente non suona come giustificazione o parziale giustificazione di una scelta che voi ritenete sbagliata (e io con voi) e tuttavia credo che sarebbe errato non tenerne conto. Capisco che dal mio partito ci si attenda un maggiore contributo alla causa della pace. Ma se si contestasse tra le forze dell’estrema sinistra principalmente Rifondazione, e allo stesso modo se si contestassero tra i partiti dell’Unione principalmente quelli dell’estrema sinistra, cioe’ quelli che, piu’ o meno adeguatamente, tuttavia hanno sollevato dei problemi, si commetterebbe a mio avviso uno sbaglio.

Dentro Rifondazione e piu’ in generale dentro la sinistra questa vicenda fa emergere contraddizioni e schiude un dibattito che sarebbe sbagliato non considerare in tutte le sue potenzialita’. Ci sono otto senatori che ieri hanno annunciato un possibile voto contrario in aula, c’e’ un segretario nazionale della Fiom (cioè di un sindacato che rappresenta un pezzo di storia del movimento operaio italiano) che domenica scorsa dalla prima pagina di Liberazione ammoniva a non considerare il si’ a una guerra l?unica alternativa a Berlusconi. C’e’ piu’ in generale un popolo di sinistra che si interroga chiedendosi sostanzialmente se e quanto la sinistra possa cedere a spinte moderate per salvare il governo nato dalla cacciata di Berlusconi ovvero – come e’ entrato nell’uso dire (con una formulazione ahime’ veramente troppo schematica) – sull’alternativa tra “identita’ e responsabilita’ “. Una questione che oggi scaturisce dalla politica estera e domani scaturira’ dalle grandi scelte di politica economica che questo governo e’ chiamato a fare.

Bene, in questo dibattito credo che il movimento pacifista possa e debba portare il proprio contributo interloquendo in modo attivo con i partiti della sinistra, il governo del centrosinistra, le organizzazioni sindacali e l’associazionismo democratico. Uscendo da una dinamica a compartimenti stagni per cui i movimenti discutono al proprio interno, i partiti anche, dopodiche’ i portavoce dei movimenti comunicano le proprie decisioni a quelli dei partiti, i quali poi stabiliscono se tenerne conto o meno.
Propongo al contrario di aprire – tutti insieme – un grande dibattito, nella nostra citta’ e in tutto il paese. Io sono un dirigente nazionale di Rifondazione Comunista, ma non e’ certo questa mia appartenenza che mi sara’ di ostacolo a partecipare ne’ – con tutta franchezza – credo che esistano nel partito posizioni che teorizzino che tale dibattito “non s’ha da fare”. Ne’ sarei l’unico dirigente del Prc interessato a questa discussione. Non e’ una proposta particolarmente strana ne’ particolarmente originale. E’ soltanto un modo per affrontare in modo politico una contraddizione che e’ politica.

Quindi: leggo che probabilmente il voto parlamentare si svolgera’ nella seconda meta’ di luglio e che prima vi sara’ un’audizione di esponenti del movimento pacifista come Gino Strada. Fatta una verifica sui tempi, se è così questo fatto apre una strada. Ieri a Roma c’erano 200 persone a manifestare davanti a Palazzo Chigi. Se al momento del voto (o delle audizioni) ce ne saranno 1000 vorra’ dire che discutere sara’ servito a qualcosa e credo che anche il mio partito non potra’ che prenderne atto come di un fatto positivo. Vogliamo provarci? A mio parere è ancora presto per dire che ?non è servito a nulla?.

Marco Veruggio – Segreteria regionale Prc Liguria
Genova 28 giugno 2006

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Afghanistan: c’e’ chi dice no (?)

28 Giugno 2006 1 commento

(ANSA) OTTO SENATORI ANNUNCIANO IL PROPRIO ‘NO’
“Se il decreto sull’Afghanistan resta così com’é, non siamo d’accordo e annunciamo il nostro voto contrario”. Questo è il contenuto che otto senatori della maggioranza hanno scritto in una lettera indirizzata a Romano Prodi per manifestare la loro contrarietà all’accordo raggiunto ieri tra i ministri D’Alema, Parisi e Chiti con i capigruppo dell’Unione.

A sottoscrivere l’appello sono Gigi Malabarba, Claudio Grassi, Franco Turigliatto e Fosco Giannini del Prc, Mauro Bulgarelli, Loredana de Petris e Giampaolo Silvestri dei Verdi, Fernando Rossi del Pdci.

