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Archivio Settembre 2011

Basta lamentarsi é ora di organizzarsi, Serve un polo politico alternativo a centrodestra e centrosinistra

30 Settembre 2011 Commenti chiusi

Redazione

VOL_01ottobrePubblichiamo il testo del volantino che sarà distribuito da ControCorrente all’assemblea “Dobbiamo fermarli 5 proposte per un fronte comune contro il governo unico delle banche ” del 1 ottobre a Roma

Dopo tre anni di misfatti il Governo sembra finalmente arrivato al capolinea. Ma ciò non implica automaticamente un miglioramento per i lavoratori italiani. Perché Berlusconi non è in crisi, come nel ’94, in seguito a una mobilitazio-ne di massa. E’ in crisi perché non riesce a ‘tranquillizzare’ i mercati. Standard & Poor’s lo ha scritto in modo esplicito: il Governo non è abbastanza forte per ‘fare le riforme’ e affrontare le conseguenze che queste potrebbero scatenare sul piano sociale, in particolare quella dei lavoratori e del movimento sindacale. Nell’esultanza dell’opposizione parlamentare di fronte al declassamento del debito italiano e alle critiche della stampa economica internazionale, di Confindustria e della Chiesa a Berlusconi è contenuta implicitamente l’idea di un nuovo esecutivo – di larghe intese o di centrosinistra – in grado di fare ciò che Berlusconi non riesce: realizzare il programma di S&P, della BCE, dell’Economist e di Confindustria. Un governo che potrebbe essere formato e cominciare ad avanzare come un rullo compressore tra pochi mesi. E se lo schema adottato sarà quello del ‘nuovo Ulivo’ beneficierà anche dei voti e del sostegno parlamentare dei ‘grandi’ partiti di sinistra, SEL, PRC e PdCI. Vendola, Ferrero e Diliberto lo hanno già detto: sosterranno un nuovo governo di centrosinistra e si impegnano a non farlo cadere anche se prenderà decisioni che la sinistra non condivide.

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POLEMICHE. Nicolosi e i passi avanti della CGIL. Una replica di A. Mannoni

29 Settembre 2011 Commenti chiusi

diclasse_mannoni copiaLETTERE di Nicola Nicolosi
LA POLEMICA

Accordo del 28 giugno Perché la Cgil ha fatto un passo avanti

Siamo rimasti stupefatti dalla faziosità e supponenza dell’editoriale di Loris Campetti (il manifesto del 22 settembre). Con sicumera degna di miglior causa, l’autore attribuisce all’accordo del 28 giugno i contenuti dell’articolo 8 della manovra economica. Articolo che è stato pensato per snaturare il medesimo accordo raggiunto prima dell’estate dalle parti sociali. Il 21 settembre, con la firma della dichiarazione congiunta, la Cgil ha compiuto un passo in avanti per difendere il contratto nazionale, la democrazia nei luoghi di lavoro, i diritti dei lavoratori. La posta in gioco era ed è la riconquista di un modello unitario di contrattazione che ponga fine alla situazione determinata dall’accordo separato del 2009.
Il 28 giugno è stato ripristinato il ruolo del contratto nazionale e sono state stabilite chiare regole per la competizione tra le organizzazioni sindacali, fissando punti di assenso reciproco sul fondamentale tema della democrazia sindacale. È evidente il salto in avanti dalla democrazia di organizzazione a quella sindacale, perché viene valorizzato il ruolo delle Rsu elette da tutti i lavoratori. Sono ampliati gli spazi democratici, sebbene il manifesto sostenga il contrario. I lavoratori vengono infatti coinvolti e possono validare gli accordi anche con lo strumento del referendum. È previsto inoltre un vincolo specifico sulle Rsa, ossia sulle strutture di base di sigla. L’accordo stabilisce che è sufficiente un solo sindacato per rivendicare il referendum tra i lavoratori. E qualora almeno il 30% dei dipendenti richieda quel voto, anche senza il consenso di un sindacato interno, la parola passerà comunque alla base. Prosegui la lettura…

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Basta sacrifici umani, noi il debito non lo paghiamo

28 Settembre 2011 Commenti chiusi

cremaschidi  Marco Santopadre

Questa conferenza stampa – esordisce Giorgio Cremaschi parlando ai giornalisti dalla scalinata del Palazzo delle Esposizioni – avremmo voluto tenerla davanti alla sede centrale della Banca d’Italia. Ma ciò che in altri luoghi è consentito qui è vietato e quindi pochi giorni fa, quando la Questura ci ha comunicato il divieto, abbiamo ripiegato per quest’altro luogo”. Mentre i pochi giornalisti presenti si accalcano per piazzare microfoni e registratori il più vicino possibile alla bocca dell’esponente della Fiom, Cremaschi inizia a spiegare i contenuti e gli obiettivi dell’assemblea nazionale convocata a Roma il prossimo 1° ottobre da un vasto arco di forze sindacali, politiche e sociali che intendono così lanciare una campagna nazionale contro il pagamento del debito e affinché ai cittadini italiani sia consentito, attraverso un referendum, esprimersi su una materia tanto importante. ‘E’ una grande questione di democrazia perché il nostro popolo non è mai stato chiamato a discutere e decidere su questi temi.
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AAA Sinistra fedele intratterrebbe relazione con amici S&P a scopo seggi in Parlamento

