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Archivio Novembre 2006

2/12: a Vicenza contro la base Usa

30 Novembre 2006 4 commenti


No a una nuova base militare a Vicenza!
Tagliare la spesa militare
e aumentare la spesa sociale!

Il progetto di una seconda base militare presso Vicenza, costruito alle spalle della cittadinanza vicentina dalla giunta di centrodestra e oggi di fatto avallato dal Governo è un fatto scandaloso.

1)Perché le basi militari americane vengono finanziate anche con denaro pubblico. Non è ammissibile che, mentre ci vengono preannunciati tagli alla spesa sociale, innalzamento dell?età pensionabile, riduzione dei posti letto nella sanità e si impongono balzelli odiosi come i ticket sanitari, allo stesso tempo si spendano centinaia di milioni di euro per la spesa militare. Spesa militare che, con questo governo, sta superando la spesa militare del governo Berlusconi.
2) Perché questo è l?ennesimo atto di subalternità nei confronti dell?imperialismo americano, ribadita ancora una volta dai proclami entusiastici del vicepremier Rutelli al ritorno dall?incontro con Dick Cheney negli Stati Uniti.

Fuori l?Italia dalla Nato!
Fuori la Nato dall?Italia!

Tagliare le spese militari e aumentare la spesa sociale a favore dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati!

Ritiro delle truppe italiane
da tutti i fronti di guerra!

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Resistenze
Foglio e blog di dibattito politico e organizzazione sociale
Sinistra di Rifondazione Comunista

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(Il Manifesto) Fincantieri: operaio di una ditta picchiato dal datore di lavoro

29 Novembre 2006 1 commento

Fincantieri, picchiato operaio di un appalto. Per la busta paga

Il padrone lo prende a calci e pugni perché ha chiesto informazioni su un sistema di pagamenti non trasparente. Sotto accusa il meccanismo della «paga globale», che contiene contributi e assicurazione tutti nel netto. Nella cantieristica sono diffusi i subappalti, e i diritti scendono a zero

Alessandra Fava
Genova

E’ solo perché un falegname è stato preso a botte dal suo datore di lavoro all’interno del cantiere di una nave crociera che sono usciti fuori i meccanismi perversi degli appalti e subappalti all’interno della Fincantieri genovese, con i lavoratori delle piccole aziende subappaltanti pagati in gran parte in nero.
Secondo quel che racconta Giacomo Peruggi, un falegname di 44 anni nato a Napoli, che lavora in Fincantieri da 7 anni circa, il suo lavoro alle sale mensa dell’equipaggio e alla plancia era regolato da una certa D.M.G.A. con sede a Palermo, che avrebbe preso un subappalto dalla Arnavi e dalla Marine Contractor. Che gestiscono a loro volta l’appalto-madre per la costruzione della plancia e le sale controllo di una nuova nave da crociera alla Fincantieri, la «Costa Serena».
Il falegname, tenendo tra le mani un paio di occhiali da vista spezzati, ieri ha raccontato che «dai primi d’agosto, quando è iniziato il lavoro ho percepito una sola busta paga alla fine di settembre con dentro 2800 euro netti, di cui solo 930 in regola. Una busta paga che non mi permette neppure di affittare una casa. Nei mesi successivi di lavoro non ho visto un euro e pensare che lì c’è da fare sino a giugno dell’anno prossimo come minimo».
Dopo alcuni diverbi sui pagamenti che non arrivavano, venerdì scorso il titolare dell’azienda palermitana, un certo Giuseppe Di Maria (secondo la denuncia sporta dal lavoratore ai carabinieri), ha preso a calci, schiaffi e pedate nella schiena il suo dipendente, minacciandolo. «Alzati e vattene, se no t’ammazzo», gli avrebbe detto alla fine del pestaggio. Peccato che quello per andarsene ha avuto bisogno della barella, dell’ambulanza e al pronto soccorso ha avuto 5 giorni di prognosi.
Sulla base della denuncia del lavoratore, ora si stanno muovendo la Fillea e la Fiom: «Chiediamo che Fincantieri accerti la denuncia fatta dal lavoratore e faccia pagare o paghi direttamente il lavoratore per il lavoro eseguito – ha detto il segretario generale Fillea Genova, Venanzio Maurici – Vogliamo che si allontani l’individuo che ha pestato il lavoratore e che gli 8 dipendenti della D.M.G.A siano riassunti da un’azienda più corretta».
Ma il nodo sta anche nelle modalità di quello che in gergo si chiama «contratto globale», un mostro che sta prendendo sempre più piede, specie in un’azienda che ha 850 dipendenti diretti, ma quasi 2 mila tra appalti e subappalti, di cui almeno un terzo immigrati. «Il salario non può esser consegnato in nero – ha spiegato Maurici – Bisogna retribuire i lavoratori con le forme legali, vale a dire aggiungendo il superminimo sul contratto nazionale. E qui non è successo. Praticamente a questa persona veniva riconosciuta solo la paga globale senza certezza dei versamenti contributivi».
Per questi contratti irregolari, si preannuncia bufera: «Sappiamo che in Fincantieri i ponteggiatori (quelli che costruiscono i ponteggi intorno alla nave) che dovrebbero essere inquadrati col contratto per l’edilizia, vengono invece pagati con quello dei metalmeccanici – dice Maurici della Fillea – E in molti altri casi Fincantieri per abbassare i costi applica i contratti più disparati, come quelli del commercio o addirittura obbliga le azienda a trasformarsi in cooperative per operare a costi ribassati». «C’è un’assenza di controllo sulle ditte d’appalto. E non c’è chiarezza sulle aziende metalmeccaniche, a parte le imprese capocommesse – ha aggiunto il segretario generale Fiom di Genova, Bruno Manganaro – La paga globale è un meccanismo perverso e Fincantieri ne ha fatto un modello di produzione».

