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Archivio Marzo 2007

(unitaonline) Il Governo assolda mercenari per l’Iraq?

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Iraq, 3 mil di euro ai contractor per proteggere civili italiani a Nassiriya

Roma, 16 marzo 2007 ? Tremilioniquattrocentonovantottomila euro – circa sette miliardi delle vecchie lire: questa la cifra che il governo italiano spenderà per stipulare accordi con i contractor, ovvero guardie del corpo facenti capo a società private, destinati a operare in Iraq.

Uomini armati di una polizia privata avranno il compito di difendere il personale italiano ancora presente a Nassiriya, composto da tecnici ed esperti.

Lo si apprende dalla lettura del decreto sul rifinanziamento delle missioni all’estero, approvato alla Camera l’8 marzo e attualmente in commissione Difesa e Esteri al Senato.

A pag. 33, una voce dal titolo “Sicurezza dell’Usr”, dove la sigla in oggetto sta a indicare l’ “Unità di sostegno alla Ricostruzione”, istituita nel primo semestre 2006 nella provincia di Nassiriya. Accanto al testo, in neretto, è riportata la cifra di 3.498.000,00 euro.

“Considerato che il contingente militare italiano, che garantiva la sicurezza e l’incolumità del personale civile presente presso la Usr, non sarà più presente in Iraq nel corso del 2007″, si legge nel testo, “il Governo italiano ha la necessità di stipulare un contratto con una società di sicurezza che già sia operante in Iraq con personale locale. Ciò al fine di garantire l’incolumità dei civili presenti a Nassiriya e di consentire loro di uscire dal perimetro della base militare internazionale per monitorare i progetti ed incontrare le personalità locali in un contesto di massima sicurezza”.

L’agenzia privata scelta dal governo italiano per difendere i nostri tecnici in Iraq è la britannica Aegis Defence Services, anche se il contratto con la Farnesina è ancora in via di definizione.

E’ una compagnia privata di sicurezza presente in Iraq dal 2004, dove si è aggiudicata un contratto da 293 milioni di dollari dal Pentagono. Il suo fondatore, Tim Spider, un vero fuorilegge internazionale, è stato coinvolto in abusi contro i diritti umani e in gravi violazioni internazionali.

I parlamentari della maggioranza, inclusi quelli della “sinistra radicale” e pacifista, difendono, obtorto collo, la scelta del governo.

“Mi rendo conto che l’Italia, avendo ritirato le truppe, deve pur trovare il modo di difendere i civili che lavorano in Iraq dove il conflitto interreligioso è in via di peggioramento”, dice Rosa Calipari, senatrice dei Ds.

“In termini generali e di principio”, prosegue, “penso che il compito di garantire la sicurezza dei propri cittadini sia dello Stato e sono contraria alla privatizzazione della sicurezza. Negli anni precedenti, sono stati utilizzati questi contractor, ma per difendere società petrolifere. Ora, invece, si tratta di guardie che difendono personale civile che opera per fini umanitari”.

Silvana Pisa, anche lei senatrice dei Ds, sostiene che si poteva trovare un’altra soluzione.

“In qualsiasi ambasciata estera ci sono i nostri carabinieri”, spiega, “anche nei Paesi dove non ci sono le nostre truppe. Si poteva, dunque, ritirare l’esercito dall’Iraq, mantenendo i carabinieri a Nassiriya soltanto per proteggere i nostri tecnici”.

“Ero contraria all’esternalizzazione della sicurezza”, conclude la senatrice, “e lo sono anche ora. Abbiamo peraltro votato questo testo senza che venisse discusso tra i capigruppo”.

Anche la vicepresidente della Commissione Difesa Elettra Deiana del Prc, sta sulla posizione del “sì ma”.

“Ci sono tecnici italiani che devono essere protetti a Nassiriya, e la polizia irachena non è in grado di farlo”, dice. “Non ho un pregiudizio ideologico nell’assumere vigilantes privati, ma sono contraria ad assumere personale non controllabile. Non si conoscono le regole alle quali queste persone devono sottostare e da chi sono controllati. Ho già presentato un’interpellanza”, conclude la parlamentare di Rifondazione, “per sapere cosa sta succedendo a Nassiriya, e chiederò anche i criteri con cui vengono scelti questi body guard”.

