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Archivio Ottobre 2006

(Corriere Mercantile) Sciopero alla Marconi

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Marconi, ristrutturazione nonostante lo sciopero

Da domani ventotto dipendenti di Marconi spa passano alla Johnson Controls. Si procede a dispetto della richiesta dei sindacati di rinviare l’avvio della procedura oltre il 10 novembre, cioè dopo l’incontro che dovrebbe fornire un quadro generale sul futuro di Marconi all’interno di Ericsson. II “trasferimento di ramo d’azienda” è solo uno dei temi sul tavolo. Ieri mattina, circa duecento lavoratori in sciopero per due ore hanno percorso in corteo le vie di Sestri Ponente, dove ha sede Marconi, per sottolineare le loro preoccupazioni per l’integrazione con Ericsson e per una politica che suddivide i lavoratori in tre società diverse (Marconi spa, cioè Genova, Marconi Sud ed Ericsson). Oltre all’esternalizzazione alla Johnson.
?Scioperiamo perché Ericsson sta procedendo con le integrazioni disinteressandosi dei lavoratori e delle funzioni che svolgono – dice Alessandro Di Lucia della Rsu Fiom-Cgil di Marconi -. L?azienda non vuole il confronto con i lavoratori e il sindacato. Non sta dando indicazioni su dove vuole andare, come ci vuole arrivare e in quanti. Dà vaghe assicurazioni sul mantenimento del sito, delle produzioni, dei valori aggiunti. Non dice mai cosa pensa delle persone. Noi siamo cattivi, malpensanti e un po’ di sinistra. Ma nell’ultimo mese e mezzo hanno chiamato decine di persone, e alcune più volte, gentilmente invitandole a lasciare l’azienda con una buona uscita. Nulla di illegale. Ma ci preoccupa che questo proceda di pari passo con gli annunci che tutto va bene?. Non sono vaghi timori per un futuro di cambiamento a preoccupare, ma segnali contraddittori e ancora poca chiarezza su cosa sarà di Marconi e dei dipendenti, sottolineano i delegati e i sindacati che venerdì scorso avevano già organizzato un’assemblea aperta alla presenza del sindaco e del presidente della Provincia. Per spiegare alla città i loro timori. Domani sarà ufficializzato
il trasferimento di ventisei persone alla Johnson Controls, con sede a Milano, specializzata nella gestione dei servizi generali per conto terzi. che assorbirà lavoro e addetti anche da Marconi Sud, per un totale di cinquanta persone sul territorio nazionale. I dipendenti Marconi “ceduti” giovedì mattina si riuniranno in assemblea per valutare la situazione. Intanto l’unità commerciale di Marconi è già passata dal primo ottobre direttamente
sotto le insegne di Ericsson, anche se i lavoratori resteranno al loro posto a Genova. I prossimi spostamenti dovrebbero riguardare l’unità della ricerca, ma non è ancora chiaro se passerà da Ericsson a Marconi spa o viceversa e alcune produzioni che dovrebbero essere spostate da Genova a Marconi Sud. La prossima settimana le istituzioni incontreranno i vertici di Ericsson per chiedere loro un quadro più definito sul processo di integrazione di Marconi. Il giorno successivo toccherà ai sindacati.
[m.z.]

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2/11: Cremaschi a Genova chiude la campagna Stoprecarietàora

31 Ottobre 2006 Commenti chiusi


StoprecarietàoraLiguria_____________________________
Verso il 4/11 – Comitato Promotore Ligure

Genova, 31 ottobre 2006

COMUNICATO STAMPA

Giovedì 2 novembre terremo l’assemblea di chiusura della campagna che come
Comitato Promotore Ligure di Stoprecarietàora abbiamo portato avanti in
queste settimane per promuovere la manifestazione nazionale del 4 novembre a
Roma. Alleghiamo la locandina sottolineando la partecipazione di Giorgio
Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente del Comitato
Promotore nazionale. Per informazioni tel. 3337914004 (Marco Veruggio)

GIOVEDI’ 2 NOVEMBRE alle 17
Sala CdC Palazzo Fieschi
Via Sestri 34
Genova Sestri P.

Perché diciamo:
“Stop Precarietà Ora!”

INTERVENGONO:

Stefano Boero – LavoroSocietà Cgil

Marco Veruggio – Rifondazione Comunista

Antonio Bruno – Forum del Ponente Genovese

Marco Scanavini – Confederazione Cobas

GIORGIO CREMASCHI

Comitato promotore nazionale
“STOPRECARIETÀORA!”

Il 4 novembre vieni con noi a Roma per dire
“NO alla precarietà!”
e rivendicare un futuro certo per i giovani,
diritti e dignità al lavoro di tutti.
Riferimenti: Sito Stoprecarietàora

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(da canisciolti.info) Gli affari della Halliburton in Iraq

30 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Gli appaltatori Usa fanno affari con i fondi per la ricostruzione dell’Iraq

Secondo una stima del governo realizzata ieri, le spese correnti hanno impegnato più della metà del budget di alcuni progetti per la ricostruzione in Iraq. Il più alto ammontare di spese correnti si è riscontrato nei contratti che si è aggiudicata la KBR, la società affiliata alla Halliburton già nota come Kellogg Brown & Root.