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Sinistra Prc: sull’occupazione del Pertini a Genova un polverone inutile

29 Novembre 2006 Commenti chiusi

Pubblichiamo il testo del volantino che oggi abbiamo distribuito agli allievi del Liceo Pertini all’uscita dalle lezioni. Analoghe considerazioni ha espresso, in un comunicato inviato ai giornali, Marco Veruggio, della segreteria regionale di Rifondazione Comunista ed esponente della Sinistra Prc.

Pertini: come creare inutili polveroni
per nascondere i problemi reali

La campagna in atto contro gli studenti del Pertini è del tutto strumentale. Vi si mescolano ad arte i più svariati ingredienti: la (giusta) contestazione degli studenti, alcuni danneggiamenti scoperti nella scuola dopo l?occupazione e il fenomeno del ?bullismo? (mediante l?accostamento con episodi che nulla hanno a che vedere con quanto è avvenuto al Pertini).

Ma anche dalle ricostruzioni giornalistiche emerge:
1) che si è cercato di esagerare la portata di quanto è accaduto (Repubblica: ?La Provincia parla di saccheggio, la Digos smentisce?;
2) che i problemi di relazione con la scuola ci sono veramente e vengono percepiti anche dalle famiglie (Il Secolo: ?hanno esagerato ma manca il dialogo?).
Se gli studenti hanno danneggiato attrezzature scolastiche hanno sbagliato: sono beni di tutti pagati da tutti. Ma se qualcuno cerca di sollevare un polverone per nascondere i problemi reali del Pertini e più in generale della scuola italiana è ben più grave. Soprattutto se si tratta delle istituzioni o della stampa. Come quando si cerca di seppellire i temi sollevati da una manifestazione sbattendo in prima pagina chi brucia una bandiera.

La realtà è che la scuola italiana subisce da anni un massiccio e inesorabile taglio dei finanziamenti pubblici (mentre aumentano quelli delle scuole private), che il numero dei precari cresce, che la ricerca non ha fondi a sufficienza, che l?aziendalizzazione trasforma scuole e università in ?diplomifici?, gli istituti cadono a pezzi e la partecipazione degli studenti alle decisioni ? come quella dei lavoratori nelle loro aziende ? è sempre più un miraggio.

E che il cambiamento di governo avvenuto ad aprile non sembra purtroppo aver invertito la rotta.

RESISTENZE
Foglio e blog di dibattito politico e organizzazione sociale
Sinistra di Rifondazione Comunista ? Federazione di Genova

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Manganaro: Breda ha sbagliato ad astenersi in Fiom

29 Novembre 2006 Commenti chiusi


Ho letto il comunicato di Breda sulle ragioni della sua astensione al Comitato centrale della Fiom e naturalmente ho ascoltato la sua dichiarazione di voto essendo anch?io presente. Non capisco la sua astensione come compagno della Fiom e di LavoroSocietà che da sempre partecipa ad una battaglia come area programmatica della Cgil.
Personalmente ho dichiarato il mio voto favorevole al documento Rinaldini perchè credo che oggi la Fiom come anche un?area programmatica come LavoroSocietà puo rappresentare un argine importante ad una deriva di appiattimento della Cgil alle logiche ed al programma del Governo.
Noi siamo sindacalisti e rispondiamo alla nostra gente sempre, sia con un governo di centrodestra che di centrosinistra ed in particolare con quest?ultimo non possiamo dare l?idea di concedere ciò che abbiamo contestato con Berlusconi.
La precarietà rimane, rimane l?attacco alle pensioni come quello al salario ed alla piena flessibilità degli orari di lavoro.
Oggi la maggioranza del gruppo dirigente della Fiom, a partire dal suo segretario generale, non si è tirata indietro di fronte alle critiche di Epifani, fino ad arrivare ad una polemica pubblica come è successo in direttivo nazionale della Cgil e sulla stampa nazionale: anche se fosse solo in parte una battaglia sui temi che io condivido, non ho dubbi: voto il documento di Gianni Rinaldini al Comitato Centrale.
Un altro atteggiamento non ha senso politico, di fronte al tentativo esplicito di richiamo all?ordine da parte di 2/3 del direttivo Nazionale Cgil rispetto alla manifestazione del 4 novembre ?06 contro la Precarietà, ma ancor di più ad un avviso esplicito che non saranno accettate critiche e contestazioni sulle prossime trattative riguardanti le pensioni, l?orario di lavoro e la precarietà delle giovani generazioni.
Rifiutarsi di votare il documento Rinaldini con argomentazioni sui Cobas (che c?azzecca) mi sembra sinceramente un modo settario di affrontare il dibattito in Cgil.
Personalmente non chiedo ai miei interlocutori da dove vengono ma dove vogliono andare e se la Fiom vuole dare battaglia per impedire accordi a perdere su pensioni, precarietà, orari e contratti ed in ogni caso chiede il voto vincolante di lavoratori e lavoratrici allora viva la Fiom !

Bruno Manganaro
Segretario Fiom Genova

Comitato Centrale Fiom

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Perché usciamo dal PdCI

28 Novembre 2006 1 commento


Perché usciamo dal PdCI
uscita di 58 compagne e compagni dalla federazione di Bologna del PdCI

(27 novembre 2006)

Il PdCI, da anno a questa parte, ha vissuto una crescita sensibile in città, grazie all’entrata di nuovi compagni provenienti da esperienze politiche diverse e di nuovi compagni alla loro prima esperienza politica.
Il partito prima di questa entrata di fatto non aveva nessun intervento, se non quelle meramente istituzionale, e anche in questo caso subordinato ai DS e al ?sindaco sceriffo?.
Le ultime vicende, dalla posizione del centro-sinistra sul Libano, all’attuale finanziaria (e la scomunica ricevuta per l’adesione allo sciopero generale del 17 novembre promosso dal sindacalismo di base) fino alla degenerazione clientelare dentro il partito, ci hanno portato a ritenere che la nostra collocazione dentro il PdCI sia un ostacolo per la nostra azione e progettualità. Ostacola quel lavoro di radicamento che oggi stiamo portando avanti in diverse organizzazioni sociali e culturali, dall’azione dentro i sindacati di base, ai comitati no war, dalle tematiche legate all’immigrazione, al movimento studentesco e femminista.
In sintesi la nostra uscita dal partito oggi è dovuta a svariati motivi, per comodità li vogliamo sintetizzare in tre punti:

-internazionale
Il PdCI era ed è un partito che promuove in modo acritito l’Unione Europea, letta in funzione anti USA, non prendendo in considerazione il ruolo imperialistico che svolge già oggi la UE. Segnaliamo come in Europa i due più grandi partiti comunisti presenti (greco e portoghese) siano assolutamente lontani da questa ipotesi. La visione geopolitica del PdCI è dettata dalla sottovalutazione dell’elemento popolare. Fenomeni come la resistenza popolare antimperialista che si è manifestata nei paesi del tricontinente viene di fatto sottostimata in nome di una realpolitik che non coglie l’incisività dell’azione della masse.

-nazionale
C’è una completa mancanza di analisi rispetto alla forma statale e istituzionale. Si considerano lo Stato e i suoi organismi indipendenti dalla lotta di classe. Questo porta ad una accettazione passiva del bipolarismo. Oggi i comunisti presenti nei diversi partiti portano a giustificazione del loro ?codismo? lo spauracchio delle destre estreme, in quanto la linea programmatica dell’attuale governo in materia economica e legislativa non si discosta da quella precedente. Di fronte ad un attacco allo stato sociale e all’erosione delle garanzie della classe lavoratrice si accetta il determinismo economico e non si investe sulla capacità della classe lavoratrice di mutare direzione al corso degli eventi. Si finisce così per fare opera di mera testimonianza dentro il quadro istituzionale, fino ad essere vero e proprio freno per movimenti e organizzazioni sociali che si pongono il piano dell’indipendenza e della lotta di classe.

-partito
Vi è una incapacità di porsi in modo dialettico di fronte alla mutata composizione di classe e allo scenario internazionale. Nella nostra regione si prende per buona la posizione del PCI negli anni 50 sui cosiddetti ceti medi, non accorgendosi delle modificazioni strutturali in atto.
In sintesi non si è avviato una seria riflessione sul comunismo novecentesco, e si vive fossilizzati in un passato ormai non riproducibile. I partiti comunisti che oggi parlano di partito di massa, egemonia di sinistra, di democrazia progressiva, utilizzano un piano ideologico inservibile, e si riducono a mera testimonianza del ?popolo comunista? sempre più residuale e anziano. Noi pensiamo che i comunisti oggi debbano proiettare la loro azione dentro i movimenti sociali e nelle organizzazioni di classe, ripartendo da lì per ridare corpo ad una nuova progettualità comunista. Il piano della rappresentanza politica si costruisce avendo un’internità reale dentro la classe.
Noi non rifiutiamo la formula del centralismo democratico, ma le formule organizzative se non rispecchiano queste mutate condizioni sono solo formule vuote, o alla peggio servono per legittimare all’infinito il gruppo dirigente.

Per concludere
Oggi esce un gruppo di compagne e compagni dal PdCI (tra cui il coordinatore cittadino Diego Negri, la tesoreria della federazione di Bologna Lidia Triossi, il coordinatore provinciale della FGCI Carlos Venturi e la segretaria della Sezione P.Impastato Marcella Masperi) con noi ci sono altri compagni che hanno condiviso la nostra scelta di uscire dal partito.
Usciamo per provare a lavorare, assieme ad altri compagni e compagne non provenienti dal nostro ex-partito per avviare la costituzione di una associazione che si ponga il problema del coordinamento tra comuniste/i, impegnati e attivi nei movimenti e organizzazioni popolari. Pensiamo che esistano le condizioni affinché nasca una associazione che si ponga il problema della teoria e della prassi di tutti quei compagni/e che stanno ponendosi in modo critico nei confronti dei dettami del comunismo novencentesco. Questo non tanto per proporre nuove teorie moderniste, che durano meno di una stagione politica, ma per trasformare in modo dialettico il portato dell’elaborazione marxista nel presente. I tempi dell’organizzazione politica dei comunisti sono da legarsi allo sviluppo della teoria e della prassi coniugata nel presente. Oggi il problema non è fondare un nuova organizzazione comunista, ma avviarne la costruzione.
Chi non rispetta questo o fa del vuoto attivismo o della mera rappresentazione ideologica, sia essa sul piano sociale o istituzionale.

Lidia Triossi – Carlos Venturi – Giuseppina Gubello – Afschin Seighalam – Federico Orlandini – Marcella Masperi – Diego Negri – Patrizia Critti – Mario Michelini

per contatti: 3389255514 lidiatriossi@yahoo.it

La lista delle compagne e compagni che lasciano che riconsegnano la tessera

1) Alessia Spatato, 2) Camilla Spataro, 3) Rossella Sica, 4) Afschin Seighalam, 5) David Scodari, 6) Luigi Sallustio, 7) Axel Roversi, 8) Agostin Rafael, 9) Matteo Pugliese, 10) Fabiano Pomata, 11) Sandro Piromallo, 12) Lisa Pigozzi, 13) Gabriella Pierro, 14) Federico Parigi, 15) Pamela Noce, 16) Santo Nicoletti, 17) Diego Negri, 18) Amerigo Musi, 19) Francesco Muratori, 20) Lidia Triossi, 21) Daniele Montanari, 22) Mario Michelini, 23) Carlo Mazzini, 24) Marcella Masperi, 25) Elisa Marino, 26) Carlo Marinelli, 27) Gianluca Maranghello, 28) Marta Lucaioli, 29) Cristian Guidoboni, 30) Giuseppina Gubello, 31) Fabio Grosso, 32) Luca Gobbi, 33) Dario Giovetti, 34) Elia Giansante, 35) Ian Friga, 36) Maurizio Franculacci, 37) Salvatore Franculacci, 38) David Farris, 39) Rossana Fancello, 40) Letizia Dondi, 41) Tiago Domicoli, 42) Patrizia Critti, 43) Vincenza Ciriello, 44) Simona Capacchione, 45) Gabriella Calandri, 46) Andrea Burzi, 47) Renato Bufetto, 48) Sara Borelli, 49) Maurizio Biso, 50) Elena Antoniani, 51) Carlos Venturi, 52) Fedrico Orlandini, 53) Barbara Di baggio, 54) Pietro Di bari, 55) Lorenzo Petrarulo, 56) Braga Alessandro, 57) Marco Urso, 58) Rita Regoli