Pino Sgobio capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera, non ha dubbi: “Tra un carabiniere e un body guard, preferisco che ci siano i body guard”.

“Avevamo chiesto il ritiro di tutti i soldati”, dice il deputato del Pdci, “non potevamo lasciare a Nassiriya i carabinieri. Sono dei militari e avrebbero coinvolto di più il nostro Paese in azioni belliche. Si tratta di una situazione di emergenza dove non è possibile fare altrimenti”.

“Spero almeno”, conclude Sgobio, “che la Farnesina scelga tra società private che diano garanzie di controllo e democraticità”.

Fabio Alberti, presidente dell’Organizzazione non governativa Un Ponte per, si dice meravigliato che in Iraq, “ci sia ancora una presenza armata italiana a difesa dei Provincial Reconstruction Team (PRT) che sono la parte civile dell’occupazione. Se noi ne facessimo parte saremmo sotto il comando Usa”. “Peraltro”, spiega Alberti, “a dicembre il nostro personale civile a Nassiriya girava scortato dai Marines”.

Ma soprattutto, chiede il presidente dell’Ong: “Quali sono le regole d’ingaggio di questi eserciti privati? Chi li controlla? E quale bisogno c’è di avere fisicamente dei tecnici italiani sul posto?”.

“Per assistere gli iracheni nella ricostruzione”, conclude, “basta aiutarli economicamente, nella progettazione, e in tanti altri modi. L’ Iraq è pieno di tecnici bravi”.

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(La Stampa) Padoa Schioppa: Troppi macchinisti nelle Ferrovie

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il ministro dell’economia, Tommaso Padoa Schioppa non è nuovo a contestazioni: con il sindacato è scontro aperto

Pronti a eliminare la seconda guida.
E per i biglietti nuovi rincari in vista
PAOLO BARONI
ROMA
Sostiene il ministro dell?Economia: «Per fare delle Fs un?azienda di eccellenza servono scelte difficili e impopolari». Tommaso Padoa-Schioppa si presenta alla commissione Trasporti della Camera per illustrare la sua «ricetta» e non usa mezzi termini: parla di «ridondanze» ed «esuberi notevoli» di personale, ipotizza il taglio di rami secchi e nuovi aumenti delle tariffe. E subito scoppia la polemica. Protestano tutti: sindacati, consumatori, forze politiche di maggioranza e di opposizione. Interviene anche il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che a proposito delle tariffe invita ad evitare «fughe in avanti». «Il problema della ristrutturazione delle Ferrovie – dichiara – non si risolve così».

La requisitoria del responsabile del Tesoro, invece, sembra non ammettere repliche: le Fs – sostiene Padoa-Schioppa – sono da troppo tempo in sofferenza, a cominciare dall?equilibrio economico. Con «aree di attività strutturalmente in perdita, tariffe ferme da troppo tempo e comunque inferiori del 30-50% agli altri operatori europei, un disallineamento tra servizi richiesti dallo Stato e corrispettivi, una perdita strutturale nel business merci e un costo del lavoro penalizzato da ?regole di ingaggio? svantaggiose rispetto al resto d?Europa». Senza contare la fame cronica di investimenti, per l?alta velocità, la rete tradizionale ed il materiale rotabile, ormai obsoleto. La cura? A suo parere quello delle Fs «è un sistema che va potato, come tutti gli alberi sani». E quindi, infrangendo un vero e proprio tabù, punta diritto contro uno dei baluardi di tanti anni di lotte sindacali nelle Ferrovie: i macchinisti. «Se in tutto il mondo i treni possono viaggiare con un macchinista unico – afferma – non si capisce perché in Italia ne servano due. Sono stati fatti degli investimenti, bisogna arrivare a questa soluzione».