Il rapporto ha fornito la prima stima ufficiale secondo la quale, in alcuni casi, si stava spendendo più denaro per il vitto e alloggio degli impiegati, per sbrigare lavoro d?ufficio e per occuparsi della sicurezza che non nell?effettiva costruzione. I tassi delle spese correnti sono variati da meno del 20% a oltre il 55% dei budget, secondo il rapporto dell?Ispettore Generale per la Ricostruzione in Iraq. Negli Stati Uniti, per simili progetti, quelle spese tendono generalmente ad una piccola percentuale.

Il più alto ammontare di spese correnti si è riscontrato nei contratti che si è aggiudicata la KBR Inc., la società affiliata alla Halliburton già nota come Kellogg Brown & Root, messa diverse volte in dubbio dai critici al Congresso e altrove.I costi effettivi per molti dei progetti potrebbero essere anche maggiori rispetto alle stime, si dice nel rapporto, dal momento che gli Stati Uniti non hanno precisamente indicato quanto di tali spese sia stato scalato dai 18.4 bilioni di dollari finanziati dai contribuenti per la ricostruzione approvata dal Congresso due anni fa.

Nel rapporto si legge come la ragione principale non sia stata il bisogno di garantire la sicurezza, nonostante questi costi siano chiaramente aumentati date le pericolose circostanze, e rappresentino un onere su cui tanto gli appaltatori quanto i funzionari americani scaricano consuetamente le colpe per tali aggravi.

Al contrario, l?Ispettore Generale ha segnalato un semplice difetto burocratico: gli Stati Uniti hanno mandato in Iraq gli appaltatori con le loro attrezzature, lasciandoli poi rimanere inattivi per mesi. Il ritardo tra la ?mobilitazione?, o il raggruppamento delle squadre in Iraq, e l?inizio della ricostruzione effettiva è durato nove mesi.

?Il governo ha fatto un fischio a questi ragazzi mandandoli in Iraq e il tassametro è partito,? ha detto Jim Mitchell, un portavoce dell?ufficio dell?Ispettore Generale. ?Al governo è stato fatturato anche per nove mesi, prima che i lavori iniziassero.? I risultati sono simili a quelli raggiunti da una crescente lista di ispezioni, controlli e indagini che hanno portato alla conclusione secondo la quale il programma di ricostruzione in Iraq si sia spesso dimostrato inadeguato per le più banali delle ragioni: contratti formulati male, supervisione inefficace o inesistente, rinvii non necessari dei progetti e lavori di costruzione terribilmente inadeguati.

?Questo rapporto è l?ultimo capitolo di una lunga, triste e dispendiosa storia su come il fare accordi in Iraq fosse più uno spalare denaro fuori dalla porta che ottenere davvero risultati concreti sul campo,? ha dichiarato Stephen Ellis, vicepresidente dei Taxpayers for Common Sense a Washington.

?Questi contratti avevano lo scopo di progettare e costruire importanti installazioni per infrastrutture petrolifere, ospedaliere e per l?educazione, ma in alcuni casi più della metà del denaro ha invece gonfiato i fondi aziendali,? ha detto. Nonostante il rapporto federale ponga gran parte del fardello riguardante le spese direttamente sulle spalle dei funzionari statunitensi a Baghdad, i risultati finali variano ampiamente su un campione di contratti esaminati dagli ispettori, da meno del 20% per alcune compagnie fino ad oltre il 55%.

Un contratto petrolifero assegnato ad una joint venture tra la Parsons, una compagnia americana, e la Worley, dell?Australia, ha sostenuto spese correnti per almeno il 43%, secondo quanto riscontrato dal rapporto. Un contratto ottenuto dalla Parsons singolarmente per costruire ospedali e carceri ha sostenuto spese correnti per almeno il 35%; in un altro caso si trattava del 17%.

La più bassa percentuale è stata rilevata in alcuni contratti ottenuti dalla Lucent, all?11%, ma il rapporto specifica come consistenti porzioni di spese correnti in questi casi non si siano potute determinare. Il rapporto non spiega perché le percentuali di spese correnti della KBR su quei contratti – contratti per un totale di 296 milioni di dollari – fossero oltre il 10% maggiori rispetto a quelle delle altre compagnie ispezionate. Nonostante le critiche rivolte in passato alla KBR, il Genio Militare, che amministra quegli accordi, ha regolarmente acconsentito al pagamento della maggior parte delle spese sostenute dalla compagnia.

Melissa Norcross, portavoce della KBR, ha dichiarato in una risposta scritta alle domande poste, ?E? importante sottolineare come l?Ispettore Generale non stia mettendo in dubbio nessuna delle spese della KBR a cui si fa riferimento nel rapporto.? Tutte queste spese sono state sostenute sotto la supervisione del cliente e a suo beneficio,? ha detto, facendo riferimento al Genio Militare delle Forze Armate, incaricato dei contratti petroliferi.

Ma un abituale critico della Halliburton, il Membro del Congresso Henry A. Waxman, Democratico della California, membro più importante dello staff di minoranza della House Committee on Government Reform, ha confutato tali affermazioni. ?E? incomprensibile che più di 160 milioni di dollari – oltre la metà del valore del contratto – siano stati sperperati per le spese correnti,? ha riferito Waxman in una dichiarazione scritta.