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Fincantieri: Mozione Prc presentata in Consiglio Provinciale a Genova

28 Novembre 2006 Commenti chiusi

Riportiamo la mozione presentata dal Gruppo Prc in Provincia di Genova. Nel frattempo il Governo si è finalmente deciso a sentire le organizzazioni sindacali. L’appuntamento è fissato per giovedì 30.

MOZIONE

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

premesso che

Fincantieri ? Cantieri navali S.p.A., fondata nel 1959 come società finanziaria statale per la partecipazione e il controllo dei principali cantieri navali italiani, trasformata nel 1984 in società operativa, costituisce uno dei principali e più diversificati costruttori di navi a livello mondiale;

in particolare, Fincantieri detiene una forte posizione di leadership nel settore della grandi navi da crociera (Cruises), con il 45 % della quota di mercato mondiale, e in quello dei traghetti veloci (Ferries), con il 32 %;

Fincantieri è attualmente posseduta per il 98,8 % da Fintecna (Ministero dell?Economia) e per il residuo 1,2 % da Citibank;

nonostante un non facile contesto competitivo a livello mondiale, Fincantieri ha registrato negli ultimi anni una buona performance reddituale e un netto cambiamento della posizione finanziaria, passando da un indebitamento netto di 110,9 milioni di euro nel 2001 a una liquidità netta di 126,7 milioni di euro nel 2005;

nel 2005 il valore della produzione si è attestato a 2.268,8 milioni di euro, con un incremento del 4,3 % rispetto al 2004;

da sette anni si hanno risultati economici positivi (con un utile netto di 99,5 milioni di euro nel 2004 e di 48,5 milioni di euro nel 2005) che hanno permesso la distribuzione negli ultimi due anni di un dividendo all?azionista e una politica di nuove acquisizioni;

ricordato che

il Gruppo Fincantieri ha circa 9.400 addetti e utilizza come dipendenti delle ditte di appalto almeno altri 15 ? 18.000 lavoratori, senza considerare tutta la filiera delle forniture;

in Liguria e, segnatamente, nella provincia di Genova sono presenti:
- il cantiere navale di Sestri Ponente (Genova), impegnato in particolare nella costruzioni di navi da crociera, con 850 addetti;
- la sede di Genova, particolarmente impegnata nella progettazione, con 400 addetti;
- il cantiere di Riva Trigoso (Sestri Levante), con 900 addetti;
- il cantiere del Muggiano (La Spezia), con 800 addetti;
- il Ce.Te.Na., un centro di ricerca sulla tecnica navale che ha sede a Genova, con oltre 70 addetti tra ingegneri e tecnici;

appreso

che l?amministratore delegato di Fincantieri ha presentato, già al precedente Governo, un progetto concernente la privatizzazione di Fincantieri stessa, da realizzare attraverso la quotazione in Borsa e la vendita della maggioranza del pacchetto azionario della società;

da notizie di stampa, di intendimenti, presenti nell?ambito del Governo, tendenti a voler avviare procedure che dovrebbero portare all?Ipo (Offerta pubblica iniziale) entro il prossimo mese di giugno;

che, nel corso di un?audizione avvenuta il 14 novembre 2006 alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il sottosegretario al Ministero dell?Economia Massimo Tononi ha dichiarato che, ad oggi, nessuna decisione di aprire al mercato il capitale di Fincantieri è ancora stata presa e che ?esistono solo ipotesi che non costituiscono né una decisione né un orientamento da parte del Governo?;

considerato che

le espresse intenzioni di voler pervenire alla privatizzazione di Fincantieri, più volte dichiarate dall?amministratore delegato e rilanciate da diversi organi di stampa, hanno prodotto notevoli preoccupazioni tra i lavoratori e nei territori interessati;

nel contempo, sta crescendo un?ampia mobilitazione, sia da parte sindacale sia da parte di rappresentanti di diverse Amministrazioni locali, tendente a contrastare tale ipotesi;

in particolare:

- le organizzazioni sindacali Fim ? Cisl, Fiom ? Cgil e Uilm ? Uil, nell?audizione del 20 settembre scorso avvenuta alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, hanno ampiamente illustrato le ragioni della contrarietà alla privatizzazione e ad operazioni che indeboliscano la forza industriale e, conseguentemente, le prospettive occupazionali di un Gruppo di rilevanza strategica per il Paese;
- lo scorso 9 novembre il Coordinamento nazionale Fim, Fiom e Uilm del Gruppo Fincantieri, organismo che comprende tutte le Rsu dei diversi cantieri e delle diverse sedi sul territorio nazionale, ha definito unitariamente la contrarietà ?a qualsiasi ipotesi di privatizzazione che:
- abbia lo scopo di fare cassa;
- ne indebolisca o ne metta a rischio la forza industriale;
- porti allo smembramento della società, minando l?unità e l?integrità del Gruppo che costituiscono i punti essenziali della sua capacità competitiva;
- possa favorire l?ingresso di società estere che potrebbero decidere di delocalizzare le produzioni.?;
- lo stesso Coordinamento nazionale ha indetto per il prossimo 21 novembre presidi alle Prefetture di tutte le città sedi di cantieri navali e per il 15 dicembre una manifestazione di tutte le Rsu davanti a Palazzo Chigi;