Ovviamente, per rimediare allo sfascio il governo deve fare la sua parte, innanzitutto assicurando il necessario livello di investimenti. E in questa logica Padoa-Schioppa difende dalle critiche la revoca delle concessioni per la Tav: «Serve a riprendere i lavori a condizioni adeguate». E per quanto riguarda il progetto «nessuna incertezza: si farà e sono decisi i tempi». Nei piani del Tesoro l?azienda, a sua volta, deve recuperare efficienza e poter definire con più libertà le tariffe. «Questi 4-5 anni di blocco negli aumenti – spiega il ministro dell?Economia – hanno prodotto un danno gravissimo che i conti della società stanno ancora scontando». Per questo il sistema «va ristrutturato», distinguendo in maniera chiara tra parte commerciale e servizio universale. Padoa-Schioppa, quindi, da atto al Fs di aver raggiunto «buoni dati di traffico», «un buon livello di sicurezza» e una discreta puntualità dei treni (nonostante i 15 minuti di tolleranza delle statistiche), e ricorda che con l?azienda il governo sta discutendo il piano strategico 2007-2011.

Da Trieste l?amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti ammette di aver trovato «le casse svuotate», ma di essersi subito messo al lavoro. A Roma, invece, scoppia la polemica. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani «non servono i tagli, ma un piano industriale e di sviluppo serio». Inferocito il segretario generale della Filt Fabrizio Solari secondo il quale «è arrivato il momento di sottrarre le scelte di politica industriale al ministro dell?Economia». «Vivamente preoccupata» la Cisl, mentre i delegati delle Rsu contestano il macchinista unico perché «mette a rischio la sicurezza». Contro tagli e rincari si schierano anche Uil, Ugl, Margherita, Pdci, Verdi, Forza Italia e Lega. Le associazioni dei consumatori (Adusbef, Federconsumatori e Codacons) fanno muro sulle tariffe: «Ma il ministro – chiedono – quanto tempo è che non prende un treno?».

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Monfalcone. Il 2 aprile contro la privatizzazione Fincantieri

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


DIFENDIAMO IL NOSTRO FUTURO
La FINCANTIERI ha presentato un piano industriale che prevede tra l?altro anche acquisizioni di cantieri nell?est europeo a basso costo di mano d?opera e materiali(low-cost): ovvero l?avvio della DELOCALIZZAZIONE!
Noi diciamo NO all?avvio di un processo che rischia in pochi anni di colpire l?occupazione diretta del Cantiere e dell?indotto con tutto quello che rappresenta per l?economia locale! NO ad un piano industriale che serve solo a giustificare una quotazione in borsa!
Il GOVERNO ha condiviso il piano industriale presentato da FINCANTIERI,
prevedendo che attraverso la quotazione in Borsa si raccoglieranno le risorse per gli investimenti, anche quelli per la DELOCALIZZAZIONE!
Noi diciamo NO alla quotazione in borsa, non vogliamo gli investimenti per
impoverire i Cantieri italiani: la quotazione è un salto nel buio, è il mercato azionistico a decidere il valore delle imprese e, noi sappiamo quanto a rischio sia il settore della cantieristica!
Questo è un momento fondamentale ed è necessario che l?intero territorio e le sue istituzioni si stringano attorno al Cantiere in quanto, oltre ad essere importante per l?economia e l?occupazione, rappresenta anche 100 anni di storia, di conquiste ed emancipazione dell?isontino e della Regione.
LUNEDI 2 APRILE 2007
MANIFESTAZIONE CON SCIOPERO DAVANTI AI
CANCELLI DELLA FINCANTIERI, con comizio di SANDRO
BIANCHI, coordinatore fiom della cantieristica nazionale,
NOI COSTRUIAMO BELLE NAVI: LASCIATECI
CONTINUARE, DIFENDIAMO IL NOSTRO FUTURO
La Segreteria provinciale della FIOM

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(Manifesto) Un’operaia Fiat scrive al ministro Damiano

29 Marzo 2007 Commenti chiusi


di Longo Caterina
Ieri il ministro del lavoro Cesare Damiano ha fatto visita alla Fiat di Mirafiori. Alcune operaie gli hanno consegnato delle lettere. Ne pubblichiamo una.