“La proroga della missione militare in Afghanistan, che il Consiglio dei ministri si prepara a varare venerdì, non contiene elementi di discontinuità con le politiche attuate dal governo Berlusconì “e ‘se il decreto non verra’ cambiato, con un esplicito riferimento ad una exit strategy dall’Afghanistan, il nostro voto al Senato sarà no”. scrivono gli otto senatori.

“Non basta la riduzione di qualche centinaio di militari (su questo vedremo concretamente i numeri del decreto) a cambiare la natura di un impegno – sottolineano – che anzi oggi supera di gran lunga quanto previsto nel 2002″. E “il comitato parlamentare di monitoraggio, senza neppure definire un tempo di verifica per la missione, non è sufficiente a cambiare la natura di una scelta che abbiamo sempre avversato”.

In ogni caso, sottolineano, “non siamo stati eletti per votare una proroga ad una missione militare nei confronti della quale abbiamo sempre detto di no e che non è contenuta nel programma. Se l’esecutivo, sull’Afghanistan, fa una proposta simile a quella del precedente governo non può meravigliarsi di non avere il nostro voto e di trovare quello di qualche settore del centro destra. E’ quanto avvenuto in questi anni con il voto bipartisan, a cui i parlamentari pacifisti hanno per ben otto volte detto no”.

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Odg approvato dalla conferenza dei Giovani Comunisti di Genova

28 Giugno 2006 Commenti chiusi

ORDINE DEL GIORNO (approvato all’unanimità con 20 voti a favore un astenuto)

- Tenuto conto dello scenario internazionale, che continua a vedere presenti nel mondo situazioni di crisi gravi, guerre, occupazioni e/o spartizioni imperialiste vere e proprie (ad es Afghanistan e Iraq);
- visto lo stato in cui si trova l?Italia, che vede, sul versante delle lotte e delle rivendicazioni sociali, quotidiani attacchi portati ai diritti dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei giovani in definitiva dei soggetti più deboli nel mondo del lavoro, della scuola, dell?università da parte di una borghesia che utilizza a seconda delle proprie convenienze del momento i poli di centrodestra e di centrosinistra;
- considerato che dal nuovo governo di centrosinistra il proletariato italiano si aspetta che vengano cancellate alcune delle leggi peggiori fatte dagli ultimi governi sia di centrodestra che di centrosinistra;
-
la III Conferenza dei Gc della federazione di Genova

- ritiene positiva ma non sufficiente la sconfitta del centrodestra alle ultime elezioni;
- formula già oggi un giudizio negativo rispetto ai primi atti del nuovo governo, alle sue politiche, agli attacchi riservati nei confronti del Prc da parte degli stessi alleati di governo;
- chiede al Prc di verificare, sulla base di tali evidenze materiali e non di ragionamenti politicisti (e mettendo al primo posto i contenuti, non le alleanze), l?azione del governo Prodi e di tutti i governi locali a cui il Prc partecipa;
- chiede a tal proposito al Prc di esprimere una posizione chiara su due questioni centrali ? guerra e politiche sociali ? dicendo no al mantenimento di truppe di occupazione italiane all?estero e a manovre finanziarie che vadano a colpire la classe operaia e i ceti popolari;
- infine, impegna i Gc a stare in prima fila nelle lotte, nei movimenti, nelle rivendicazioni che verranno portate avanti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, senza farsi irretire dalla logica del ?governo amico?.
Alessandro Leni
Alessandro Lentini

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Imponenti manifestazioni studentesche anche in Grecia

28 Giugno 2006 Commenti chiusi


Decine di migliaia di studenti hanno manifestato oggi in tutta la Grecia contro la legge di riforma della scuola che privatizza, aziendalizza e apre le porte degli istituti alla polizia (fino ad oggi impossibilitata a entrare per legge). Cosi’ come per quanto riguarda il Cile la stampa italiana sta mettendo il silenziatore all’ondata di lotte studentesche che in quest’utlimo mese sta attraversando il mondo. Evidentemente il pericolo dell’emulazione e’ sentito.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Tangenti bipartisan nella sanita’

