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Archivio per la categoria ‘Sport’

Moggi, Ricucci e la "seconda" Repubblica…

16 Maggio 2006 Commenti chiusi

A 15 anni da Tangentopoli un’altra ondata di scandali investe il capitalismo italiano. Dalle banche alle imprese, dalla politica al calcio. Puo’ essere l’occasione per rivisitare in modo un po’ piu’ critico (e meno propagandistico) di quanto sia stato fatto finora la storia italiana degli ultimi decenni? Magari cercando di analizzare alcune espressioni un po’ altisonanti – ad esempio “prima” e “seconda repubblica” – per capire se, aldila’ delle formule giornalistiche ormai entrate nell’uso comune, vi sia una qualche sostanza o se – prendendo a prestito il titolo di un film ambientato proprio nella Milano “da bere” pillitteriana – si possa dire “sotto il vestito niente”?

Gli scandali bancari della scorsa estate come le vicende calcistiche di questi giorni ci dicono che in realta’ tutto e’ cambiato per rimanere uguale. Parmalat e’ la dimostrazione materiale di questa continuita’: Tanzi inizia a falsificare i propri bilanci negli anni che precedono “Mani pulite” e va avanti fino a pochi anni fa. La transizione tra una repubblica e l’altra sembrerebbe non averlo toccato. Gli intrecci criminali tra potere economico e finanziario, politica, mondo dell’informazione e dello spettacolo, apparati dello Stato, insomma tra le strutture portanti del capitalismo italiano, rimangono intatti e continuano a condizionare la vita di milioni persone.

Il guaio e’ che ogniqualvolta il sistema entra in crisi veniamo utilizzati come massa di manovra per puntellarlo e a sostegno di interessi che non sono i nostri. Un esempio? Tangentopoli e’ servita a teorizzare che tutto cio’ che viene gestito dal pubblico e’ inefficiente e fonte di corruzione. Sull’onda di “Mani pulite” si sono privatizzate le banche, smantellate le aziende Iri (distruggendo centinaia di migliaia di posti di lavoro) e modificata l’architettura istituzionale in senso maggioritario e bipolare. Tutto cio’ e’ avvenuto sulla spinta del consenso popolare che si e’ riusciti a creare attorno alla magistratura. I risultati si chiamano Ricucci, Consorte e Moggi. Gli stessi che – a proprio uso e consumo – avevano dipinto Craxi come il morbo responsabile della malattia (invece che come il prodotto soggettivo di quella malattia, cioe’ del capitalismo italiano degli anni ’80) oggi – ancora a proprio uso e consumo – decidono di riabilitarlo e diventano presidenti della Repubblica. I leader politici di riferimento sono da una parte l’ex pupillo di Craxi e dall’altra colui che – assunto da Lorenzo Necci come garante dell’Alta Velocita’ – garantiva in realta’ l’accesso delle aziende legate alla camorra agli appalti miliardari per le infrastrutture. Di Pietro si e’ costruito una carriera politica insabbiando le sue relazioni pericolose col Psi milanese e con Pacini Battaglia. Titti Parenti “la rossa” e’ diventata parlamentare berlusconiana e oggi sodale di Giusi La Ganga, boss del Psi torinese negli anni ’80 e pluriindagato di Tangentopoli. Cusani oggi fa il consulente del sindacato nella vertenza Fiat. Andreotti ha rischiato (o forse abbiamo rischiato noi) di diventare presidente del Senato. Cragnotti e’ uscito dal carcere e si e’ rimesso a fare le stesse cose per cui era stato condannato. Carraro e’ sempre li’ (e non pensiamo di essercelo tolto definitvamente dai piedi…) Biscardi – uno dei tanti prodotti di una sinistra che solo per questo farebbe bene a mettersi una mano sulla coscienza – continua ad arringare le folle con le sua caciaronate degne dell’Isola dei famosi. La Juve – sostituito l’aplomb di Boniperti col piglio meno aristocratico ma altrettanto efficace di Moggi – continua a comprarsi le partite e gli scudetti (non da sola naturalmente). Esattamente come il cosiddetto “salotto buono” qualche volta e’ costretto a lasciare spazio ai “raider di Zagarolo” di turno. Scommesse e doping continuano, non solo nel calcio. Non e’ una particolarita’ italiana come qualcuno sembra dare a intendere: scandali simili avvengono in tutte le “grandi democrazie” occidentali (il caso Clearstream in Francia e’ uno dei tanti esempi).

La domanda, 15 anni dopo, e’: ne e’ valsa la pena? E domani, quando saremo chiamati a sostenere la prossima “rivoluzione” che lascia tutto come prima e serve soltanto ai regolamenti di conti all’interno degli apparati di potere e della borghesia italiana, accorreremo ancora una volta? Oppure invece la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, quelli per intenderci che vivono (o sopravvivono) grazie a un piu’ o meno magro stipendio o a una piu’ o meno magra pensione oppure perche’ stanno ancora in casa coi genitori, riuscira’ a esercitare una qualche forma di autonomia di pensiero (e di azione) rispetto ai pifferai magici buoni per ogni stagione? Reclamando un controllo diretto sui grandi processi dell’economia e della politica e non delegandolo al prossimo dipietro di turno. E – perche’ no? – cominciando col far presente al futuro presidente del consiglio che se – come si dice – sono necessari dei sacrifici, si potrebbe cominciare dando a Buffon 2000 euro al mese di stipendio, cosi’ magari guarisce dalla “malattia” del gioco. E lo sport torna a essere sport invece che una fiction in cui i calciatori piu’ che atleti sembrano attori. Che fanno finta di combattere per 90 minuti alla settimana mentre 50 milioni di italiani combattono sul serio – 8 ore al giorno dal lunedi’ al sabato – guadagnando in tutta la loro esistenza un terzo di quello che Buffon ha scommesso in pochi anni.