Egregio Ministro Damiano, sono un’operaia che vorrei dirle alcune cose, a nome di tante donne come me. Mi scuso innanzitutto per questa mia modesta lettera perché, sicuramente, lei sarà abituato a ricevere lettere più importanti. Vorrei ringraziarla per la sua visita, perché questo ci dimostra che qualcuno si ricorda ancora di noi.
Stiamo vivendo un periodo di ansia sui luoghi di lavoro, non si parla altro che della prossima riforma sulle pensioni. Cosa ci aspetta questa volta? Non sono bastati i 35 anni di contributi, siamo passati a 37 e ora sembra che non bastino neppure i 40. Noi non siamo dei numeri, siamo delle persone stanche di dover aggiustare i conti dello stato. Viviamo con uno stipendio a dir poco misero (1.100 euro) dopo 20 anni di linea. Dobbiamo sperare di riuscire ad arrivare alla pensione con il 60% del salario, e questo mi sembra assurdo.
Ho sentito che i governanti prendono 4 mila euro al mese solo per vitto e alloggio. Io con 1.100 devo vivere, pagare il mutuo e mantenere 2 figli. Ho 45 anni, 30 di lavoro ma non sono ancora riuscita a pagarmi la casa. Visto che la giovinezza l’ho passata in fabbrica, ho il diritto di andare in pensione con un po’ di tranquillità? Io ho dato allo stato e quando lo stato dovrà dare a me (quello che mi sono sudata) sembra regalarci la luna. Sono sempre stata di sinistra, ho gioito quando siamo tornati a governare, ho tremato quanto sembrava stesse cadendo il governo, e ora? Cosa ci riserva questo NOSTRO governo di sinistra?
(…) Ci hanno spremuti abbastanza e contribuite a volerci spremere ancora, non fatelo anche voi! Spero almeno che vi ricorderete di quei lavori usuranti, (…) non lasciateci l’unica speranza che la Fiat, ogni tanto, faccia un po’ di pulizia con la mobilità.
Dateci ciò che ci aspetta, i diritti dopo tanti anni di sacrifici! Dateci la possibilità di goderci i figli e la nostra famiglia. Grazie per avermi dedicato un po’ del suo tempo.
A nome di noi donne Fiat.

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Parigi: municipio tornerà a gestire l’acqua

28 Marzo 2007 Commenti chiusi

Primi passi a Parigi per il ritorno alla gestione pubblica dell?acqua. Il primo cittadino di Parigi, Bertrand Delanoe, ha infatti messo all’ordine del giorno il riacquisto di quote azionarie dell’acquedotto. Proprio la capitale francese era stata capostipite della tendenza ad affidare la gestione idrica nelle mani dei privati. Oggi al rete di distribuzione parigina è sotto controllo di Lyonnaise des Eaux, gruppo Suez, per la ?rive guachi?, e di Veolia, per la ?rive droite?, che detengono ciascuna un 14% della società mista Eau de Paris. Si tratta del primo passo verso il ritorno alla municipalizzazione delle acque.

Fonte: Vita

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Anche a Parma Prc contro l’espulsione di Turigliatto

28 Marzo 2007 Commenti chiusi


Sulla decisione del P.R.C. di allontanamento di Turigliatto
Posizione di 43 militanti e dirigenti di Rifondazione di Parma

(26 marzo 2007)

In relazione alla decisione assunta il 1° marzo dal Collegio Nazionale di Garanzia del P.R.C. di allontanamento dal Partito del compagno sen. Turigliatto, i sottoscritti militanti e dirigenti della Federazione di Parma di Rifondazione Comunista esprimono la propria contrarietà nei confronti del provvedimento disciplinare preso, il quale non serve per risolvere quello che è un rilevante problema di natura politica e strategica riguardante la collocazione e la linea del partito stesso.

La vicenda del compagno Turigliatto, il cui voto non è stato determinante nell?esito negativo della votazione al Senato sulla relazione di politica estera del Governo di cui il PRC fa parte, evidenzia, in realtà, tutti i limiti politici della scelta intrapresa dal gruppo dirigente nazionale del PRC di partecipazione diretta al Governo di centro sinistra senza valutazione piena delle condizioni indispensabili per tale partecipazione e delle sue implicazioni. E? stridente il contrasto fra voto in aula a favore della relazione del Ministro degli Esteri e contenuti e finalità della manifestazione popolare di Vicenza di appena quattro giorni prima, manifestazione alla quale il PRC tutto ha preso parte con convinzione in prima persona.