- promossa con un appello, da parte del Sindaco di Castellammare di Stabia Salvatore Vozza, in cui esprime la ?netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di privatizzazione di Fincantieri ? che avrebbe pesanti conseguenze sui livelli occupazionali delle nostre città?, si svolgerà il prossimo 17 novembre in quella città un?assemblea dei Sindaci delle otto città cantieristiche, a cui hanno assicurato la loro partecipazione i Sindaci di Monfalcone, La Spezia, Sestri Levante, Ancona e Palermo, oltre ai rappresentanti di tutte le Rsu del gruppo e delle strutture sindacali nazionali e territoriali, i presidenti delle Commissioni Trasporti, Michele Meta, e Difesa, Roberta Pinotti, della Camera dei Deputati;
- già il 9 ottobre scorso si è svolta a Monfalcone, città dove si trova il più grande cantiere navale del Gruppo, un?assemblea dei Sindaci dei Comuni della provincia di Gorizia e della Bassa friulana (Udine), con la presenza della Provincia di Gorizia, che, attraverso l?approvazione di un Ordine del Giorno conclusivo, ?ha espresso forti preoccupazioni rispetto ? [all?] ipotesi di privatizzazione e quotazione in borsa del gruppo Fincantieri?;
- il Presidente della Provincia e il Sindaco della Spezia ?hanno raccolto le forti apprensioni dei lavoratori e del territorio? formalizzando una richiesta di incontro al Ministro dell?Economia;
- lo scorso 10 novembre il Presidente della Provincia di Ancona ha promosso un incontro con i parlamentari, le Istituzioni locali, le forze politiche, con l?intervento dei coordinatori nazionali Cgil, Cisl e Uil della cantieristica;

considerato altresì che

l?amministratore delegato ha comunicato ai sindacati che più del 90 % di quanto verrebbe ricavato dalla collocazione in Borsa verrebbe destinato all?azionista, vale a dire il Tesoro, mentre meno del 10 % sarebbe utilizzato per la capitalizzazione;

Il Consiglio Provinciale

ritiene che

la costruzione navale sia un settore industriale strategico nella complessiva economia del mare e che Fincantieri rappresenti una delle ultime grandi realtà industriali del nostro Paese;

lo Stato non debba quindi ritirarsi dal settore, che vanta livelli di eccellenza tecnologica, mantenendovi un importante ruolo strategico, utilizzandolo anche come leva di politica industriale e, nel contempo, fare utili;

essendo il mercato della cantieristica navale strutturalmente a bassa redditività e ad alto rischio, la quotazione in Borsa possa esporre il Gruppo a pressioni e sollecitazioni difficilmente sopportabili, rischiando pericolosamente di portare a mettere in discussione la persistenza della cantieristica navale italiana, che non può essere messa a repentaglio per ?fare cassa?, con una consistente ulteriore contrazione della base industriale del nostro Paese;

esprime

solidarietà e sostegno alle iniziative intraprese dalle Organizzazioni Sindacali e alle loro motivazioni;

impegna il Presidente e la Giunta

a collegarsi alle iniziative già promosse da diverse Amministrazioni locali, al fine di seguire attentamente l?evoluzione delle ipotesi in campo sul futuro del Gruppo Fincantieri, attraverso una rete dei Comuni e delle Province dei territori dove sono presenti cantieri e altre realtà del Gruppo stesso, e per definire un confronto comune stringente con il Governo, prima che vengano assunte eventuali decisioni;

a richiedere alla Presidenza del Consiglio la convocazione urgente delle Organizzazioni Sindacali, stigmatizzando la perdurante assenza di risposta alla richiesta di incontro che Fim, Fiom e Uilm hanno sollecitato fin dallo scorso mese di giugno, al fine di poter conoscere le reali intenzioni del Governo e poter esprimere, come rappresentanti dei lavoratori, le loro posizioni sulla materia;

dispone

l?invio del presente documento:

- al Presidente del Consiglio dei Ministri;

- ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati;

- ai Gruppi parlamentari e ai senatori e deputati eletti in Liguria;

- alle Organizzazioni Sindacali nazionali e locali Fim, Fiom e Uilm e alle rispettive Confederazioni Cgil, Cisl e Uil.

Genova, 15 novembre 2006

PROPONENTI:

MACCIO? Aurelio (P.R.C.)

BENZI Alessandro (P.R.C.)

DEMONTIS Roberto (P.R.C.)

GIANELLI Agostino (P.R.C.)

PALMERI Giuseppe (per la Sinistra Europea)

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Ancora aggressioni poliziesche a Oaxaca

28 Novembre 2006 1 commento


La polizia sabato ha aggredito una pacifica manifestazione organizzata dalla Appo nella città di Oaxaca. Morti, feriti, desaparecidos. La casa di Flavio Sos, uno dei leader della protesta, è stata data alle fiamme. Questo – aldilà della doverosa e sincera solidarietà nei suoi confronti – dimostra quanto le posizioni che egli ha espresso nella recente intervista al Manifesto (pubblicata su questo blog qualche giorno fa) siano fondate su un’illusione. Quella di trovare una via d’uscita alla situazione drammatica di Oaxaca rimanendo in una logica di mediazione istituzionale col potere centrale e senza rimettere in discussione quest’ultimo. Non si tratta di volere la rivoluzione a tutti i costi ma – così almeno ci sembra dall’esterno – di prendere atto che la situazione a questo punto “è” rivoluzionaria a prescindere dalle intenzioni dei soggetti in campo. In questo quadro colpisce che l’esponente di punta della sinistra messicana Lopez Obrador stia affrontando la crisi “in punta di piedi”, almeno a quanto risulta dai media messicani. E’ urgente realizzare anche in Italia una forte campagna di solidarietà e di controinformazione su quanto sta avvenendo. Qui a fianco alcune immagini della manifestazione di sabato e della repressione poliziesca.