Il leader di maggioranza dello stesso comitato, Thomas M. Davis III, Repubblicano della Virginia, ha preferito non commentare.Una portavoce della Parsons, Erin Kuhlman, ha precisato come gli Stati Uniti abbiano classificato le spese correnti e i costi di costruzione diversamente da contratto a contratto in Iraq, rendendo difficile effettuare dei confronti diretti. ?La Parsons ha sostenuto, fatturato e riportato i costi effettivi come stabilito dal governo,? ha dichiarato.

In Iraq, dove i materiali da costruzione sono scarsi e gli appaltatori devono provvedere alla sicurezza dei siti di lavoro e ad un alloggio per gli impiegato occidentali, i funzionari hanno affermato di aspettarsi spese correnti per almeno un 10%, ma gli appaltatori e i funzionari americani hanno ammesso con riluttanza che i costi effettivi si sono rivelati maggiori.

Ma addirittura l?alta percentuale del 55% potrebbe essere sottostimata, ha dichiarato Mitchell, dal momento che spesso non si è cominciato a registrare le spese correnti se non mesi dopo che le compagnie sono state mobilitate. Ha poi aggiunto che dato il modo casuale in cui il governo ha tracciato i costi, non è possibile stabilire quanto le cifre riflettano le spese correnti effettive nell?intero programma.

Le conclusioni del rapporto sono state desunte dall? 1.3 bilioni di dollari in contratti per i quali i soprintendenti del governo statunitense si sono sforzati di individuare le spese correnti, sui totali 18.4 bilioni di dollari riservati alla ricostruzione in finanziamenti supplementari specifici per l?anno fiscale 2006.

Una volta sommati tutti i contributi americani e iracheni, le diverse stime per i costi del programma di ricostruzione variano dai 30 ai 45 bilioni di dollari. Alcuni passaggi inclusi nel Defense Authorization Act, firmato la scorsa settimana dal Presidente Bush, prevedono che l?ufficio dell?Ispettore Generale interromperà l?esaminazione di quelle spese entro ottobre del prossimo anno.

Il Generale McCoy, che fino a poco tempo fa comandava la divisione del Genio Militare nella regione del Golfo Persico, controbatte alcuni dei risultati raggiunti dall?Ispettore Generale in una lettera allegata al rapporto. Cose come ?aspettare il calcestruzzo per curare? potrebbero ancora avere luogo durante quelli che sembrano periodi di inattività, ha scritto il Generale McCoy, così come un periodo di tranquillità non significa che il progetto non stia andando avanti.?

Ma molti dei rinvii avvenuti nel 2004 hanno avuto luogo in seguito a sviluppi politici in Iraq, si legge nel rapporto dell?Ispettore Generale. All?inizio di quell?anno il Governo americano in Iraq, la Coalition Provisional Authority, ha mobilitato molte della compagnie.

Dopo la scomparsa dell?Authority nel giugno 2004, lasciando la conduzione nelle mani del governo iracheno, i principali funzionari americani hanno poi mantenuto inattive per mesi le compagnie, mentre i responsabili riscrivevano i piani di ricostruzione, alzando così i costi dal momento che poco lavoro era stato portato a termine.

di James Glanz – Traduzione di Sara Zagaria per Cani Sciolti

Pubblicato: 25 ottobre 2006 – Fonte: New York Times

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La polizia è entrata a Oaxaca

30 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Migliaia di agenti dlla Pfp sono entrati ieri ad Oaxaca sfondando le barricate erette nelle settimane scorse dalla popolazione, hanno occupato i principali centri di potere, effettuato decine di arresti, che si aggiungono ai morti (almeno 4 secondo le voci confuse che arrivano via internet), ai feriti e alle sparizioni di militanti dell’Appo. L’Assemblea Popolare denuncia l’aggressione ordita dal Governo dopo le provocazioni da parte di bande paramilitari mandate dal Governatore Ulises Ruiz e convoca manifestazioni di protesta per i prossimi giorni. Invita inoltre a organizzare manifestazioni di denuncia e di solidarietà in tutti i paesi del mondo per rompere il velo di omertà steso dai media ufficiali su quanto sta accadendo in Messico. Ieri a Milano una cinquantina di esponenti dell’Associazione Ya Basta hanno realizzato la prima azione dimostrativa davanti al Consolato del Messico. Le trasmissioni via etere delle emittenti radio di Oaxaca sono state bloccate ma è possibile ascoltare via internet Radio Universidad de Oaxaca (qui sotto riportiamo il link). E’ chiaro che questa vicenda ridà ossigeno alla crisi istituzionale di qualche mese fa che aveva visto il candiato della sinistra Obrador, sconfitto, denunciare brogli da parte del Governo in Carica di Vicente Fox. Per il 20 novembre Obrador ha convocato una grande manifestazione dell’opposizione proprio a Oaxaca.
Riferimenti: Radio Universidad de Oaxaca

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(Panorama) Fausto prepara il Partito del Lavoro

29 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Il 18 novembre le minoranze della Quercia presentano il manifesto contro il Partito democratico. Sarà il primo passo verso l’intesa con Rifondazione e la costruzione di una nuova forza.