Nell?esprimere da parte nostra solidarietà e gratitudine a Franco Turigliatto per la coerenza mostrata, pensiamo che il partito debba lasciare alla propaganda altrui l?invenzione di capri espiatori, debba evitare di confondersi col coro dei ?crucifige?, combattere anzi la nuova caccia alla streghe, aprire al suo interno e coi suoi simpatizzanti ed elettori un dibattito vero e ampio, franco e leale, senza reticenze e trasformismi, rispetto a quanto è accaduto e rispetto a quanto si prospetta.

Parma, marzo 2007

documento approvato alla Conferenza d’organizzazione provinciale del PRC

Giancarlo Ablondi membro Direttivo Circolo ?Geymonat?
Filippo Agazzi responsabile Coordinamento Provinciale Giovani Comunisti
Walter Aiello capogruppo in Consiglio Provinciale
Luigi Allegri membro Comitato Politico Federale
Laura Bergamini sindacalista RdB-CUB
Ugo Bertinelli membro Comitato Politico Federale, sindacalista dir. prov. FIOM CGIL
Massimiliano Bocchi membro Comitato Politico Federale
Mario Brandini membro della Commissione Cultura della Federazione
Giovanni Caggiati coordinatore Comitato antifascista di Parma
Silvio Chiastra membro Comitato Politico Federale
Daniele Chiavelli (Giovani Comunisti)
Lodovico Cutaia coordinatore prov. Federazione, capogruppo in Consiglio Comunale di Parma
Guglielmo Dall?Asta membro Comitato Politico Federale, resp. Commissione Cultura Federazione
Andrea Davolo membro Comitato Politico Federale
Nando De Marco membro Comitato Politico Federale
GianMaria De? Munari
Silvana Distante membro Comitato Politico Federale, consigliere circoscrizione Parma Centro
Carmela Esposito
Vincenzo Faranna
Stefania Ferri (Giovani Comunisti)
Luca Fornia (Giovani Comunisti)
Giordano Gaetani
Alberto Giannini membro Coordinamento Provinciale Federazione
Angelo Giavarini membro Comitato Politico Federale, resp. Ass. Italia-Cuba di Parma
Artemio Giovannelli membro Direttivo Circolo Salsomaggiore
Davide Ledda membro Comitato Politico Federale
Giacomo Pasqua membro Comitato di Garanzia Federazione
Gianni Pistonesi sindacalista Comitato Centrale FIOM CGIL
Raimondo Rabaglia membro Direttivo Circolo Fornovo
Deborah Pezzani (Giovani Comunisti)
PietroPaolo Piro membro Comitato Politico Federale, ex segretario Federazione
Pietro Previtera membro Comitato Politico Federale
Stefano Quaglia membro Comitato Politico Federale
Elena Quagliotti (Giovani Comunisti)
Chiara Reali (Giovani Comunisti)
PierEttore Ruzzi membro Direzione Federazione
Giuliano Tarasconi membro Comitato Politico Federale
Renzo Terzoni segretario Circolo Medesano
Chiara Tondani (Giovani Comunisti)
Federico Toscani (Giovani Comunisti)
Marco Trapassi membro Comitato Politico Federale e Comitato Politico Nazionale
Stefania Vicini
Piero Zandonemeghi

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Solidarietà al CSOA La Talpa e l’Orologio

27 Marzo 2007 Commenti chiusi


Come viene spiegato nel testo dell’appello il Centro sociale La Talpa e l’Orologio di Imperia è di nuovo a rischio di sgombero, dopo che Unicredit,proprietaria dei muri, li ha venduti ad un’immobiliare, nel disinteresse del Comune di Imperia, che per anni era sembrato disponibile ad acquistare i locali che ospitano la Talpa. Per aderire è possibile scrivere a gianluca@uno.it. Consigliamo anche il sito www.garabombo.org.