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RESISTENZE intervista R. Conte, sindacalista al Teatro Carlo Felice di Genova

23 Novembre 2006 Commenti chiusi


Dopo lo sciopero della settimana scorsa, che ha bloccato la prima del Flauto Magico di Mozart, incontriamo Roberto Conte, corista e sindacalista Snater al Teatro Carlo Felice di Genova. Conte assai probabilmente preferirebbe fare soltanto il musicista e non essere costretto a fare anche il sindacalista per difendere i diritti elementari suoi e dei suoi colleghi. Ma le politiche di aggressione ai lavoratori e i tagli ai servizi sociali (perche’ la cultura e’ – come sottolinea lui – un servizio sociale) non risparmiano nessuno, neanche quei lavoratori che, fino a qualche anno fa, apparivano come dei “privilegiati”. E quindi e’ gioco forza reagire. Passione e sociale passione artistica si mescolano per dirci una cosa che dovrebbe essere banale (ma purtroppo evidentemente non lo e’): la sinistra dovrebbe sostenere arte e cultura e credere che i valori dell’uomo non debbano essere sottomessi a quelli dei mercati finanziari.

D. Puoi riassumere in breve la situazione del Carlo Felice e dei suoi lavoratori?

R. Il Carlo Felice si porta appresso dall’epoca della sua inaugurazione (ottobre ’91) il grave problema dell’adeguamento dei finanziamenti statali tratti dal Fus (Fondo Unico dello Spettacolo), che erano basati sui costi gestionali del vecchio Teatro Margherita. Tali fondi non sono neppure lontanamente adeguati alla nuova struttura. Da allora ogni anno si e’ dovuto provvedere con un finanziamento speciale: da notare che fra tuti gli Enti Lirici, ora Fondazioni Lirico-Sinfoniche, quello di Genova e’ il penultimo dei 13 in Italia in ordine di finanziamenti, secondo solo a Cagliari, che pero’ ha alle spalle una regione a statuto speciale. I recenti problemi comuni a tutti i teatri italiani dovuti allo sconsiderato ultteriore taglio al Fus effettuato dal passato governo sono piovuti su una situazione locale gia’ precaria e mai seriamente risolta. Con l’arrivo del dottor Di Benedetto si e’ provveduto a far ricadere solo sui lavoratori una ristrutturazione aziendale che, fondata solo sui tagli al personale e sulla contrazione dei salari, ha di fatto fortemente depresso il cuore pulsante del teatro stesso, cioe’ le masse artistiche e tecniche, rendendo loro precaria la possibilita’ di svolgere il lavoro con la consueta professionalita’. Di fatto i lavoratori del Carlo Felice hanno oggi le retribuzioni piu’ basse tra i loro colleghi italiani a fronte di un organico che e’ il piu’ esiguo dell’Italia peninsulare.

D. E la vicenda del fondo pensioni e del buco di bilancio?

R. E’ quanto di piu’ scandaloso mi sia capitato di vivere sinora nella mia citta’. Questo fondo, nato nel 1971, obbligava tutti i lavoratori stabili a versare il 2% della propria busta paga a fronte di un 4% versato dall’azienda. La gestione Di Benedetto ha messo al primo posto degli interventi da fare (pagina 105 del Master Plan) la chiusura del fondo, che da tempo era in inspiegabile disavanzo. Il Sovrintendente ha proposto il versamento al fondo, in via transattiva, di circa un terzo delle somme spettanti e Cgil Cisl e Uil e Fials hanno firmato un accordo in tal senso sottoponendolo a un referendum peraltro discutibile (in quanto realizzato con modalita’ in contrasto con quanto previsto dalla Legge 300) che e’ stato duramente contestato dallo Snater e in cui la proposta di Di Benedetto e’ stata peraltro clamorosamente bocciata dai lavoratori. Lo Snater ha immediatamente affidato ai suoi legali la tutela di cio’ che era un’importante conquista dei lavoratori. Per ritorsione il Cda ha sospeso ipso facto i versamenti al fondo. La Covip, organo nazionale di controllo sui fondi pensione, ha nominato un commissario, il dottor Martinetto, il quale ha posto il fondo in liquidazione coatta amministrativa a ha versato a lavoratori e pensionati quel poco che era rimasto in cassa. Dalla sua analisi ha ritenuto la Fondazione in gran parte responsabile e ha richiesto alla stessa il versamento a favore del fondo di 8 milioni e 643mila euro. La Fondazione ha ricusato e il commissario ha provveduto a precedere per via legale. La prima sentenza e’ prevista per il prossimo 5 marzo. Non solo: il commissario ha redatto una minuziosa relazione nella quale rileva, a suo dire, gravi responsabilita’ penali da parte di molti che hanno amministrato il fondo e il teatro negli anni precedenti. Tale documento, coperto da segreto istruttorio, giace da quasi due anni sul tavolo del Pm, dottoressa Fazio, la quale a tutt’oggi non ha ne’ archiviato la pratica, ne’ inviato alcun avviso di garanzia. Che fa dunque la magistratura?

D. Cosa chiedono i lavoratori del Carlo Felice?

R. Chiedono semplicemente la sicurezza di poter continuare a lavorare da professionisti: vale a dire garanzie occupazionali e salari adeguati alla media nazionale. Tutto cio’ si puo’ fare solo se si parte dal presupposto che sono proprio i lavoratori a “costituire” il teatro. Il teatro non e’ la scatola che li contiene.

D. Anche nel settore della cultura siamo di fronte a un’ondata di privatizzazioni e di liberalizzazioni dagli effetti deleteri: disagi per i lavoratori e la cultura che diventa una merce per ricchi. e se i lavoratori scioperano si tira fuori il vecchio ritornello della “difesa degli utenti”. Cosa ne pensi?