Partito del lavoro: se nascerà una nuova forza alla sinistra dei Ds, quasi sicuramente il suo nome sarà questo. Piace a Fausto Bertinotti, che finirebbe per assumerne la guida morale. Piace al capo della minoranza diessina Fabio Mussi e al segretario di Rifondazione Franco Giordano, i due candidati alla leadership politica. E non dispiace a Nichi Vendola, possibile terzo incomodo: se non si ricandiderà alle prossime elezioni regionali, il governatore della Puglia avrà un futuro assicurato a Roma.
Oltre a un possibile nome c’è anche un modello organizzativo a cui ispirarsi: quello della Cgil, con le sue strutture verticali (i sindacati di categoria) e le leghe territoriali. Una confederazione, insomma, tra forze politiche che mantengono una loro identità a livello nazionale ma trovano momenti di sintesi unitaria a livello periferico.

Le cose, tra Rifondazione comunista e sinistra diessina, sono andate parecchio avanti. E il processo di avvicinamento si accelera man mano che, sul versante moderato dell’Unione, assume concretezza il progetto di un Partito democratico, frutto di una fusione tra Ds e Margherita. Ipotesi che non piace alla minoranza diessina, pronta alla scissione e al trasloco nel Partito del lavoro.
Tutto è subordinato allo sbocco finale del movimento tra Quercia e Margherita. E alla forma che assumerà il futuro Partito democratico: una federazione che lasci intatte le identità delle due forze o un partito del tutto nuovo costruito sull’azzeramento delle loro storie? Nel primo caso si ridurrebbe il rischio di una scissione della Quercia.
Nel secondo non solo la rottura sarebbe inevitabile, ma potrebbe assumere proporzioni più vaste di quanto si possa immaginare.

Sarà il congresso diessino, fissato per la primavera 2007, a dire l’ultima parola. Ma intanto la minoranza interna si sta preparando per l’eventualità più traumatica. Un percorso è già stato definito, sin nei minimi dettagli.
Il primo appuntamento è fissato per il 18 novembre, quando si terrà a Roma una manifestazione nazionale di tutte le minoranze diessine contrarie allo scioglimento della Quercia nel Pd: il correntone di Fabio Mussi, la sinistra per il socialismo di Cesare Salvi e la componente ambientalista di Fulvia Bandoli.

L’iniziativa dovrebbe segnare la fine di un lungo conflitto tra le minoranze, che convergeranno su un manifesto contro il Pd, la base per una mozione unitaria al congresso del partito. Mussi e Salvi osservano con attenzione i movimenti all’interno della maggioranza che si riconosce nelle posizioni del segretario Piero Fassino, di Massimo D’Alema e Walter Veltroni. In quell’area non tutti sono disposti a rinunciare all’identità socialista della Quercia.
Tra questi stanno venendo allo scoperto personaggi come Gavino Angius, Peppino Caldarola, Gianni Cuperlo e Valdo Spini. Un tempo quasi tutti di stretta osservanza dalemiana, oggi sono pronti a defilarsi e a firmare un’autonoma mozione congressuale che vincoli i Ds alla famiglia del socialismo europeo. Se la loro posizione dovesse uscire sconfitta dalla battaglia congressuale, il fronte scissionista potrebbe allargarsi.

È proprio quello che sperano Mussi e Salvi, i quali danno già per scontata la vittoria dell’asse Fassino-D’Alema-Veltroni. Al punto che, dopo la manifestazione del 18 novembre, già hanno previsto gli altri passaggi. Innanzitutto iniziative pubbliche per marcare il dissenso da alcuni aspetti della Legge finanziaria, in particolare sui temi del lavoro, dei diritti e della scuola. Poi la formazione di gruppi parlamentari «socialisti», autonomi da quelli dell’Ulivo.
Infine, dopo il congresso dei Ds, liste unitarie con Rifondazione comunista alle prime elezioni nazionali utili. Quello dovrebbe essere il momento dell’abbraccio con Bertinotti. Il cui partito, nel frattempo, avrà portato a compimento il percorso verso la Sinistra europea, tappa intermedia prima della nascita del Partito del lavoro.

L’itinerario parallelo di Rifondazione è iniziato già nel 2004, attraverso un dialogo con una serie di forze della sinistra radicale europea. Ed è proseguito con la raccolta di schegge provenienti dagli altri tronconi della sinistra. In particolare dalla Quercia, con Pietro Folena e Antonello Falomi.
A loro dovevano aggiungersi due leader Cgil, il segretario dei metalmeccanici Gianni Rinaldini e quello della funzione pubblica Carlo Podda, il cui trasloco è stato però congelato in attesa della nascita del Partito del lavoro.

Intanto tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo terranno le rispettive conferenze di organizzazione le forze che hanno già annunciato l’adesione a Sinistra europea. Franco Giordano dovrà vincere alcune resistenze delle minoranze interne. In modo particolare l’opposizione di Salvatore Cannavò e quella di Claudio Grassi, del gruppo l’Ernesto, contrari a uno scioglimento di Rifondazione in un nuovo partito, comunque a uno scolorimento dell’identità comunista.

