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Rifondazione Comunista Squadra che perde non si cambia Ferrero si dimette, ma mica sul serio

12 Marzo 2013

 di Marco Veruggio, Comitato Politico Nazionale PRC, ControCorrente

La relazione di Ferrero. Dopo la disastrosa avventura elettorale di Rivoluzione Civile, il CPN di sabato e domenica, pur svolgendosi nella Sala del Risorgimento dell’Hotel D’Azeglio a Roma, è riuscito a fugare qualsiasi speranza in un sussulto di buon senso. Dopo le elezioni la segreteria nazionale di Rifondazione aveva comunicato le proprie dimissioni e, forte del 2% raccolto nelle urne, aveva autorevolmente espresso l’intenzione di proseguire con Rivoluzione Civile, anche a rischio di un’overdose. Sabato Ferrero si è presentato con una lunga relazione, in cui ha fatto la parte del boia e dell’impiccato, ha spiegato le scelte politiche fatte in questi mesi, si è criticato da solo e ha tracciato la strada da seguire per rimediare ai danni che lui stesso ha causato, facendo intendere che la responsabilità non è solo sua e che quindi Claudio Grassi, suo principale antagonista nella maggioranza che ha diretto (si fa per dire) Rifondazione in questi anni, c’ha poco da criticare. Secondo Ferrero il gruppo dirigente ha sbagliato, ma non è sicuro che si potesse fare diversamente. Rifondazione è stata ‘travolta nel crollo della Seconda Repubblica’ e dall’assenza del conflitto di classe nel nostro paese (che ha penalizzato la sinistra italiana rispetto a quella greca e francese) e ora ci vuole un lungo periodo di ‘seminari’ per approfondire le ragioni della sconfitta prima di andare a una discussione congressuale vera e propria. Ferrero ha riconosciuto che il successo di Grillo è in gran parte frutto del vuoto a sinistra, si è augurato che il M5S trovi un accordo di governo col PD e ha proposto di incalzare entrambe con lo slogan ‘loro giocano, mentre il paese va a rotoli’. In altre parole Ferrero si propone a Grillo come consulente esperto nella demolizione di partiti, consigliandogli di adottare col PD la stessa tattica che in questi cinque anni ha consentito a lui e a Grassi di trasformare Rifondazione in un gruppo extraparlamentare paratrotskista. La proposta di andare avanti con Rivoluzione Civile non è stata ripresentata e Ferrero ha detto che il PRC non si scioglie, ma bisogna ridiscutere radicalmente il suo ruolo. Insomma una nuova quadratura del cerchio destinata a infondere nuovo entusiasmo nei disorientati militanti di base.

 

La discussione. Il dibattito successivo ha fatto emergere delusione, demoralizzazione e alcuni spunti di carattere tragicomico: chi ha imputato la sconfitta di RC alle inchieste di Report su Di Pietro; chi ha ringraziato Ingroia, imputandogli allo stesso tempo di essere una delle principali cause del disastro; infine chi accusava Grillo di essere populista e plebiscitario parlando proprio sopra un poster con una piazza osannante il Presidente Chavez, corazon de mi patria. Ramon Mantovani ha polemizzato con Alessandro Giardiello (Falce e Martello), reo di avere criticato Ferrero, spiegando che ‘è una vigliaccata attribuire al gruppo dirigente il mancato raggiungimento di un obiettivo impossibile’ e dimostrando, con un’analisi sottile e per certi versi originale, che la sconfitta in realtà è colpa della legge elettorale e delle condizioni sfavorevoli (probabilmente anche del buco nell’ozono). Gli esponenti dell’area Grassi hanno ammesso che anche loro – certo – hanno sostenuto quella scelta, ma hanno fatto capire – strizzando l’occhio (sinistro naturalmente) intanto che ammettevano – che in realtà loro non erano convinti, gliel’avevano detto a Ferrero e lui non li ha ascoltati e quindi colpa sua. E hanno rivelato lo stoico interesse con cui seguono il dibattito all’interno di SEL (sperando prima o poi di prendervi parte), anche se Vendola pare abbia deciso di buttare fuori dalla giunta regionale pugliese la ‘grassiana’ Maria Campese, che pure in questi anni se ne è stata buona buona nel suo posticino, senza fare rumore né arrecare disturbo.

