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Il V-day e la crisi della sinistra

 

di Marco Veruggio

Dopo il successo dell’iniziativa di sabato il mondo della politica si interroga, dividendosi tra chi si accoda a Grillo e chi fa lo snob. Da marxista penso che ogni fenomeno vada compreso e indagato. Tanto più che non solo il comico genovese riempie le piazze, ma va a toccare sensibilità che sono anche nostre. Basti visitare i siti dei partiti della sinistra: a decine di circoli hanno link al blog di Grillo. Perchè? Perché Grillo parla di temi che sono anche nostri e dice cose che la sinistra non ha più il coraggio di dire. Grillo attacca la Legge Biagi e non si sente in dovere di ritrattare il giorno dopo, nonostante in molti si straccino le vesti. Grillo dà voce all’insofferenza verso chi taglia le pensioni ai lavoratori ma lui in pensione ci va dopo due anni; verso chi deplora le morti sul lavoro ma permette agli imprenditori di vincere appalti per opere pubbliche purché abbiano “meno del 20% di dipendenti in nero”; verso chi chiede di multare gli automobilisti che accostano per agganciare le prostitute non facendo che seguire l’esempio del portavoce personale di Prodi (vi ricordate lo slogan “La serietà al Governo”?). Prendiamo le 3 proposte della manifestazione di sabato. Che i politici non stiano in Parlamento per più di due mandati in teoria lo predica anche lo Statuto di Rifondazione Comunista; che chi ha rubato o ha preso tangenti non vada in Parlamento dovrebbe essere logico; infine che gli elettori siano liberi di scegliersi i propri rappresentanti mi sembra ragionevole. Il problema è che la sinistra ormai ha adottato il principio della deroga. Tutto è permesso o comunque giustificato in nome del “sennò torna Berlusconi”. Nel Prc ci sono parlamentari da 4 legislature. E Berlusconi guadagna terreno giorno dopo giorno. C’è un altro aspetto. E’ un caso che tutti i guru che fanno concorrenza ai partiti del centrosinistra, da Grillo a Moretti, da Travaglio alla Guzzanti, provengano dal mondo della comunicazione e dello spettacolo? E che un imprenditore televisivo sia il grande antagonista politico dell’Unione? Evidentemente no. Grillo è il prodotto anche dell’incapacità di comunicare del centrosinistra (e della sinistra). Di di cui il volto inespressivo fino a sfiorare l’ebetudine che Prodi sfodera nei momenti di difficoltà (vedi il faccia a faccia di qualche mesa fa con Cinzia Bottene, leader del movimento No Dal Molin a Vicenza) rappresenta un esempio spettacolare. E a cui si somma il non saper utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione. La stessa Rifondazione comunica ormai al 90% attraverso i talk show e i telegiornali (cioè tramite i media controllati dai gruppi di potere) oppure attraverso il volantino, cioè il lo strumento meno tecnologico che ci sia rimasto. Intendiamoci. Nessuno pensa che il volantino vada archiviato come un reperto del secolo scorso. E tuttavia, in un mondo segnato dai mezzi audiovisivi, possibile che il nostro principale strumento di comunicazione possa essere un foglio di carta ciclostilato (per di più spesso senza immagini e scritto in modo verboso e incomprensibile)? Gli imam musulmani fanno proselitismo ormai da decenni attraverso audiocassette, dvd e internet; noi, la sinistra della settima potenza industriale nel mondo, andiamo avanti con volantini, giornali come Liberazione (10 mila copie al giorno, da fallimento) e qualche gentile invito a Porta a Porta (finché non la spariamo troppo grossa). Al punto da farsi superare in comunicazione e tecnologia da Di Pietro. E che quando si prova a cimentarsi con i nuovi media i risultati sono addirittura catastrofici. Andatevi a vedere www.sxnet.it, aspirante sito della presunta “cosa rossa”. Lo slogan della home page, inserito in un logo ultrakitsch da casinò di Las Vegas, è “sentimentalmente di sinistra”. In una società in cui giorno dopo giorno la gente viene derubata dei propri diritti Grillo sa parlare alle pance e canalizzare la rabbia. La sinistra del terzo millennio evoca nostalgie (di che?) e sentimentalismi da bigliettino di auguri. Non c’è da stupirsi se è il primo a conquistare l’”audience”. Dunque non ci troviamo di fronte solamente al masochismo dello stare in un governo che fa la sinistra (e soprattutto il suo elettorato) a pezzettini. Anche il fatto di farsi inchiodare a giocare esclusivamente sul terreno su cui è più forte l’avversario, il Parlamento virtuale di Bruno Vespa come quello vero, è una forma di subalternità politica. La subalternità di chi – in mezzo a tante pseudo innovazioni teoriche – non è in grado di comprendere un concetto che è – questo sì – un pilastro della modernità e cioè il concetto di guerra asimmetrica. I poteri forti possono essere sconfitti se si affrontano sul terreno su cui non sono (o non sono più abituati) a giocare: la comunicazione politica come la piazza. Da questo punto di vista invece di trastullarsi coi libri di Toni Negri sarebbe più utile leggersi, un saggio scritto qualche anno fa da due ufficiali cinesi, Qiao Liang e Wang Xiangsui, che spiega i rovesci subiti dall’esercito americano nei conflitti asimmetrici e che – come tutti i libri di strategia militare – può essere utilmente applicato alla politica (Guerra senza limiti. L’arte della guerra simmetrica tra terrorismo e globalizzazione, Libreria Editrice Goriziana). Grazie ai nostri deficit Beppe Grillo riesce a costruire la sua egemonia facendo passare inosservata la sua principale debolezza. Può proporre delle specifiche ricette alternative per la legge elettorale, per la comunicazione politica, per il ciclo dei rifiuti, per produrre energia, ma non è in grado di avanzare una proposta complessivamente alternativa all’economia e alla società che generano le burocrazie politiche, il malaffare e la devastazione ambientale. Come si è visto su Telecom, quando, aldilà di chiedere le dimissioni del CdA e di evocare il modello economico americano (quello di Enron e dei mutui subprime; e anche quello che certificava Parmalat e Cirio, tanto per intenderci!), non ha saputo andare. Il che finisce per svuotare anche le sue battaglie più sacrosante. La sinistra, che invece un’alternativa dovrebbe averla, nonostante ciò non sa più costruire la propria egemonia. O forse il problema è che questa sinistra in realtà una visione complessivamente alternativa del mondo e della società non ce l’ha più…

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