Appello alla solidarietà

Il centro sociale occupato e autogestito La Talpa e l’orologio è
nuovamente sotto minaccia di sgombero.

Lo stabile dove ha sede il centro è stato acquistato nel dicembre 2006
dalla Selfimm società immobiliare genovese.

Questo fatto azzera una lunga trattativa tra noi, Comune e Unicredit (la
vecchia proprietà) che aveva formulato ipotesi interessanti per il
futuro del centro e della città di Imperia.

Da circa 16 anni siamo un luogo vitale di cultura critica, confronto e
crescita per migliaia di cittadini della nostra provincia. Centinaia di
iniziative culturali, dibattiti politici, concerti e spettacoli teatrali
a cui hanno partecipato decine di migliaia di uomini e donne in questi
anni sono un patrimonio immenso che non può essere cancellato.

Non vogliamo che la nostra città perda uno spazio di socialità per gli
studenti, una bottega del commercio equo e solidale, un laboratorio
teatrale, uno spazio attrezzato per concerti, un centro di
documentazione, e tutte quelle iniziative che continuano ad animare la
vita del centro.

In una provincia povera di iniziative culturali, che manca di essenziali
servizi sociali per giovani e anziani, dove però dilagano banche e
supermercati in maniera spropositata rispetto alle esigenze reali del
territorio, il centro sociale occupato e autogestito La Talpa e
l’orologio rappresenta uno degli ultimi luoghi sottratti alla
mercificazione che sta devastando definitivamente il nostro territorio,
un vero proprio bene comune che va difeso da tutti.

Per questo chiediamo di sostenere attivamente una campagna di
solidarietà che allontani definitivamente i rischi di uno sgombero e
rilanci immediatamente proposte e soluzioni per permettere a questa
esperienza di continuare a esistere.

C.S.O.A La Talpa e l’orologio

viale Matteotti 23 Imperia

*Primi firmatari:*

Don Andrea Gallo (Comunità S. Benedetto al porto)

Daniele Farina (deputato Prc)

Sergio Olivieri (deputato Prc)

Pieluigi Sullo (Carta)

Gianluca Carmosino (Carta)

Alberto Zoratti (cooperativa Fair)

Alberto castagnola (rete Lilliput Roma)

Daniela degan (rete Lilliput Roma)

Giulio Marcon (Lunaria)

Monica Di Sisto (giornalista)

Maurizio Gubbiotti (segreteria nazionale Legambiente)

Andrea Baranes (Crbm)

Antonio Tricarico (Crbm)

Luca Martinelli (Altraeconomia)

Miriam Giovanzana (Altraeconomia)

Cladio Porchia (segretario provinciale Cgil)

Carla Nattero (consigliera comunale Ds)

Gabriella Badano (consigliera comunale Verdi)

Pasquale Indulgenza (consigliere comunale e segretario provinciale Prc)

Felice De Luciis (presidente provinciale Arci)

Valerio Romano (Rsu porto di Imperia)

Carlo Trucco (partigiano e presidente del circolo Arci Guernica)

Mario Giribaldi (avvocato)

Susanna Bernoldi (Aifo)

Franca Natta (insegnante presidente Proteo fare sapere Liguria)

Alixia Patri (insegnante)

Stefano Fantini (segretario provinciale Flc Cgil scuola)

*Associazioni e centri sociali:*

Aifo, Arci solidarietà, Arci provinciale, Cgil Imperia, Garabombo
l’invisibile, Liberamente, Comunità S. Benedetto al porto (Ge), Circolo
Arci Guernica, Associazione Italia-Cuba Sanremo, Loa Buridda (Ge), Spa
Leoncavallo (Mi), Csoa Terra di Nessuno (Ge), Csoa Zapata (Ge), Csoa
Barricata (Sv). Csa Babilonia, portale d’informazione Il provinciale
Riferimenti: Garabombo

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(Fonopoli.net) Qualche nota sulla formazione artistica

27 Marzo 2007 Commenti chiusi


di Roberto Guerrini.

