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Bersani, Vendola e Ingroia come MPS. La rivincita dell’economia reale sulla politica di carta

26 Febbraio 2013

ControCorrente

Dice il mercato che per essere competitiva un’azienda può puntare sui prezzi bassi o sulla differenziazione del prodotto. Il cliente viene da te se paga poco o se trova qualcosa che non trova dagli altri. Se coloro che hanno brandito questa legge per tagliare la pensione ai poveri cristi la applicassero anche a se stessi, oggi non si stupirebbero di essere stati travolti. PD e PDL, che da anni vendono la stessa merce di dubbia qualità facendola pagare lacrime e sangue subiscono un crollo delle vendite (-4 milioni di voti a testa) rispetto a 5 anni fa e pareggiano, pur con trend opposti, dividendosi una fetta di mercato sempre più limitata. Monti, che si è affacciato sul mercato cercando di vendere la stessa a prezzo ancor più alto, resta al palo, mentre un quarto degli italiani decide di comprare da Grillo e un altro quarto di non comprare affatto. Ha ragione il NY Times: gli italiani hanno votato contro l’austerity, la merce contraffatta che ci spacciano da 5 anni. Ma oggi gli ‘esperti’ si stupiscono e deplorano un risultato che rende il paese ‘ingovernabile’. In una società in cui, come prevedono le loro teorie, regna l’anarchia economica, le percentuali elettorali dovrebbero allinearsi ordinatamente come reggimenti di un esercito napoleonico sul campo di battaglia. E siccome non è così, da veri ‘liberisti’ ora si pentono di non aver fatto una legge che ci obbligasse a comprare i loro prodotti scaduti: crisi capitalistica che diventa crisi della loro democrazia.

Tre anni fa, dopo il boom del M5S alle regionali, il nostro giornale pubblicava in prima pagina una foto di Grillo dal titolo ‘E’ alternativo a PD e PDL. Lo votano lavoratori, giovani e movimenti. Perché la sinistra non fa altrettanto?’ Quando qualcuno riempie le piazze chiedendo la nazionalizzazione delle banche e la riduzione dell’orario di lavoro e attaccando i privilegi dei politici e dei manager e la sinistra lo definisce antidemocratico perché non va da Bruno Vespa è chiaro come andrà a finire. Bersani, Di Pietro, Ferrero e Vendola sono il consiglio d’amministrazione del Monte dei Paschi del centro-sinistra italiano. Ingroia, che accusa Bersani di non averlo imbarcato, è come un investitore che abbia comprato titoli MPS dopo lo scandalo, quando tutti ormai sapevano e oggi si lamenti con chi glieli ha venduti. Il voto un bagno di realtà, che obbliga la sinistra a fare definitivamente i conti con la propria bancarotta fraudolenta. Migliaia di militanti politici e sindacali sono davanti a un bivio: o spazzare via tutto questo per ricostruire un soggetto politico capace di chiedere la nazionalizzazione delle banche, la riduzione dell’orario e la fine dei privilegi facendo camminare queste rivendicazioni oltre che sul web anche sulle robuste gambe di milioni di lavoratori e di giovani senza futuro (e per fare questo bisogna che mandino in pensione – sociale minima – i propri dirigenti) oppure correre giocosamente verso il baratro. Noi scegliamo la prima strada, certi di essere entro breve in numerosa compagnia.

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