Oltre a Rc e al gruppetto di Folena e Falomi («Sinistra unita»), tra i soggetti che hanno aderito ci sono una minuscola pattuglia di amministratori locali del Pdci («I rosso-verdi»), i «liberi aderenti», una serie di personalità del mondo della cultura e del giornalismo (tra cui i registi Mario Monicelli e Wilma Labate) che fiancheggiano il partito di Bertinotti e sono guidati da Danielle Mazzonis, sottosegretario alla Cultura.

Poi, in primavera, è previsto il congresso di costituzione della Sinistra europea. E infine il ricongiungimento con gli scissionisti dei Ds per dare vita al Partito del lavoro. Obiettivo al quale tengono molto alcuni dei leader della sinistra radicale tedesca come l’ex socialdemocratico Oskar Lafontaine e l’ex comunista della Rdt Gregor Gysi.
Saranno entrambi in Italia il 30 e il 31 ottobre. In agenda, una serie di incontri. Quelli decisivi saranno con Bertinotti, Mussi e Salvi. «Parleranno del nuovo partito» assicura il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore.

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Oaxaca: è iniziata la repressione

29 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Riportiamo un appello lanciato ieri dall’Assemblea Popolare del Popolo di Oaxaca, dopo l’aggressione da parte di bande paramilitari del Pri (Partido Revolucionario Istitucional)agli ordini del Governatore Ruiz, aggressione che ha dato il pretesto anche al Governo federale di Vicente Fox per inviare migliaia di agenti della Policia Federal Preventiva, allo scopo di ristabilire l’ordine e riportare a città sotto il controllo dello Stato, dopo cinque mesi di gestione diretta del potere da parte della popolazione india e dei maestri in sciopero. Nella giornata di venerdì ci sono stati 4 morti, tra cui Brad Will, reporter 36enne di Indymedia, ucciso mentre stava effettuando alcune riprese nella zona degli scontri. La popolazione di Oaxaca ci chiama a una mobilitazione, anche internazionale, per dare visibilità a una vicenda su cui i media nazionali stanno dando un’informazione assolutamente parziale e insufficiente e per mettere sotto pressione il Governo messicano affinché interrompa l’aggressione a mano armata. Cliccando sul link qui sotto è possiile vedere l’ultimo video di Brad Will, fino all’istante in cui l’operatore viene colpito a morte da un proiettile di fucile sparato da 30 metri, non si sa se a casaccio o mirando a un testimone scomodo.

Appello urgente
28 ottobre 2006
Voli continui stanno atterrando all?aeroporto della città di Oaxaca, centinaia di agenti della Policia Federal Preventiva si trovano già in città, mentre altri secondo alcune notizie si spostano lungo la carretera federal Cuacnopalan.
Fox, come aveva detto, cercherà di dare a Oaxaca la stessa soluzione che diede a Ateneo, la stessa soluzione che diede a Sicartsa e che sta cercando di dare all?Ezln: la repressione e la morte. Invece di punire i responsabili delle aggressioni e degli assassini di ieri, manda la Pfp per reprimere il popolo di oaxaca, in evidente complicità con l?assassino Ulises Ruiz.
Facciamo appello a tutte le organizzazioni solidali, a tutti i fronti, alla società civile del Messico e del mondo a organizzare mobilitazioni pacifiche e decise al fine di evitare questo bagno di sangue di cui anche il Governo Federale di Vicente Fox è complice.
Facciamo appello alle organizzazioni che si battono per i diritti umani, nazionali e internazionali, alla stampa nazionale e internazionale, affinché raggiungano la città di oaxaca per constatare i fatti di violenza che il Governo di Ulises Ruiz sta provocando, governo a cui si stanno affiancando Vicente Fox e Calderon (attuale presidente e futuro presidente: il passaggio di consegne dovrebbe avvenire il primo dicembre. NdR)
Tutto il potere al popolo
Assemblea popolare del popolo di Oaxaca

Riferimenti: L’ultimo video di Brad Will a Oaxaca

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Lettera all’Unione sulle pensioni

28 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Riforma delle pensioni
una lettera ai partiti del centrosinistra

(27 ottobre 2006)

Cari amici, per opportuna conoscenza vi invio copia della mail indirizzata a: Ai democratici di sinistra Alla Margherita A Rifondazione comunista Al PDC Ai verdi All’Italia dei valori. All’UDEUR

Siamo alcuni elettori della coalizione di centro-sinistra e vorremmo rendere noto il nostro parere circa una modifica del sistema pensionistico. Ci pare che nel programma dell’Unione, alla voce previdenza, fossero stati fissati alcuni paletti ben precisi, recitando esso testualmente:

“-eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
-affrontare il fenomeno dell’evasione contributiva con opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso un aumento di organico degli ispettori del lavoro del Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un con sistente aiuto per la lotta al sommerso;
-per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti pensionistici, intervenire sull’adeguamento delle pensioni al costo della vita e approntare misure efficaci che accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento dell’età media di pensionamento. ”

E’ ovvio che è su tali punti che dovrà far leva la modifica del sistema pensionistico, del resto la legge Dini del 1995 prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile, ma in modo graduale e secondo un principio di volontarietà. In ogni caso crediamo, in accordo con quanto affermato dalla sottosegretaria Rinaldi la quale ha ricordato che il programma dell’Unione non parla di innalzamento dell’età pensionabile: “Credo, quindi, che il vero problema delle pensioni non è quello della sostenibilità finanziaria bensì il livello bassissimo dei redditi che esse assicurano ai lavoratori”.