Nell?ormai affermata orda riformatrice dell?italica istruzione, praticamente tutti i settori della scuola pubblica sono progressivamente risultati penalizzati.
Da lungo tempo i vari ministri della Pubblica Istruzione formano commissioni, legiferano e spendono molto del poco denaro pubblico destinato alla scuola, cercando costantemente di far passare i presenti e futuri tagli, sempre più netti ed evidenti, per serie e ponderate, quanto necessarie, opere riformatrici atte a ristrutturare i vari cicli scolastici in modo sempre più rispondente ed adeguato alle esigenze dell?epoca.
Circa i ?motivi ispiratori? che spingono i soggetti incaricati ad intervenire con meticolosa continuità nell?intricato mondo della Pubblica Istruzione non vi è molto da dire: si ribadisce l?ovvio, quando si afferma che la scuola vada costantemente aggiornata e, talvolta, riformata.
Non è difficile cogliere il fatto che l?intero impianto formativo scolastico è necessariamente suscettibile di continui monitoraggi, che ne studino e comprendano l?evoluzione ed il senso, contestualmente ai cambiamenti storici, sociali, etici, tecnici, economici e persino del costume.

Ma per quale motivo ogni volta che si mette mano a questioni riguardanti la scuola vanno perdute potenzialità formative, opportunità culturali e posti di lavoro?

Tra i molti, un settore formativo in particolare, ha rischiato, e tuttora rischia, il definitivo annientamento. Si tratta del settore scolastico pubblico previsto per l?istruzione e la formazione artistica.
Le varie sperimentazioni coagulatesi a partire dai primi anni novanta nelle formulazioni di vari progetti, le indicazioni di merito esternate dalla ?Commissione dei Saggi? nella riforma Berlinguer, la vergognosa proposta Moratti contenuta nell?ennesima e omonima riforma solamente congelata dall?attuale ministro della Pubblica Istruzione, hanno evidenziato con sconcertante chiarezza due incontrovertibili realtà: la prima è rappresentata dal fatto che dell?isrtuzione artistica in Italia, non frega un cazzo a nessuno; la seconda sta nel fatto che politici, legislatori ed esperti che hanno messo mano alla questione, hanno dimostrato la più completa incapacità di scorgere l?importanza di questo specifico settore formativo.
Oppure c?è di peggio?

Nella la riforma Moratti, fin dalla prima bozza proposta per l?iter approvativo, è disposto e, probabilmente verrà applicato, quanto segue:

SPARISCONO 2.112 ore di discipline pittoriche (materia d?indirizzo, ma soprattutto fondamentale per un approccio minimo alle problematiche della formazione artistica o comunque l?educazione alla comunicazione per immagini), ripartite nei quattro anni di corso del liceo artistico di prima sezione;

SPARISCONO 1.580 ore della stessa materia sopra menzionata previste per i quattro anni di formazione del liceo artistico di seconda sezione;

SPARISCONO 1.056 ore di formazione specifica prevista per i licei artistici sperimentali (progetto Leonardo);

SPARISCE l?Istituto d?Arte con la sua importante storia e le sue peculiarità formative.

Tutte queste ?sparizioni? in cambio di 858 (ottocentocinquantotto) ore di formazione artistica previste dalla ?ricetta Moratti?.