R. Mi aggancio al punto precedente. La legge 800, detta “Legge Corona”, stabiliva che negli Enti Lirici, oggi diventati fondazioni, le masse artistiche e tecniche lavorassero con un contratto nazionale e a tempo indeterminato. Si compiva cosi’ quello che era stato il voto, tra gli altri, di Arturo Toscanini, che giustamente prevedeva la crescita esponenziale della qualita’ artistica laddove chi praticava la musica avesse potuto dedicarsi solo a quella. Non avere cioe’ problemi contrattuali e salariali al fine di concentrare tutte le proprie energie e il proprio tempo in quello che, per chi lo fa, e’ il piu’ bel lavoro del mondo: il musicista. L’avere dipendenti stabili crea, com’e’ facile intuire, un grande “affiatamento” tra le stesse. Nascono cosi’ forti identita’ teatrali in competizione tra loro che garantiscono un’alta qualita’ artistica nel paese che e’ o dovrebbe essere la culla della cultura musicale operistica. Le privatizzazioni, le liberalizzazioni e il conseguente precariato sono l’inizio della fine per il musicista professionista: un professore d’orchestra o un artista del coro che non possano contare piu’ sulla sicurezza economica e contrattuale del proprio mestiere saranno costretti, per sbarcare il lunario, a fare altri lavori e torneranno cosi’ a essere musicisti “dopolavoristi” o, loro malgrado, “dilettanti” nel senso etimologico del termine: mi diletto di musica e lo faccio nel tempo libero, se ne ho. I lavoratori che oggi scioperano lo fanno quindi per la loro stessa sopravvivenza. Dovrebbe essere interesse degli utenti pretendere la tranquillita’ lavorativa ed economica degli operatori del teatro. Essi, per le ragioni che ho detto prima, SONO il teatro.

D. Che tipo di politica dovrebbe fare un governo di sinistra?

R. Dovrebbe innanzitutto porre rimedio al tagli del Fus fatti dal governo precedente. Ma non basta. Dovrebbe eliminare completamente il precariato dalle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Un’orchestra, un coro, un corpo di ballo vivono e crescono insieme. Con i continui avvicendamenti di precari disperati che accettano contratti sempre piu’ umilianti non esisteranno ne’ grandi orchestre, ne’ grandi cori, ne’ grandi corpi di ballo, ne’ insomma grandi identita’ teatrali ad alto livello. Vorrei ricordare che l’Italia e’ il paese di Rossini, Verdi, Puccini, ecc.
E nel mondo cos’e’ l’Italia se non Dante, Verdi, Giotto, Bernini, Canova, ecc.? La cultura e l’arte sono il petrolio dell’Italia. La cultura e’ un bene sociale ed e’ linfa per lo spirito dell’uomo e un governo che creda nei valori dell’uomo e non solo nei valori dei mercati finanziari ha il dovere di sostenere la cultura e l’arte, soprattutto in un paese come il nostro, che ne e’ largamente depositario.

D. Nei primi atti del nuovo ministro si intravede qualche segnale positivo o negativo per il futuro?

R. Certamente il recupero dell’entita’ del Fus previsto entro il 2008 e’ un dato positivo, ma non e’ sufficiente. C’e’ ancora in vigore il blocco delle assunzioni previsto dal precedente decreto Asciutti. Ma quello che piu’ preoccupa e’ la richiesta fatta dall’Anfols, l’associazione di tutte le Fondazioni Lirico-Sinfoniche, al tavolo per il rinnovo del contratto collettivo: una serie di richieste che mostra la volonta’ di demolire le ultime difese dei lavoratori: esternalizzazioni, verifiche artistiche, flessibilita’, tutte cose insomma gia’ sentite e che si traducono per il lavoratore in concetti purtroppo ben chiari: ricatto e sopraffazione. Questa piattaforma andava secondo me contestata in modo molto piu’ energico dai sindacati firmatari del contratto nazionale, soprattutto perche’ le richieste dell’Anfols vanno in senso totalmente contrario a quanto scritto nel programma dell’Unione in termini di politica del lavoro. Non e’ un caso che il capo della commissione Anfols sia sempre “lui”, il dott. Di Benedetto, che a Genova e’ stato mantenuto alla sovrintendenza del Carlo Felice nonostante gli scioperi e la raccolta di firme da parte dei lavoratori contro la sua riconferma. E’ evidente che non vi e’ la volonta’ di un cambio di rotta, nonostante il cambio di governo. Centrosinistra, da che parte stai?

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(Il Manifesto) Fincantieri: Governo ce l’ha coi lavoratori?