 

L’intervento di ControCorrente. Luigi Minghetti ha ricordato come il tracollo di Rifondazione e l’esplosione di Grillo alle regionali 2010 in Val di Susa, dopo l’accordo col PD della Bresso, siano stati l’anticipazione del risultato di febbraio, in una zona dove certo  Ferrero non può dire che non ci siano lotte e dove il PRC è passato dal 15% al 4% e il M5S dallo 0 al 50%. Io ho chiesto se dobbiamo aspettare che Ferrero e Grassi, dopo la FdS e la lista Ingroia, ci propongano il partito dei Puffi, prima di ottenere che se ne tornino a fare dell’altro e ho concluso dicendo che oggi l’alternativa è tra liquidare una linea politica fallimentare e insieme a lei il gruppo dirigente che l’ha proposta e attuata oppure liquidare quel che resta di Rifondazione. In quest’ottica ho aggiunto che il problema non è tanto la data di un eventuale congresso, ma la sua natura. Se si tratta semplicemente di un regolamento di conti tra Ferrero e Grassi – come sembra – non sono interessato a prendervi parte e penso che saremo in tanti. D’altra parte a Ferrero, che nelle conclusioni spiegava che tra lui e Grassi non c’è una lotta per il potere, ma una nobile divergenza politica, ho fatto notare che in realtà il CPN si è concluso per l’ennesima volta con un documento politico unitario Ferrero-Grassi e uno scontro sul congresso, cioè su chi fa il segretario. Gian Luca Lombardi di Essere Comunisti è intervenuto nel dibattito chiedendo se io nel CPN ho parlato come dirigente di Rifondazione oppure come ‘responsabile lavoro di ALBA’ e confesso che ho trovato la sua domanda talmente insidiosa che non ho ancora deciso come rispondergli.

 

The End. L’esito del CPN ha dimostrato l’ipocrisia di questa discussione. Ferrero e i suoi, che dopo la sconfitta della Sinistra Arcobaleno reclamavano le dimissioni immediate di Franco Giordano, oggi se ne rimangono con le natiche saldamente ancorate alle proprie poltrone. Dopo un rosario di anatemi nei confronti del correntismo, a noi e Falce e Martello è stato impedito di presentare due brevi dispositivi sulla gestione del Partito e sul congresso, che avrebbero potuto raccogliere consensi nel CPN trasversalmente alle varie aree, indicandoci come unica alternativa la loro trasformazione in documenti politici finali e quindi obbligando i membri del CPN a subordinare una loro eventuale condivisione delle nostre proposte su un tema specifico a un’adesione complessiva alle posizioni delle nostre componenti. In tal modo Ferrero ha evitato che i voti di Essere Comunisti e di Falce e Martello, favorevoli a un congresso in tempi brevi, si sommassero e ha ingabbiato lo scontro con Grassi all’interno della maggioranza battendolo per 43 a 23 (con una decina di non partecipanti al voto) e facendo slittare il congresso a fine anno col 28% dei voti del CPN. Le dimissioni sono finte. Ferrero rimane, legittimato dai suoi 43 apostoli, mentre Grassi fa bella figura dichiarando che lui comunque in segreteria non ci resta. Alle fine il documento Ferrero-Grassi raccoglie 78 voti, quello di FM 11 e quello della ex mozione 3 ha 5 voti, mentre noi abbiamo dichiarato che non avremmo partecipato, denunciando la manipolazione della gestione del voto da parte della Presidenza. Ora stiamo arrivando al capolinea e il problema non è più salvare Rifondazione – che ormai è tardi – ma cercare di tenere insieme i suoi militanti, organizzandoli città per città attorno a un intervento politico e sociale. Nel frattempo va aperta una discussione su come ricostruire una sinistra di classe e di opposizione nel nostro paese, preservandola dalle grinfie di chi in questi anni ha trasformato la sinistra in un comitato elettorale incapace di eleggere chicchessia. A Viareggio un militante del PRC è stato sospeso per sei mesi ‘per avere danneggiato l’immagine del Partito’, perché aveva definito ‘vergognoso’ il fatto che in un circolo si fossero presentati 17 iscritti, muniti di 46 deleghe, per votare l’accordo elettorale col centrosinistra. Usando lo stesso criterio e tenuto conto del principio di proporzionalità della pena, per quanti anni dovremmo sospendere Ferrero, Grassi, Fantozzi, Mantovani, Burgio ecc.?

 

Genova, 11 marzo 2013

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