22 Settembre 2011 Commenti chiusi

standard-poorOpinioni da ControCorrente

Standard & Poor’s, autorevole (si fa per dire…) agenzia di rating americana, nei giorni scorsi ha declassato il debito pubblico e sette banche italiane. ‘E’ ora di finirla. Siamo lo zimbello di tutti’ ha tuonato Emma Marcegaglia. ‘L’Italia in serie B per colpa di Berlusconi’ – ha squittito a ruota Enrico Letta. Le prime pagine dei principali quotidiani italiani titolano che ’Il Governo è troppo debole’. Molti gongolano vedendo avvicinarsi la ‘fine del tiranno’ e a sinistra a qualcuno vengono gli occhi lucidi se pensa che forse il momento di infilare di nuovo le dita nel vasetto della marmellata si avvicina. Tuttavia bisognerebbe tenere presente che il modo in cui si manifesta la fine di un tiranno determina la sequenza successiva degli eventi e dunque – invece di fregarsi le mani prematuramente, col rischio di ritrovarsele scottate tra sei mesi – varrebbe la pena di leggersi la relazione di S&P per capirne bene il senso, invece di affidarsi ai resoconti giornalistici (il testo si trova ad es. su  http://www.zerohedge.com/news/sp-downgrades-italy-euro-futures-tumble). Prosegui la lettura…

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Coesione sociale. Quando Napolitano faceva la cresta sui rimborsi UE

21 Settembre 2011 Commenti chiusi

“Auspico da tempo decisioni di alleggerimento e semplificazione dell’architettura istituzionale oltre che tangibili correzioni sul piano del costume politico” dichiarava a luglio il Presidente della Repubblica.  Nel video qui sotto un servizio trasmesso nel 2004 da una televisione tedesca in cui un giornalista chiede conto all’allora parlamentare europeo di alcuni rimborsi alquanto discutibili ‘sul piano del costume politico’ per spese di viaggio. Napolitano risponde minacciando di chiamare la polizia. E se l’avesse fatto Berlusconi?

Video importato

YouTube Video

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LIBIA. Per difendere la rivoluzione serve l’azione indipendente dei lavoratori!

20 Settembre 2011 Commenti chiusi

Articolo di Robert Bechert, CWI, traduzione a cura della Redazione

LIBIA

Ogni giorno arrivano segnali di pericolo, l’intervento della NATO ha proiettato ombre oscure sulla rivoluzione libica. In un paese quasi senza tradizioni, finora, di  movimento operaio, gli effetti distorsivi e i pericoli generati dal rovesciamento di Gheddafi stanno iniziando a venire allo scoperto.

Subito dopo l’inizio della rivoluzione, le potenze imperialiste, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti in particolare, hanno utilizzato il contrattacco da parte delle forze di Gheddafi contro Bengasi e l’est del paese come pretesto. Preoccupate dalle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, sono intervenute in qualità di ‘protettori’ del popolo libico e, tramite l’agenzia filooccidentale e autonominatasi Consiglio Nazionale di Transizione (TNC), che ha cercato di controllare la rivoluzione e sfruttarla per i propri fini. Le strutture di autogoverno che avevano iniziato a svilupparsi a Bengasi sono state ridotte al silenzio e il TNC è diventato un alleato della NATO.

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ELEZIONI. La LINKE piace a Ferrero e Grassi, ma non ai berlinesi.