23 Novembre 2006 Commenti chiusi


Fincantieri
Ma il governo è contro i cantieri navali?
Alla Camera Oggi i lavoratori e le segreterie sindacali incontrano Bertinotti. Ma l’esecutivo tace
Sandro Bianchi*
Oggi il presidente della Camera riceve una delegazione dei sindacati metalmeccanici e delle Rsu della Fincantieri. A Bertinotti chiediamo che il disegno di privatizzazione e quotazione in Borsa della società venga portato in Parlamento e che il governo sia chiamato a rispondere su cosa intende fare.
L’incontro di oggi è positivo, ma evidenzia un aspetto paradossale. Perché non riusciamo a parlare con il governo? Abbiamo chiesto un incontro a giugno, ora anche i sindaci delle città dei cantieri si sono associati alla nostra richiesta. In cinque mesi non c’è stato un ministro o un vice ministro che si sia fatto vivo. Silenzio assoluto. Non è uno scandalo?
Nel frattempo solo indiscrezioni giornalistiche (non confermate, ma mai smentite), i boatos, l’ineffabile esibizione del viceministro Tononi in Commissione Trasporti (della serie: «qui lo dico, qui lo nego»). Il banchiere della Goldman Sachs, cui Prodi ha affidato la delega per le ex Partecipazioni Statali, ha perso il suo rigidissimo self control solo per un attimo, sufficiente però a farsi sfuggire che l’affare vale più di un miliardo di euro: il bocconcino goloso che l’amministratore delegato di Fioncantieri ha messo sul piatto del governo per farsi dare il via libera.
Il governo non ci convoca, per una ragione semplice. Non vuole fare una discussione aperta su cosa succede dell’ultimo grande gruppo industriale pubblico, su che fine fa la nostra presenza in un settore in cui siamo leader.
Dire Fincantieri significa dire la cantieristica navale italiana. Qui negli ultimi quindici anni è successo l’impossibile. Un settore dato per morto è oggi uno dei pochissimi gioielli di famiglia dell’industria italiana, dopo le privatizzazioni, la deindustrializzazione, la scomparsa dai settori strategici. Un libro verde delle Partecipazioni Statali nei primi anni 90 dava un ordine: settore maturo, dismettere. Di fronte alla insostenibile concorrenza del Far East (Giappone, Corea del Sud, la Cina non c’era ancora) la sorte dei cantieri europei appariva irrimediabilmente segnata.
Che cosa è successo? Gli esperti, come quasi sempre, si sono sbagliati. La rivolta dei cantieri impedì chiusure immediate. Da allora, per qualche strano miracolo, la Fincantieri è stata dimenticata dalle privatizzazioni e, a differenza di altri settori smantellati o finiti in mano alle multinazionali, ha potuto riorganizzarsi e produrre nuove navi. Non ci sono settori maturi, ma solo prodotti da innovare.
Ma quelli che oggi sono chiamati a decidere sul futuro di 8 cantieri, due sedi di progettazione, un centro di ricerca, una società di sistemistica, una fabbrica di motori – tra diretti, appalti e indotto 25-30 mila persone – sono gli stessi che allora dissero che l’uscita dal settore era ineluttabile. Con l’aggiunta che questa volta possono anche farci dei soldi, un po’ di cassa, come si dice.
Se è così, l’affare Fincantieri non rappresenta una straordinaria occasione di battaglia politica per tutti coloro che dicono che bisogna fermare la finanza, salvare il sistema industriale e rilanciare lo sviluppo? Perché non provare a farne un caso, uno spartiacque tra la vecchia politica liberista e una nuova politica industriale? La sinistra di governo può permettersi di sprecare un’occasione così concreta e irripetibile?
Ciascuno si prenda le sue responsabilità. I lavoratori dei cantieri navali, come hanno sempre fatto, non staranno a guardare. E se dovessimo arrivare a manifestare sotto le finestre di Palazzo Chigi, non vorrei che qualcuno ci chiedesse: ma voi siete contro questo governo? La domanda la facciamo noi: questo governo è contro la cantieristica navale?
*Coordinatore nazionale Costruzioni navali Fiom Cgil

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Genova: lavoratori del Prc in Amga e Aster contro le privatizzazioni!

23 Novembre 2006 Commenti chiusi


Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Collettivo lavoratori Amga
Collettivo lavoratori Aster

L?attacco sferrato qualche giorno fa da Assedil nei confronti di Aster non è casuale: liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici sono uno degli obiettivi centrali perseguiti da Confindustria col sostegno del centrodestra e dei settori più moderati della stessa Unione. Questi progettano una ?Fase 2? del Governo in cui le politiche messe in campo a luglio dal Decreto Bersani dovrebbero essere portate a compimento dal disegno di legge Lanzillotta, che prevede di abolire la ?posizione dominante? della aziende pubbliche nel settore dei servizi aprendo un mercato miliardario alle imprese private. Il comune di Genova ha già intrapreso questa strada da anni, attraverso la privatizzazione di Amga e di Amt, con la conseguente sostanziale perdita di controllo dei cittadini e risultati negativi (nel caso di Amt possiamo dire catastrofici) sul piano dei servizi erogati, delle tariffe, dell?occupazione e dei diritti dei lavoratori. Nel caso di Amga indebolendone pure il rapporto col territorio mediante la fusione con Aem. Oggi tocca ad Aster, Ami e Amiu?

Rifondazione Comunista a luglio ha fatto approvare un ordine del giorno parlamentare che chiedeva un ripensamento sulla liberalizzazione dei servizi pubblici avviata da Bersani e ha cercato di bloccare l?inserimento del Ddl Lanzillotta come collegato alla Finanziaria, sottoposto alla fiducia e votato fuori da un dibattito parlamentare. Ma la questione va affrontata a monte. Dopo 15 anni di privatizzazioni non è possibile citare un solo caso in cui privatizzazioni, liberalizzazioni e aziendalizzazioni nel settore dei servizi non abbiano prodotto dei disastri. Telecom, Alitalia e Trenitalia rappresentano solo i casi più eclatanti.

Nonostante ciò si continua col ?privato è bello? colpendo i lavoratori del settore in nome di presunti (e inventati) vantaggi per i consumatori, dimenticandosi, tra l?altro, che anche i lavoratori ?consumano?. Le aziende pubbliche devono avere una ?posizione dominante? sul mercato perché rappresentano un interesse collettivo che deve prevalere sull?interesse privato delle lobbies, dei comitati d?affari, dei ?furbetti? dei vari quartierini. Per questo

- promuoviamo la difesa di tali aziende dalle privatizzazioni e la ripubblicizzazione di quelle che sono state privatizzate;
- siamo coi lavoratori del settore pubblico allargato, che rappresentano un risorsa preziosa per la cittadinanza e non dei ?nullafacenti? come dice Ichino;
- denunciamo il fatto che l?inefficienza delle aziende spesso è voluta proprio come pretesto per la privatizzazione;
- crediamo che soltanto nel quadro di un forte intervento pubblico sia possibile mantenere un controllo da parte dei lavoratori e dei consumatori sui servizi pubblici e questo tema lo poniamo oggi, nell?ambito del dibattito sulla Finanziaria, lo porremo domani nel corso della campagna elettorale per le amministrative.

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