27 Giugno 2006 Commenti chiusi

Domani Don Raffaele Fitto, parlamentare di Forza Italia ed ex presidente della Regione Puglia, deporra’ davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Fitto e’ accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti nell’ambito di una vicenda di corruzione legata alla sanita’ in cui sono coinvolti politici, imprenditori e perfino l’arcivescovo di Lecce, Monsignor Ruppi. Fa riflettere il fatto che in questi giorni, mentre Padoa Schioppa parla di rigore e si dice preoccupato soprattuto dalla spesa sanitaria “fuori controllo”, in tutta la penisola e’ tutto un susseguirsi di scandali che riguardano proprio la sanita’. Ma Padoa Schioppa non sembra aver colto il nesso o almeno fa vista di non essersene accorto. Da Lady Asl a Lady Daniela Fini nel Lazio fino alla Puglia di Raffaele Fitto appunto fioriscono le tangenti. Malcostumi berlusconiani? Non solo. E non semplicemente perche’ nel Lazio le indagini sfiorano esponenti dell’Unione come Piero Badaloni e il ministro Fioroni. In Puglia e’ indagato per aver finanziato Fitto l’imprenditore Angelucci, dirigente di Tosinvest (il secondo gruppo privato nella sanita’ italiana) e re delle cliniche romane, editore di Libero, ma anche del Riformista, quotidiano fino a qualche tempo fa vicino a D’Alema e diretto da Antonio Polito, oggi parlamentare della Margherita. Angelucci fu protagonista anche del salvataggio dei Ds dal tracollo finanziario acquistando il 50% delle azioni della societa’ che si era accollato il debito dell’ex Pci. Chi difende Angelucci? Guido Calvi, senatore ed emerito avvocato dei Democratici di Sinistra. Guarda un po’ che combinazione. Insomma Padoa Schioppa, volendo recuperare un po’ di denaro per i disastrati bilanci dello Stato potrebbe guardarsi intorno, non troppo lontano da se’. Vogliamo scommettere che invece preferira’ fare qualche taglio alla spesa? E se non lo fa, qualcuno a sinistra dira’ qualcosa? Perche’ se nessuno dice niente significa che si e’ complici. Non basta dire che se va via Prodi torna Berlusconi per salvarsi l’anima. O no?
Riferimenti: Un articolo da Il Foglio

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Cinema: "La memoria del saccheggio" di F. Solanas

27 Giugno 2006 Commenti chiusi


E’ uscito nelle sale il 23 giugno. Dopo “la dignità degli ultimi” ancora un documentario sui disastri del capitalismo in Argentina. La Francia del Sudamerica precipitata nel giro di pochi anni nel vortice della fame e del sottosviluppo. Da vedere.

(da Il Corriere della Sera)I peggiori anni della vita argentina

Fernando Solanas, tornato in patria dopo l’ esilio parigino costretto dall’ Ora dei forni, sta finendo una trilogia sui peggiori anni della vita in Argentina; ma da noi, mossa geniale, è uscito prima la Dignità degli ultimi, mentre questo era l’ incipit di un orrore sociale senza uguali. La storia politica fino al crollo di De La Rua è narrata dall’ autore in una docu-fiction di massa con grande pathos e corredata da spaventose cifre: tassi di credito al 50%, 80.000 alle ferrovie senza lavoro, 130 milioni di dollari di debito pubblico, quindi strapotere degli americani, del dollaro, dell’ ideologia liberista che svende l’ industria locale. Il film lotta con memoria pedagogica contro l’ oblio, accelera questioni non solo argentine, osservando un mostruoso diario d’ eventi dal 1989 in poi, anni colpiti al cuore dalla peggior globalizzazione. Cry, cry for me Argentina.
Maurizio Porro

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Referendum: un voto che rafforza o indebolisce il governo?

27 Giugno 2006 Commenti chiusi

Apparentemente sembra che Prodi esca rinfrancato dall’affermazione referendaria. Certo e’ che Berlusconi ne esce ridimensionato. Mantiene il primato in Lombardia e Veneto ma viene brutalmente sopraffatto in Sicilia, dove i mal di pancia dell’Udc sembra che abbiano avuto il loro effetto. Ma i risultati in altre regioni, come Lazio e Calabria, fanno pensare che anche An non abbia sentito particolarmente il vincolo di maggioranza.
Se e’ cosi’ e’ chiaro che il tentativo di disperato di mantenere alta la tensione tra i poli da parte di Forza Italia, dopo il buon risultato delle politiche, segna il passo. E si va quindi verso un allargamento della maggioranza. Che potrebbe verificarsi a partire dall’ormai prossimo voto sull’Afghanistan. Tuttavia l’allargamento della maggioranza non sarebbe un buon segno per Prodi, perche’ farebbe venir meno l’unica prerogativa che finora lo ha reso “indispensabile”, quella di essere l’unico in grado di fare da garante della “lealta’ ” delle componenti “folkloristiche” – come le definisce lui – della coalizione. Se la maggioranza si allarga di questa mediazione non c’e’ piu’ bisogno e Prodi diventa sostituibile. Per questo – come scrivevo a caldo subito dopo le elezioni del 9 aprile – le sorti di Prodi e di Berlusconi sono legate a doppio filo. Quando salta uno si aprono le porte alla defenestrazione dell’altro. Quindi se fossi il Presidente del Consiglio, aldila’ dei sorrisi di prammatica e dei tripudi di facciata, da stasera non dormirei sonni molto tranquilli…

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Crollo sulla Catania-Siracusa: chi sta dietro la tragedia?