Ci chiediamo anche come è possibile che quando la società era più povera le pensioni (dopo un massimo di 35 anni di lavoro) raggiungevano l’importo dell’ultima retribuzione, mentre ora arriveranno al 50% circa. E’ evidente che in questi anni si è realizzata una colossale truffa che ha trasferito consistenti percentuali di ricchezza dal lavoro dipendente alle imprese. In ogni caso, se si voleva compiacere il fondo monetario, confindustria? e fare le scarpe sempre ai soliti, occorreva dirlo prima. Su questo punto crediamo sarebbe coerente far cadere il governo, se non rispettasse gli impegni presi con i propri elettori. Confidiamo in un po’ di saggezza e coerenza.

Un gruppo di lavoratori che ha votato a sinistra e vorrebbe continuare a farlo.

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Oaxaca: situazione di stallo

26 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Il Senato messicano ha visto respingere coi voti del Pan (Il partito del presidente Fox) e del Pri (a cui appartiene il governatore Ulises Ruiz) un dispositivo che avrebbe sancito la “dissoluzione dei poteri” a Oaxaca e quindi la definitiva sfiducia nei confronti di Ruiz e la convocazione di nuove elezioni. Ma il tentativo di convincere i 75mila maestri in sciopero da mesi a ritornare al loro lavoro attraverso la mediazione sindacale e le concessioni economiche attraversa una fase di stallo. Enrique Rueda Pacheco, sindacalista mediatore, viene contestato dalla base e la riunione che dovrebbe decidere in merito al ritorno dei maestri nelle aule non riesce a partire per mancanmza del numero legale tra i delegati che rappresentanola categoria.

Nel frattempo aumentano le provocazioni da parte di gruppi paramilitari simpatizzanti per Ruiz e L’Appo (Assemblea Popolare di Oaxaca) continua a mantenere il controllo del territorio, attraverso una forma di dualismo di poteri, e a rafforzare le difese rispetto a un prevedibile tentativo di aggressione violenta da parte dello Stato. Continuiamo a chiederci per quale motivo una vicenda che tiene banco da mesi sulla stampa italiana sia stata accuratamente espunta dalle pagine di cronaca estera.
Riferimenti: (Video) Alerta maxima

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4/11: Rassegna stampa

26 Ottobre 2006 Commenti chiusi


(da Il Secolo XIX) ?Io scado?, in piazza contro il precariato

Io scado il 31 marzo 2007, io scado il
primo settembre 2007 e io sono
scaduta lo scorso 24 settembre …? un
lungo elenco di facce e date di quelli
che scadono, l?esercito dei co.co.pro., i
collaboratori a progetto, dei co.co.co.,
quello coordinati e continuativi, e dei
contratti a tempo determinato. Lavoratori
a scadenza, facce e storie che il
partito di Rifondazione Comunista – Sinistra
Europea, ha deciso di raccontare
con l?iniziativa a carattere nazionale ?lo
scado il..? approdata in questi giorni
anche a Genova. Con una serie di gazebo
in giro per la città gli attivisti di Rc
cercheranno di raccogliere testimonianze
di precariato, e fotografare chi
vuole uscire allo scoperto, chi ha voglia
di raccontare la sua tragedia personale,
con tanto di lavagnettta in mano e data
di scadenza del contratto. Un?immagine
forte, che la trasmissione Rai Report ha
deciso di documentare riprendendo alcuni
di questi presidi avvenuti a Roma
nei giorni scorsi. Nella provincia di Genova
sono quasi settantamila i precari,
distribuiti soprattutto negli ormai tristemente
famosi call center, ma anche
nel pubblico impiego e nel settore privato,
come dimostra la ricerca portata
avanti da Eliana Como, del Dipartimento
Nazionale di Inchiesta del Prc, non
solo in Liguria ma anche in altre regioni
italiane. “Ci sono situazioni a dir poco
degradanti – afferma Eliana Como -
trattamenti al limite dello sfruttamento
e condizioni di lavoro che portano in
poco tempo all?alienazione. A Genova
c?è un call center in cui i responsabili
non solo ti chiedono di lavorare come
una bestia, ma davanti ad ogni postazione
mettono uno specchio, in cui invitano
gli operatori a guardarsi per controllare
che, in ogni istante della conversazione,
sorridano sempre. Altri call
center lavorano con aziende pubbliche,
e riescono a vincere l?appalto proprio
perché offrono un servizio a costi molto
bassi, dovuti alle paghe irrisorie che
conferiscono agli operatori”. Marco Veruggio,
segretario generale di Rifondazione,
sezione Liguria, porta un altro
sconfortante esempio genovese:
“All?azienda Fincantieri di Sestri Ponente
ha 900 dipendenti e 2.000 lavoratori
nelle ditte d?appalto, cioè la situazione
opposta a quello che dovrebbe accadere
secondo il contratto integrativo, che
prescrive che i lavoratori nelle ditte
d?appalto non superino il 30% del numero
dei dipendenti”. Questa iniziativa
si inserisce nella protesta a carattere
nazionale, ?Stop alla precarietà ora? che
Prc. insieme a Fiom, Arci, Cobas, centinaia
di dirigenti della Cgil, reti e associazioni
di lavoratori precari, organizzazioni
della sinistra sociale e politica,
porterà a Roma il prossimo 4 novembre
per dire basta al precariato: “Scendiamo
in piazza – spiega Veruggio – per
chiedere una soluzione a questo problema.
Bisogna abrogare la ?legge 30?
che ha codificato questa situazione, stabilizzare
i posti precari e ritornare a un
mercato del lavoro dove la forma prevalente
di contratto sia quella a tempo
indeterminato. Il precariato crea un
mercato del lavoro al ribasso, perciò
dovrebbero preoccuparsi e partecipare
anche gli assunti a tempo pieno”. Quello
che inoltre si chiede è di non alzare
l?età pensionabile, “perché altrimenti -
continua Verrugio – l?accesso al lavoro
per i giovani è ulteriormente ritardato.
Occorre poi difendere strenuamente i
contratti nazionali rispetto a quelli integrativi
(i cosidetti contratti di secondo
livello) che sono firmati a livello
aziendale e che a fronte di un contributo
minimo che integra il salario ordinario,
derogano pesantemente a ciò che
prescrive il contratto nazionale”. I1 dato
che unifica chi vive questa condizione
non è tanto il tipo di professione, o la
retribuzione. E’ la scadenza. “Puoi guadagnare
2.000 euro netti al mese facendo
il riceratore universitario, oppure
500 come centralinista – continua Como
- ma il dato fisso è che scadi, e non
è detto che il contratto ti venga rinnovato.
E un ricatto inaccettabile: o stai
alle regole ferree e bestiali che spesso ti
impongono, o il contratto non te lo
rinnovano”. A questo proposito anche il
mondo scientifico di Genova, alla vigilia
dell?inaugurazione del Festival della
Scienza, ha lanciato un allarme sul precariato
dilagante nel mondo della ricerca,
snocciolando dati inquietanti: più di
un precario per ogni persona strutturata.
Infine, ieri sera il Laboratorio occupato
Buridda nell?ex facoltà di economia,
ha promosso un workshop, ?Reflex,
precarieta allo specchio? a cui hanno
partecipato il sottosegretario al Ministero
del lavoro Rosa Rinaldi, I?assessore
regionale all?immigrazione Giovanni
Vesco e il segretario generale Cgil
Genova, Walter Fabiocchi.
Angelica Giambelluca