Perché? Vale veramente la pena di strapagare fior di intellettuali ed esperti del settore e riunirli in commissioni per arrivare a partorire simili soluzioni! Mesi di duro lavoro per arrivare insensatamente a propore, per il primo biennio orientativo artistico, solo due ore settimanali di materie d?indirizzo specifico: praticamente le due ore di disegno delle medie inferiori! Dopo di chè le ore formative specifiche salirebbero prima a cinque per arrivare a ben sette ore nel quinto anno di formazione, all?interno delle quali potrà essere inclusa addirittura della sperimentazione fatta negli ?appositi? laboratori, nel frattempo miracolosamente comparsi nelle scuole, per le tecniche di videoripresa! Ma ve lo immaginate, addirittura il cinema nella scuola? E con quali soldi?
E questa non è che una delle innumerevoli boiate che la scuola ha rischiato e tuttora rischia di trasformare in realtà.
Attualmente l?applicazione definitiva della riforma Moratti anche nella scuola di secondo grado è soltanto congelata, procrastinata, ma non abolita.
Pertanto la devastazione di un importantissimo settore della formazione pubblica è ancora incombente e possibilissima.
Non sono presenti, e neppure lontanamente percepibili, le avvisaglie di un cambio reale di tendenza. Non si vede come l?attuale ministro, differenziandosi dai suoi predecessori (da Luigi Berlinguer a Letizia Moratti) possa trovare la forza e la convinzione per provare ad aggiornare in modo adeguato la formazione artistica all?insegna di un?inedita fiducia nei confronti di una tipologia formativa, mai capita fino in fondo e mai valorizzata per ciò che realmente potrebbe rappresentare.
Inoltre, neppure gli studenti, i genitori ed in generale l?opinione pubblica, sembrano mostrare volontà di opporsi all?inevitabile andamento delle cose.
La formazione artistica non sembra quindi interessare a nessuno, non è protetta da nessuno. In un paese che detiene non meno del 40% del patrimonio artistico mondiale e che ha trovato nella creatività made in Italy un punto di forza a livello mondiale, non si riusciranno a trovare le risorse necessarie per evitare un grave sfascio.

Eppure la formazione di tipo artistico è naturalmente in grado di promuovere dinamiche, sia sul piano intellettuale, che emotivo, all?insegna della capacità astrattiva, progettuale, immaginifica, critica ed estetizzante quindi, in ultima analisi all?insegna della libertà di pensiero. Valori educativi indiscutibili ed indissolubilmente legati ad un sapere di tipo divergente ed aspecifico, fondamentale ed irrinunciabile per le esigenze formative contemporanee e future.
Inoltre, la scuola artistica italiana, ammirata in tutta l?Europa sarebbe in grado di rispondere ottimamente, in termini formativi, alle esigenze del mercato, dove l?aspetto qualitativo delle formazioni rappresenta l? unica e vera opportunità competitiva che il nostro paese ha per il futuro.
Nonostante queste incontrovertibili realtà, non esiste la minima capacità e volontà di valorizzare questa risorsa.
O forse non è così!
Forse questo susseguirsi di massacranti riforme scolastiche un senso lo hanno ed anche uno scopo: la promozione di una scuola che formi, non future generazioni di individui all?insegna della pluralità e della libertà cosciente, ma esclusivamente un?informe massa di consumatori ubbidienti e passivi, perfettamente funzionali all? incontrovertibile realtà economica e sociale ormai irrimediabilmente radicata.

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Rifondazione: anche Savona chiede il reintegro di Turigliatto

26 Marzo 2007 Commenti chiusi

Anche a Savona la Conferenza d’organizzazione chiusasi ieri ha visto il blocco delle minoranze (L’Ernesto, Controcorrente, Sinistra Critica e Falce Martello) prevalere su un ordine del giorno che disapprova la decisione di allontanare dal Partito il senatore “dissidente” Franco Turigliatto e ne chiede la riammissione nei ranghi del Partito (21 favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti). Passa anche un altro ordine del giorno che impegna il Prc a votare contro un’innalzamento dell’età pensionabile (41 a favore e un solo contrario). Soddisfatto Giorgio Barisone, portavoce di Controcorrente Savona commenta: “La mozione su Turigliatto è stata votata dai compagni di tutte le aree critiche ma anche da compagni della maggioranza congressuale. E’ un segno del malessere creato dall’espulsione decisa qualche settimana fa.”

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Emergency: "Il Governo italiano rispetti gli impegni presi!"

26 Marzo 2007 Commenti chiusi

Pubblichiamo il testo di un appello a cui abbiamo aderito, che chiede al Governo e a Prodi di non dimenticare gli impegni presi per la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi

Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire
Dalla presidente di Emergency un accorato appello al Presidente del Consiglio Prodi

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell’ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all’alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.

Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando ?con i cavi elettrici?.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un ?alto meeting sulla sicurezza nazionale? presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l?immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l?avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Teresa Sarti Strada
Presidente di Emergency

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