Home > Società > I 10 ‘saggi’ e il fallimento della borghesia italiana

I 10 ‘saggi’ e il fallimento della borghesia italiana

3 Aprile 2013

Ex funzionario UE, commercialista bocconiano, dirigente Bankitalia, magistrato, avvocato cassazionista, docente universitario e presidente dell’ISTAT, docente alla LUISS, giudice costituzionale, politico di professione: è il pedigree dei 10 vecchi tromboni nominati dal padre di tutti i vecchi tromboni per le prove tecniche di grande ammucchiata: rianimazione per Monti, eutanasia per Bersani, salvagente giudiziario a Berlusconi. Una classe dirigente fallimentare, a cui una fallimentare borghesia chiede di ‘trovare la soluzione’, mentre il paese è sull’orlo della catastrofe sociale, che loro hanno prodotto. Un fallimento che investe le classi dominanti e lo stesso Stato, con tutto il suo armamentario di forme e tradizioni istituzionali, incartapecorite e pronte ad andare all’aria: Monti, nominato senatore e assunto al governo per grazia ricevuta, votato dal 7% degli italiani, viene per grazia ricevuta prorogato. E affiancato da 10 ‘saggi’, tra cui quel Giovannini, presidente dell’ISTAT, cui lo stesso Monti aveva chiesto di comparare il costo di un parlamentare italiano a quello dei suoi omologhi europei. Dopo mesi di studio ‘matto e disperatissimo’ risponde: ‘Non ci riesco’ e oggi viene promosso a pieni voti dagli stessi che vogliono la meritocrazia a scuola.

 

Da questa crisi sistemica che colpisce la borghesia italiana, l’establishment europeista, le classi dirigenti – dentro la crisi dell’Euro e la peggiore crisi del capitalismo – non si esce con saggi, governo del Presidente, larghe intese, appoggio esterno di Grillo, Napolitano bis ecc. Se ne esce o passando per una lunga stagione di massacro sociale (e lo spettro di una guerra all’orizzonte) o con un’alternativa di governo vera, non la coalizione Tizio+Caio, ma qualcosa in grado di strappare il volante al ceto parassitario che in questi anni è vissuto sulle nostre spalle. Un governo espressione di chi produce la ricchezza di cui loro si appropriano, spassandosela e dilapidandola. L’oscillare di Grillo di fronte alle scelte di Napolitano nasconde una sua difficoltà. L’incapacità dei partiti di sinistra di incunearsi in questo spazio, invece di fare polemiche imbecilli con Grillo, conferma che sono diretti da un gruppo di dementi, ma indica anche che, appunto, c’è uno spazio, lasciato vuoto anche dal M5S, da occupare.

Categorie:Società Tag:
I commenti sono chiusi.