le STORIE
Alessandro e Fabrizio
quando l?impiego è a tempo
Alessandro scade il 15 dicembre, Fabrizio anche. II motivo per cui non riveliamo il loro cognome è che potrebbero
perdere anche questo, seppur misero, posto di lavoro. Entrambi
trentenni, con stipendi che definire magri è perfino
eufemistico. Alessandro lavora part-time al call center della
compagnia telefonica ?Tre? a Sampierdarena. E un co.co.pro.
e la paga mensile dipende dalla sua bravura: più contratti
stipula, più la paga aumenta. E quando è bravo bravo arriva a
guadagnare 500 euro al mese. E laureato in Scienze Politiche,
ma non sogna chissà quale posto, a lui andrebbe. bene anche
il call center, a tempo indeterminato però: “E’ un lavoro
snervante, per ottenere un minimo risultato devi fare 2000
telefonate – spiega Alessandro – e se ti permetti di assentarti
un giorno, non ti pagano. lo sono di Milano ma vivo a Genova
da tre anni, e al momento sto in un appartamento con altri
due ragazzi, anche loro precari”. Quando può, finito il lavoro
part-time, cerca qualche impiego occasionale, in discoteca o
in qualche bar: “Per fortuna la macchina riesco a mantenerla,
pero spero di non ammalarmi mai, perché non ho i soldi
neanche per una visista dal dentista”. Fabrizio, diploma in
ragioneria, lavora all?Amiu, con contratti trimestrali che ogni
volta spera gli rinnovino, a 900 euro netti al mese, per otto
ore giornaliere. Un mutuo da pagare da 500 euro (il mutuo
glielo hanno concesso perchè ii padre ha fatto da garante)
per un appartamento di 50 metri quadrati nel centro storico.
“In linea teorica il contratto a tempo determinato dovrebbe
darti più tutele rispetto ai co.co.pro. – spiega Fabrizio – ma in
realtà questo non avviene quasi mai. E difficile avere un
giorno di mutua e se vai in vacanza ti tirano battutacce”. La
situazione di Fabrizio forse è ancora più disperata di quella di
Alessandro, perché, a causa di determinate scelte aziendali,
per lui e per i suoi colleghi sono nulle le possibilità di passare
al tempo indeterminato. La pizza con gli amici? “Quasi mai,
anzi spesso per risparmiare vado a mangiare da mia madre”.