20 Settembre 2011 1 commento

ferrero02GOpinioni da ControCorrente, 19 settembre 2011

Circa un anno e mezzo fa Ferrero e Grassi, al ritorno da Rostock, ci raccontavano il congresso della LINKE, con toni da quindicenni tornati dal Luna Park. ‘Imparare dalla LINKE’ era il titolo dell’articolo su Liberazione, in cui Ferrero ci descriveva una ‘sinistra in salute che vuole invertire la tendenza’, un partito che ‘non sta nei governi del meno peggio’ e che Grassi definiva nientepopodimenoche ‘la speranza delle classi subalterne in Germania’. Ora, è vero che tutto è relativo e, certo, la sinistra italiana – PRC compreso – sta alla LINKE come l’Albinoleffe sta al Barcellona. Tuttavia i risultati elettorali delle elezioni svoltesi a Berlino lo scorso fine settimana contribuiscono a farci vedere le cose sotto una luce un po’ diversa. Klaus Wowereit (SPD) vince e sarà per la terza volta sindaco, ma l’SPD perde il 2,5% (5 seggi) e la LINKE l’1,7% (3 seggi), mentre guadagnano i Verdi (+4,5% e 7 seggi), addirittura la CDU (+2,1% e 2 seggi), ma soprattutto il Partito dei Pirati, che, ripetendo l’exploit dei loro omologhi svedesi qualche anno fa, al loro battesimo elettorale prendono l’8,9% e 15 seggi (4 meno della LINKE), grazie a un’immagine ‘alternativa’ e a un programma che chiede tra l’altro il salario garantito e i trasporti gratuiti. Prosegui la lettura…

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FINMECCANICA. No allo spezzatino e alle manovre di Borsa!

16 Settembre 2011 Commenti chiusi

Ansaldo in mano americana? Sindacati sul piede di guerra

A seguito delle notizie di stampa sul futuro di Ansaldo STS e Ansaldo Breda, la Camera del Lavoro di Genova esprime la propria solidarietà alle rappresentanze sindacali unitarie delle due aziende.
“Ancora una volta – dice Antongiulio Mannoni, della segreteria della Camera del Lavoro di Genova – si deve prendere atto che gli interessi finanziari e la borsa prevalgono su qualsiasi considerazione di natura industriale e produttiva.
La Camera del Lavoro di Genova esprime netta contrarietà alla cessione delle due aziende ad un gruppo americano; tale operazione rappresenterebbe una ulteriore perdita per il tessuto produttivo della città e del Paese. Si chiede pertanto alle Istituzioni locali di attivarsi con i massimi vertici aziendali per approfondire ed ottenere chiarimenti sulla fondatezza della vicenda, convocando al più presto un tavolo che coinvolga anche lavoratori e parti sociali”. Prosegui la lettura…
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Napolitano. Licenziamenti sì, intercettazioni no…

15 Settembre 2011 4 commenti

napolitano-giorgio-draghi-mario-ap--258x258Opinioni da ControCorrente, 15 settembre 2011

Napolitano ha messo il suo sigillo alla manovra varata ieri dal parlamento e di cui può considerarsi, insieme al presidente della BCE Trichet, uno dei più autorevoli ispiratori. Lo ha messo dopo aver reagito invece con stizza alla richiesta della FIOM di non avallare un provvedimento che viola palesemente i diritti costituzionali dei lavoratori. Sul decreto anti-intercettazione invece ha detto no a Berlusconi. Un no, chiaro, tondo, senza possibilità di repliche – a quanto ci viene riferito. Ciò dovrebbe suscitare qualche riflessione, soprattutto tra coloro che nei mesi scorsi ci hanno presentato colui che celebrò i carri armati sovietici a Budapest, come l’unico baluardo democratico contro il satana di Arcore. La critica ‘legalitaria’ a Berlusconi è l’ideale per defenestrarlo e sostituirlo con qualcuno che – sul terreno della politica economica – faccia le stesse cose. Uno che magari porti l’età pensionabile a 70 anni, ma che vada a dormire presto, magari dopo aver recitato il rosario o aver rimboccato le coperte ai bambini. Il problema è che il berlusconismo si può sconfiggere solo sul terreno sociale, ma su quel terreno i vari baluardi democratici, presidenti della Repubblica, magistrati in prima linea e giornalisti d’assalto, vecchi marpioni e giovani tromboni stanno praticamente tutti dall’altra parte della barricata.

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(Il Manifesto) La CGIL ritorna in gabbia

13 Settembre 2011 Commenti chiusi

di Francesco Piccioni

Uno sciopero di successo, ma Susanna Camusso non cambia linea. La minoranza: «A forza di cercare il meno peggio, finiamo al pessimo» Il Direttivo decide per tre manifestazioni nazionali entro dicembre, ma non sa andare oltre il «ritorno all’accordo del 28 giugno». Che la manovra, Confindustria, Cisl e Uil danno per morto e seppellito

Uscire dall’angolo è un’arte da combattenti esperti, richiede il possesso di un vasto patrimonio di finte e massima velocità d’azione. Il segretario generale della Cgil – Susanna Camusso – ci sta provando da mesi, ma ancora non sembra aver trovato le giuste contrarie, apparentemente incerta tra la via dell’opposizione risoluta (lo sciopero generale, addirittura in una data ostica come il 6 settembre, questo sembrava far pensare) e quella del «rientro ai tavoli di trattativa». Prosegui la lettura…

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