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Archivio Maggio 2013

Genova. Carlo Felice come AMT. Il risanamento a spese dei lavoratori

20 Maggio 2013 Commenti chiusi

Il sindaco Doria non è il Mago Zurlì – per citare le parole del sovrintendente Pacor – ma certo ha una formula magica buona per ogni occasione: lavoratori e cittadini, tirate la cinghia, sennò rimanete senza posto di lavoro e senza servizi. La poesia della democrazia partecipativa e dei beni comuni, recitata fino al giorno del ballottaggio (quando Doria andava a chiedere il voto ai dipendenti di AMT e del Carlo Felice, promettendo di salvare i loro posti di lavoro), un minuto dopo l’assunzione della carica diventa la prosa dello spread, dell’austerità (per i poveri cristi), del ‘vorrei ma non posso’. La differenza tra destra e sinistra si riduce a un fatto morale: un sindaco di sinistra taglia come un sindaco di destra, però lo fa a malincuore. Marchionne detta, a muso duro, ‘O accettate i tagli oppure vi chiudo’. Doria spiega, costernato, ‘ O accettate i tagli oppure mi tocca chiudervi’.

Il Sindaco tuttavia non ha capito che il risultato del referendum AMT segnala una novità: quei lavoratori, molti dei quali l’hanno votato, oggi capiscono che quando lui parlava di ‘difesa del lavoro’ intendeva la spremitura dei lavoratori e dei loro portafogli come tubetti di dentifricio. E cominciano a essere stufi e probabilmente a pensare che a furia di farsi spremere finiranno in mutande, magari con la prospettiva che queste politiche aprano la strada, al prossimo giro, a una bella giunta Farello-Musso-Plinio per il ‘bene di Genova’ e per farla ‘rimanere in Europa’. Da questo momento ogni ‘richiesta’ di sacrifici è una goccia che si accumula nel proverbiale vaso e che prima o poi può traboccare – ci auguriamo che trabocchi e ci impegneremo perché succeda – e diventare una sana ondata di indignazione popolare.

Marco Veruggio, Associazione ControCorrente

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