(da Il Corriere Mercantile)
RIFONDAZIONE COMUNISTA
Inchiesta sul precariato

Il precariato neila grande distribuzione commerciale
e nel pubblico impiego: sono questi i settori
su cui il partito della Rifondazione comunista
lancia una campagna che diventa inchiesta nazionale
e quindi regionale. Se n?è parlato ieri mattina
nella sede del Partito in via San Luca. “Dopo i
call center abbiamo intenzione di focalizzare l?attenzione
sulla grande distribuzione e sul pubblico
impiego – ha detto Eliana Como del dipartimento
nazionale inchiesta sul lavoro di Rifondazione”.
Nella prima ci sono moltissimi contratti part time
a pochissime ore (anche 16 alla settimana); nel
secondo restano i co.co.co, le partite Iva e il
tempo determinato”. Per rendere l?idea dell?essere
precario, Rifondazione, in vista di una manifestazione
nazionale sul precariato a Roma il 4 novembre
(a cui aderiscono fra gli altri Cobas, Arci,
Fiom e spezzone della Cgil), ha lanciato una
campagna fotografica, dove i precari vengono ripresi
in un gazebo per la strada con la data di scadenza
scritta su una lavagnetta (?Scado il…?). “il precariato crea un
mercato del lavoro al ribasso – ha aggiunto Marco
Veruggio, della segreteria regionale”. Perciò dovrebbero
preoccuparsi e partecipare anche gli assunti
a tempo pieno”.
A livello regionale, oltre ai gazebo per le foto, Prc
ha intenzione di approfondire i dati sull?utilizzo
del precariato negli enti locali. Infine, ieri sera alle
21, il Laboratorio occupato Buridda nell?ex facoltà
di Economia, ha promosso un workshop, ?Reflex precarietà allo
specchio?.

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Industria: domani assemblea pubblica su crisi Marconi

26 Ottobre 2006 Commenti chiusi


(da Repubblica)Marconi: lo spezzatino è in tavola

Lo spezzatino Marconi va avanti. ? Ieri dopo una giornata
di discussione e confronto senza soste in sede Confindustria
alla fine la direzione di Ericsson, la nuova proprietà della
Marconi, è rimasta ferma sulle sue idee: dal primo novembre
sarà ceduto il ramo d?azienda dei servizi generali,con i suoi 45 lavoratori, dei quali 26 a Genova, che passerà alle dipendenze
della multinazionale Johnson Control, la cui sede italiana è a Milano.
Fino all?ultimo i sindacati hanno chiesto di arrivare ad una sospensione
della procedura in attesa dell?incontro già convocato per venerdi
prossimo, quando la Ericsson si è impegnata a presentare il piano industriale, ma non c?è stata alcuna possibilità di mediazione.
Ameno che oggi non arrivino dalla direzione centrale indicazioni diverse, domani mattina sarà convocata un?assemblea in fabbrica e lo sciopero sarà inevitabile. Ieri all?incontro in Confindustria Liguria c?erano anche i sindacati nazionali, oltre a quelli locali,che al tavolo si sono trovati di fronte i vertici di Ericsson, quelli della Johnson, Confindustria Liguria e Confindustria lombarda. Da subito l?azienda si è dimostrata irremovibile, nonostante gli impegni presi al ministero solo pochi mesi fa. «Finora
eravamo in presenza di passaggi all?interno del gruppo – sottolinea Bruno Manganaro, segretario della Fiom – adesso invece le cose sono diverse, perché siamo in presenza di un?esternalizzazione, oltre tutto costruita all?ultimo momento e in modo strumentale, dato che il ramo d?azienda destinato ad essere ceduto è stato messo insieme
solo pochi giorni fa, anche con il passaggio di lavoratori da
un ufficio all’altro. Lo spezzatino Marconi è iniziato a ottobre, quando l?unità di marketing con i suoi 110 lavoratori genovesi è passata dalla
Marconi alle dipendenze dirette di Ericsson, dal primo novembre
è previsto ora il passaggio dei servizi alla Johnson. Si annuncia
poi un?altra operazione che è la cessione di ramo di azienda della
produzione da Marconi Genova a Marconi sud con sede a Marcianise (Caserta) e infine l?unificazione del settore della ricerca Ericsson con Marconi ricerca. Sul destino di Marconi si terrà un?assemblea pubblica domani pomeriggio alle 16 nella sala della circoscrizione di Sestri Ponente, sono invitati tra gli altri, il sindaco Giuseppe Pericu, il presidente della Provincia Alessandro Repetto ed il presidente della Regione Claudio Burlando. Nel frattempo sono scesi in sciopero ieri anche trenta lavoratori della Set, la Sistemi e Telematica, che ha sede nel porto di
Genova presso il varco delle Grazie e che si occupa di informatica, la protesta è stata indetta contro la decisione dell?azienda di trasferirsi a Sestri Ponente presso l?Elsag, società che la controlla. I dipendenti sono
preoccupati anche per la possibilità che possa essere cambiato
il contratto di lavoro. Si è infatti ventilata l?ipotesi che possano
essere assunti con il contratto dei metalmeccanici. I lavoratori
sisono direttiincorteo a Palazzo San Giorgio per chiedere all?Autorità
Portuale di mediare nella vicenda con la dirigenza della Sistemi
e Telematica. “L?authority condivide le nostre preoccupazioni – spiega Giacomo Santoro, della Filt-Cgil – Alla nostra richiesta di sospendere la delibera sul trasferimento e avviare un tavolo di confronto, l?azienda
ha opposto il suo diniego. Rimaniamo quindi in sciopero in attesa
del nuovo incontro di domani mattina (oggi per chi legge n.d.r.) con i vertici della società e del1?Elsag.
Nadia Campini

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