26 Giugno 2006 Commenti chiusi

Esattamente un anno fa, il 27 giugno 2005, ?mentre venivano effettuate le prove di carico ai fini del collaudo statico del viadotto «Capo di Ponte» (linea Catania-Siracusa), nella fase di posizionamento dei carichi, nel momento in cui si stava posizionando il sesto autocarro dei dieci previsti, si è verificato lo scivolamento laterale dell’impalcato con il conseguente ribaltamento degli autocarri già in sito. Ciò ha provocato la morte di un autista ed il ferimento di altri quattro? (risposta a un?interrogazione parlamentare dell?ottobre scorso). Qualche giorno fa un?altra tragedia, il crollo di un ponte, con la morte di un operaio e diversi feriti, alcuni dei quali gravi. Le persone coinvolte nell?incidente lavorano per la Spic srl di Vicenza, ma il general contractor (cioè l?azienda che vince l?appalto e affida i lavori ad altre imprese) della tratta Siracusa-Catania è la Pizzarotti di Parma. E? una delle principali imprese edili italiane. Attiva nel settore degli appalti militari (Comiso, Sigonella, Maddalena e tutti gli insediamenti Nato in Italia), delle carceri e delle infrastrutture. In questo campo in particolare ha rilevato la Garboli-Conicos, leader degli appalti nel messinese e si è piazzata in prima fila nel business del Ponte di Messina. A dirigere questa sua controlata ha messo un suo consigliere di amministrazione, Franco Nobili, andreottiano storico, ex presidente dell?Iri dall?89 al ?93, anno in cui fu arrestato nell?mbito delle inchieste di Tangentopoli, oggi vicepresidente dell?Igi (Istituto Grandi Infrastrutture). La Pizzarotti è attiva anche nel settore dell?Alta velocità. Non a caso proprio sotto Nobili l?Iri diede il primo impulso alla progettazione del Tav. Anche Paolo Pizzarotti fu coinvolto nelle vicende di Tangentopoli. Ammise di aver versato 500 milioni all?allora tesoriere della Dc Severino Citaristi in cambio di un sostegno nel business dell?aeroporto di Malpensa. Nel ?99 fu estromesso dal Consorzio Tav per la tratta Roma-Napoli insieme ad alcuni amministratori locali e ad Agostino Di Falco, amministratore dell?Icla, una delle imprese edilizie affidatarie dei lavori infiltrata dalla camorra. Per inciso l?Icla ottenne l?affidamento dei lavori su garanzia fornita da Prodi, allora presidente dell?Iri, che all?epoca ?ha dato una performance di garanzia piena e ha verificato a cascata? (deposizione del manager Tav Ercole Incalza resa alla Commissione Antimafia). Vicino di pianerottolo del Procuratore di Parma, Giovanni Panebianco (amico del commercialista della famiglia Tanzi e sponsor di Antonino Rizzone, personaggio in odore di mafia, nell?entourage degli industriali emiliani), Pizzarotti venne indagato insieme allo stesso procuratore per gli strani rapporti che li legavano e che gli fruttarono anche alcuni benefici giudiziari. Dopo il fallimento dell?Icla, la Pizzarotti ne rilevò le attività, in particolare gli appalti nel settore carcerario, un altro campo in cui tangenti e infiltrazioni malavitose si sprecano.

Nel campo degli appalti la Pizzarotti, come è abitudine, si muove in cordata con altre imprese ?amiche?. Ad esempio il Gruppo Trevi, coinvolto proprio nella Siracusa-Catania, e attivo anch?esso nel settore degli appalti legati ai militari (ad es. per la ricostruzione in Iraq), ma soprattutto alcune società aderenti alla Lega delle Cooperative, come Ccc e Cmc, con cui la Pizzarotti collabora sia nel settore delle infrastrutture (Tav e Ponte) sia in altri campi (Cmc e Pizzarotti hanno dato vita a una joint venture attiva nelle Filippine). Così come la stessa Cmc è una delle principali committenti per lavori all?estero del Gruppo Trevi (ad es. per il recupero di una diga nel Mozambico).

Un agglomerato di interessi economici, politici, mafiosi impressionante. A cui nessuno ha il coraggio di mettere mano. Stranamente il ministro Di Pietro – che di queste vicende dovrebbe sapere qualcosa – parla di errore di progettazione.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,